Saverio Terruso e Aurelia Borruso: una mostra a Bellagio celebra i due artisti

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Ci incontriamo a un tavolino vista lago, io e Anna, una sera d’estate.

Saverio Terruso

Io non so intervistare, lei è molto riservata e in principio ho timore che i nostri reciproci imbarazzi possano essere un muro troppo alto da scavalcare.

Anna toglie dalla borsa un catalogo delle opere del padre. I colori, anche su stampa sono, emozionanti.

Non so se sia un caso o se quelle opere  ne siano complici, ma mentre sfogliamo le pagine iniziamo a far fluire le parole, naturalmente.

Anna Terruso è figlia di due artisti, pittori entrambi, che della loro arte hanno fatto un lavoro.

Il padre, Saverio Terruso, è siciliano di Monreale. Da ragazzo è arrivato a Milano per frequentare l’Accademia di Brera, per mantenersi agli studi consegnava i panettoni in bicicletta, dormiva in una cantina, tirava la cinghia. Tutto quello che mancava nella sua vita veniva colmato dalla passione per la pittura che ha sempre avuto, fin da piccolissimo.

Mentre Saverio persegue con tenacia il suo sogno, all’Accademia di Brera c’è anche Aurelia Borruso che dopo aver terminato gli studi in scenografia decide di seguire le arti pittoriche.

È lì che si incontrano.

L’amore, l’arte e la passione per la forza della natura, che è e sarà sempre il soggetto costante di entrambi, comincia tra le mura dell’Accademia per non finire mai più.

Saverio viene da subito riconosciuto come un grande talento, le gallerie milanesi gli danno spazio. Il clima, rispetto a quello con il quale si scontrano gli artisti di oggi, era molto diverso. Gli esperti d’arte prendevano a cuore i giovani artisti talentuosi, li spronavano e puntavano su di loro.

Aurelia, invece, comincia a seguire i viaggi del padre, inserito nel mondo del turismo, accompagna gruppi, gira il mondo, ma non smette mai di dipingere. Inoltre, scrive d’arte, senza lesinare critiche al marito, se lo ritiene necessario.

Il viaggio, insieme all’arte, è una costante per tutta la vita.

Oltre ai viaggi di lavoro di Aurelia iniziano le mostre ed le esposizioni di Saverio Terruso in tutto il mondo. Ogni destinazione, figurata o reale che sia, viene raggiunta insieme. Anna con loro.

L’idea di coppia di artisti piena di eccessi e turbamenti è quanto di più lontano dalla realtà dei genitori di Anna.

Saverio e Aurelia hanno la mente aperta, ma sono rigorosi, vivono l’arte con impegno e meticolosità. Lavorano insieme supportandosi, non vivono nessuna competizione, al contrario, si stimano a vicenda, chiedono consiglio, tifano uno per la vita dell’altra.

Anna cresce in un ambiente fatto di valori concreti, dove la passione per l’arte è pane quotidiano. Nessuno dei suoi genitori la indottrina o la spinge a sviluppare il suo lato artistico a priori, anzi, durante una fase di crisi adolescenziale in cui Anna non sa bene cosa vuole fare e chi è, sua madre le sta vicina, la convince a non mollare e a cercare una strada tutta sua senza farsi influenzare dal contesto famigliare.

«Se mi mettessi a disegnare una casetta la farei come un bambino di 5 anni» mi dice Anna.

Non dipinge, quindi, ma segue il lavoro dei genitori. Ne cura i cataloghi, le mostre, li accompagna nei viaggi all’estero, esperienze che lavano un po’ della sua insicurezza.

Saverio Terruso viene a mancare nel 2003 e con la sua scomparsa coincide il periodo della crisi del mercato. Molti galleristi, amici per quel che pareva, iniziano a chiedere di comprare i quadri svalutandone il prezzo, trattandoli come se fossero oggetti e non opere. Anna è disgustata. Il risentimento e la necessità di stare accanto alla madre, che aveva perso il compagno di una vita, crea uno stop all’organizzazione di esposizioni e mostre.

Poco più di due anni fa, Anna perde anche la madre. In mezzo a questa perdita, però, torna la volontà di onorare la memoria dei genitori. Decide di indire una mostra per entrambi, ma è piena di dubbi.

«Avevo molti ripensamenti. Più perdevo l’entusiasmo, più ogni mattina mi svegliavo con un’idea per la mostra. Forse era una coincidenza o forse un segno».

La mostra, che si terrà dal 21 al 29 luglio alla Torre Delle Arti a Bellagio (Co), vedrà Saverio Terruso e Aurelia Borruso insieme, nella stessa sala, ma con due zone ben distinte, per sottolineare la loro individualità personale e artistica anche nell’unione.

Mio padre ha dipinto fino all’ultimo. L’ultimo quadro l’ha dipinto pochi mesi prima di morire, già non camminava più. Si chiama Verso un mondo nuovo.

Progetti di vita, progetti d’arte, si sono fusi in un tutt’uno,con sempre più entusiasmo e nuove iniziative. Il filo conduttore che ci ha sempre accomunato profondamente, è stato l’amore incondizionato per la natura.

L’emozione di veder germogliare un arbusto, sbocciare un fiore, spuntare un frutto. Ascoltare la musica lieve un fremer di foglie.

Il seguire con dita attente le rugosità di un vecchio tronco che narra vicende antiche, l’ammirare i disegni di rocce, o l’ondulazione di colli che si rincorrono con un ritmo ampio e giocoso, è sempre stato una fonte di intimo e profondo godimento costantemente condiviso.

Per questi motivi non abbiamo mai voluto rinnegare la matrice naturalistica che è alla base della nostra pittura, nonostante le critiche di periodi in cui “il figurativo era superato” e saper suscitare nel prossimo le stesse emozioni, è sempre stata la miglior ricompensa alla fedeltà dell’ispirazione.

Aurelia Borruso

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

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