Indro Montanelli: uno schiaffo in faccia agli idealisti del secolo scorso

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Il primo numero de Il Giornale di Indro Montanelli

Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909 – Milano, 22 luglio 2001) era uno schiaffo, una secchiata d’acqua gelida, un giornalista. Se volessimo rappresentare con una metafora l’attività di un giornalista, potremmo immaginare quella di uno schiaffo, uno scossone alle credenze sedimentate e consolidate. Questo fu Montanelli, un intellettuale con un’apertura mentale e una capacità critica di cui l’indipendenza era condizione imprescindibile. Il cinismo di Montanelli nell’analisi della realtà era allo stesso tempo distaccata ma convincente, ispiratrice ma capace di trasmettere spesso forte angoscia. Tutti elementi che andavano a descrivere la sua personalità, forgiata attraverso problemi personali di depressione e una visione del mondo data dalla sua esperienza da inviato di guerra: l’Etiopia, la Germania di Hitler, l’Ungheria rivoluzionaria, la prigionia per l’accusa di antifascismo e la sfiorata fucilazione. O ancora, era la guerra a bussare alla sua porta, come avvenne nel caso dell’attentato alla sua vita da parte delle Brigate Rosse nel 1977. Da un lato la fragilità di un uomo che fin da subito si accorse del male nel mondo, e dall’altra la mente che rifletteva sui fatti analiticamente e criticamente, anche forse per darsi forza.

Montanelli ne aveva per tutti: i costituenti, gli studenti del Sessantotto, fino a criticare il popolo italiano nella sua totalità, solo per citare alcune delle questioni nelle quali si pose agli antipodi rispetto alla classe intellettuale predominante. I costituenti crearono una Costituzione imperfetta, non garante per l’Italia di una guida sicura a causa degli egoismi personali di partiti fortemente ideologizzati e che si accordarono per spartirsi il Paese. Gli studenti protagonisti delle rivolte del 1968 erano figli di papà, analfabeti, che scimmiottavano i colleghi francesi (in pieno accordo con Pasolini). Gli italiani sono un popolo di “contemporanei”, cioè di individui senza volontà di rendersi consapevoli della propria storia, così da non avere la capacità di immaginarsi un futuro. Gli italiani come i migliori artigiani, calzolai e manovali d’Europa destinati a diventare tedeschi una volta in Germania, francesi in Francia, di fatto apolidi in un contesto europeo senza alcun tipo di consapevolezza delle storie nazionali, pronti a piegarsi al meglio offerente, affetti da una corruzione inestirpabile, quasi genetica.

Indro Montanelli gambizzato dai brigatisti comunisti

Considerazioni scomode, anzi scomodissime per la categoria dei pseudointellettuali del jet set italiano, perbenista, buonista e mistificatore di una realtà nascosta dietro l’arte della narrazione, dello storytelling posto in essere da giornali asserviti, informazione pubblica, politici di vecchia e nuova generazione. Dal PCI che non voleva vedere la vera faccia criminale del comunismo, alla Chiesa che sosteneva un partito corrotto come la DC. Per poi infine criticare il clamore dato dal fenomeno Mani Pulite, il punto di rottura che travolse quegli stessi partiti condannandoli, perché quasi sembrava che tutti gli italiani cascassero dal pero, per poi ripartire con la messa in scena di una Italia nuova perché purificata da magistrati della provvidenza.

Montanelli ebbe il grande successo di portare avanti le sue idee scomode su testate importanti come Il Corriere della Sera dopo su giornali da lui fondati come La Voce, ma soprattutto Il Giornale, testata dove la sua vita si intrecciò con quella di un emergente Silvio Berlusconi. Anche nel rapporto di amore-odio col Cavaliere si intravide la sua indipendenza: accettò l’aiuto di Berlusconi per salvare la sua testata a patto che gli si garantisse una direzione libera dagli interessi del nuovo proprietario. Il motivo opposto sarà la causa delle sue dimissioni nel 1994 dalla testata da lui fondata, in aperto disaccordo con la decisione di Berlusconi di scendere nell’agone politico.

Indro Montanelli con Silvio Berlusconi

Spesso gli schiaffi fanno molto male, ma a volte sono necessari per reagire. Montanelli riuscì a dare sberle considerevoli a persone alle quali molti altri decisero di piegarsi in cambio di una poltrona. Montanelli riuscì, in tutte le sue contraddizioni e a discapito di una consapevolezza che a volte si trasformava in saccenteria, a rimanere fedele a sé stesso e contemporaneamente ad ottenere riconoscimenti in giro per il mondo, di cui lui probabilmente non importava nulla: l’importante era riflettere per poter raccontare.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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