Lezioni d’Arte – La Camera picta, scrigno dei fasti della famiglia Gonzaga

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La città di Mantova è indissolubilmente legata alla famiglia Gonzaga, che creò una meravigliosa corte rinascimentale dedita all’arte e alla cultura tra le più belle d’Europa. Nel Torrione del Castello di San Giorgio, al piano nobile, una stanza cubica coperta da volte è trasformata in uno spazio infinito a metà tra realtà ed illusione: la Camera degli sposi, a cui Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova,1506), il pittore di corte, lavorò per circa 9 anni (1465-1474). Questo luogo, tra i capolavori del Rinascimento, è detto anche Camera Picta, la camera disegnata, proprio perché l’artista dipinge con affreschi a secco architetture e scene di corte dai meravigliosi giochi prospettici.

Scena della corte

Ciascuna parete è trasformata in tre loggiati aperti su un cielo azzurro ed un paesaggio che tende all’infinito. Nelle pareti più buie sono dipinti tendaggi dorati mentre nelle due pareti principali le cortine si aprono e, come in uno spettacolo teatrale, entrano in scena i personaggi della corte.

La scena che presenta l’intera dinastia Gonzaga è dipinta da un punto di vista rialzato, sopra l’ampio camino, in un momento per nulla ufficiale. Il racconto narrativo parte da sinistra, dal messo che si avvicina all’orecchio di Ludovico II, detto il turco, dallo sguardo severo e malinconico. Egli ha in mano una lettera che gli è stata appena consegnata, in cui apprende che Francesco Sforza, signore di Milano, è gravemente malato. Al suo fianco c’è la moglie Barbara di Brandeburgo circondata dai suoi figli, Paola che le sta offrendo una mela e Ludovico. È il ritratto collettivo della famiglia Gonzaga.

Scena dell’incontro

Attorno i membri vestiti d’oro della sua corte, anche il cane Rubino, che in segno di fedeltà rimane accucciato ai piedi del suo signore, la nana che osserva dritta verso lo spettatore, Gianfrancesco signore di Bozzolo ed il vecchio con cappello nero che pare essere Vittorino da Feltre, l’umanista di corte.

Il racconto continua nella parete di sinistra che ritrae il viaggio della corte verso Milano. Una cortina di angeli sopra l’apertura della porta divide la scena dell’incontro del duca con il figlio Francesco, fresco della nomina cardinalizia. Anche questo è un ritratto di famiglia, ma con un’esaltazione della dinastia. Francesco tiene per mano il fratellino Ludovico, a sua volta legato al piccolo Sigismondo, in una sorta di cerchio indissolubile che mostra al mondo la catena di successione ecclesiastica. Di profilo si guardano negli occhi Ludovico e Federico I, il suo successore.

Camera picta

La posizione migliore per immergersi nei fasti della corte rinascimentale dei Gonzaga è esattamente al centro della sala. Se alziamo lo sguardo in su si mostra davanti ai nostri occhi la visione della volta, capolavoro artistico indiscusso. Un oculo al centro, dalla grande prospettiva, ci appare aperto come quello del Pantheon ma è dipinto. Mantegna ritrae dei piccoli angeli che guardano all’interno della sala, verso di noi. Tutto attorno alcuni giocano, altri suonano un flauto, alcune fanciulle decorano la scena pettinandosi e allacciandosi il nastro tra i capelli. Ma ci sono anche una testa di Moro, un pavone ed una dama. È lo sfondato architettonico più famoso d’Europa!    

Le vele della volta sono un omaggio all’antico, affrescate a monocromo bianco dai miti di Orfeo, Ercole e Arione, mentre nelle lunette si lascia spazio alle imprese dei Gonzaga.
L’ambiente della sala è unito nelle arcate da festoni decorativi, gli stessi che Mantegna aveva usato nella meravigliosa Pala di San Zeno. Insieme al paesaggio ritratto, un cielo di nubi e lo sfondo della città di Roma – per indicare il rapporto tra Mantova e l’urbe, siglato dalla nomina cardinalizia – l’espediente serve per ricreare la scena, in un gioco di rimandi fra realtà e rappresentazione.

dettagli oculo

È un’immersione nel gusto e nel clima della corte gonzaghesca, Mantegna ci racconta l’esaltazione politica di una delle più importanti famiglie del Rinascimento Italiano.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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