#ArtSpecialUNESCO – La Falconeria, un patrimonio umano vivente

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Nel 2016 il Comitato intergovernativo UNESCO, riunitosi ad Addis Abeba dal 28 novembre, ha riconosciuto alla Falconeria, elemento transnazionale condiviso da ben 18 paesi, il valore di Intangible Cultural Heritage of Humanity.

Ritratto di Federico II di Svevia, rappresentato in trono con un rapace, nella seconda pagina del suo trattato

L’Italia, dunque, insieme agli Emirati Arabi, all’Austria, al Belgio, alla Repubblica Ceca, alla Francia, alla Germania, all’Ungheria, al Kazakhistan, alla Repubblica di Corea, alla Mongolia, al Marocco, al Pakistan, al Portogallo, al Qatar, all’Arabia Saudita, alla Spagna e alla Repubblica Araba Siriana, condivide questa particolare pratica di addestramento dei falchi.

Come tutte le altre pratiche sociali divenute patrimonio UNESCO (abbiamo già parlato dell’arte dei pizzaiuoli napoletani, del saper fare liutario di Cremona, della pratica della vite ad alberello di Pantelleria, del canto a tenore sardo, della dieta mediterranea e delle Feste delle grandi macchine a spallaanche quella della falconeria si tramanda nelle comunità di riferimento da secoli e attraverso le generazioni. Tuttavia ciò che rende unico questo know-how è la relazione tutta “green” che si viene a creare tra uomo, natura ed in particolare con il volatile istruito.

Esercitata in Italia sin dal Medioevo, la falconeria è nata come sistema di caccia, divenendo, solo con il tempo, bagaglio culturale per le comunità che ancora oggi la praticano.

Una preziosa testimonianza circa il periodo medievale di questa pratica sociale si rinviene nel De arte venandi cum avibus di Federico II di Svevia (1194 – 1250), scritto nell’arco temporale di circa un trentennio dallo stesso Imperatore, al fine di offrire un testo sistematico sull’arte venatoria attraverso l’uso di volatili addestrati. L’arte della falconeria era quella preferita da Federico II (della cui poliedricità abbiamo già parlato trattando di Castel del Monte ad Andria il quale, nel prologo del proprio trattato (tra le principali opere a noi pervenute del periodo medioevale), sostiene la necessità di fornire una guida completa agli appassionati del settore.

Falconieri intenti ad addestrare i volatili, raffigurazione del De arte venandi cum avibus (1240)

In particolare Federico II presenta il volume (due le copie a noi pervenute: una breve custodita nella Biblioteca Apostolica Vaticana ed una lunga, conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna) con tali parole: «Ad affrontare (la compilazione di) di quest’opera […] ci ha indotto la tua pressante sollecitazione, il desiderio di correggere gli errori circa il presente oggetto (la falconeria) dei molti che praticano quest’arte in modo improprio, senza possederne i fondamenti, seguendo taluni tesi erronei e lacunosi, e l’intento di tramandarne ai posteri una trattazione sistematica della materia di questo trattato […]» (De arte venandi cum avibus).

Dal trattato si desume che l’Imperatore, acquisita una certa dimestichezza con tale metodologia di caccia, usava mostrare agli ospiti le proprie abilità in retate organizzate all’uopo per dare prova della destrezza e dell’astuzia tanto dell’uomo quanto del rapace.

In Italia la falconeria ha riscosso grande successo anche nel periodo rinascimentale presso le corti degli Sforza e dei Gonzaga, di cui abbiamo parlato rispettivamente qui e qui.

La pratica sociale e culturale della falconeria moderna

Come la Dieta mediterranea, altro patrimonio UNESCO intangibile, anche la falconeria presenta il carattere transnazionale.

Tuttavia mentre l’Italia, la Spagna, la Grecia ed il Marocco condividono lo stile di vita della Dieta Mediterranea in ragione della loro posizione geografica, invece la falconeria, praticata nei 18 paesi sopraelencati, risulta essere un patrimonio umano vivente proprio di comunità viventi in aree anche molto distanti tra loro.

Proprio questo è allora il punto di forza della falconeria che è in grado di avvicinare paesi con culture, religioni, tradizioni ed usi così diversi, all’insegna della tutela sovranazionale del patrimonio culturale di tutta l’umanità.

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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