La società si rifugia in monastero per ritrovare la sua essenza

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L’individuo sta vivendo una crisi sociale ed esistenziale di portate massicce, come non si vedevano da moltissimo tempo; lo stress, l’insicurezza economica, la paura, la costante ricerca di un nemico e l’omologazione stanno lacerando la società a poco a poco. Nulla di nuovo in sostanza, molte crisi di questo calibro sono già state sventate e superate nel corso della storia. Oggi, oltre agli strumenti ben noti per combattere una crisi, se ne aggiunge uno nuovo che sta riscuotendo molto successo: il monastero.

La Verna

Sono tantissimi gli italiani che si affidano a dei soggiorni all’interno di monasteri per ritrovare la pace con sé stessi, per estraniarsi dal mondo e dal quotidiano, due luoghi che non conoscono il verbo rallentare. Tutto si fa subito, veloce, senza riflettere, perché l’immediatezza è ormai all’ordine del giorno e questa, insieme a tanti altri fattori, è uno dei cancri della nostra società.

Son più di 1.600 le strutture religiose italiane che quest’anno offrono servizi turistici, offrendo agli ospiti un luogo unico dove è possibile vivere in un clima di serenità, un unicum tra mente e spirito, che solo un monastero può offrire. Alla base di questa scelta, secondo lo psichiatra, Massimo Lanzaro, c’è la tanto celebre società liquida di Bauman: viviamo all’insegna della paura, dell’instabilità, del dubbio. Siamo insicuri e frustrati e questa perenne condizione a lungo andare deteriora completamente l’individuo fino a rendere la società appunto liquida.

La crisi si manifesta anche con l’ascesa incontrastata dell’individualismo: l’individuo non vede più in un suo simile un compagno di viaggio, un qualcuno di cui fidarsi e con il quale confrontarsi per migliorarsi. Tutti sono antagonisti, tutti si fanno nemici e, in un modo o nell’altro, vanno emarginati e superati, è paradossale come nell’era dei social e degli smartphone l’uomo sia come mai prima solo ed in balìa di sé stesso.

Santuario di Oropa

La nostra società è stata educata al consumo, ci hanno indotto a spendere, a disprezzare i valori, a classificare gli uomini in base al loro profitto e classe sociale. Non hanno più alcun peso le conoscenze, le esperienze e l’umanità. Tutto è vincolato al solo potere economico e decisionale e allora si finisce con l’omologarsi in maniera distruttiva. Gli individui non vanno a lavorare per guadagnarsi del tempo libero ma per comprare una macchina che poi servirà loro per andare a lavorare. Tutti i profitti servono inevitabilmente a sopravvivere in una giungla artificiale che l’uomo stesso ha creato.

La ricerca dunque di una pace, di serenità e spiritualismo, anche solo per pochi giorni, è un processo naturale: la società deve disintossicarsi dal male che respira ogni giorno, deve evadere da quei luoghi che invece di valorizzare chi ci vive, li opprime, li carica di stress che inevitabilmente viene poi scaricato sui propri simili.

Un soggiorno in monastero, dunque, non è soltanto un’ottima occasione per visitare luoghi artistici e culturali ma è anche un antidoto, un potente antidoto contro il quotidiano che scandisce le nostre vite e che, per un motivo o l’altro, le condiziona fino a farci perdere. Il percorso da fare è quello inverso: partire da ciò che ci ha distrutto per ridare agli individui la loro essenza.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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