Abel Ferrara, regista capitale

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Il regista italoamericano Abel Ferrara, nato a New York il 19 luglio 1951 da padre campano e madre irlandese, ha visto per lungo tempo il proprio nome usato come una sorta di copyright del cinema indipendente. Quello che si realizza con budget ridotti, fa i conti con una distribuzione limitata e spesso deve sperare su attori che si autoriducono la paga. Difficoltà incontrate da Abel Ferrara che tuttavia è meno filmmaker maledetto di quanto appaia e sia invece molto più complesso per la capillare abilità con cui ha sondato i peccati capitali dell’uomo e la possibilità di redenzione, mai esclusa del tutto.

AbelL’infanzia, poco tranquilla a causa dei guai in cui il padre, piccolo allibratore si cacciava, e la figura del nonno di origine italiana, che non parlava inglese e che lo portava al cinema per intrattenerlo, rappresentano in nuce quel contrasto fra bene e male, colpa e destino al centro di tanti suoi film. Sulla via del cinema lo spinge al liceo l’incontro con Nicholas S. John che sarà il suo sceneggiatore e con lui dividerà gusti musicali, artistici e impegno politico. Comincia a girare dei cortometraggi in Super8 tra cui Nicky’s film contro la guerra in Vietnam e nel 1975 Could This Be Love in cui indaga la morale borghese che disdegna le prostitute. Il primo film arriva nel 1977 ed è 9 Lives of a Wet Pussy un porno a cui partecipa come attore con lo pseudonimo di Jimmy Boy. Nello stesso periodo osserva e filma la metropoli abitata da personaggi torbidi e dilaniati come in The Driller Killer del 1979. Un film di genere horror splatter girato a basso budget che racconta la raccapricciante crociata di un pittore che stermina gli emarginati con un trapano elettrico. La violenza esplicita descritta nel film attira parecchie critiche e il regista tenta di chiarire la propria scelta artistica con ”L’angelo della vendetta” del 1981, considerato un cult movie dell’horror metropolitano. La protagonista è Thana una ragazza muta che, dopo essere stata violentata e rapinata, decide di vendicarsi innescando una spirale di vendette in cui un’uccisione chiama l’altra. Non c’è peccato perché Thana è una vittima, ma neppure gli innocenti hanno scampo e quando entra in un locale, vestita da suora con la pistola in mano, è difficile pensare sia un angelo del bene. 

AbelAbel Ferrara ha ormai legato il suo nome ad un genere preciso e per uscire da questa forma di ghettizzazione partecipa con successo, tra il 1984 e il 1987, ad alcune puntate di Miami Vice. Una mano a togliersi l’etichetta di regista maledetto gliela da il film King of New York con Cristopher Walken girato nel 1990, che lo riposiziona nella normalità grazie agli incassi e alle critiche positive. Il film è la storia del boss Frank White che vuole costruire un ospedale nel Bronx accollandosi spese che il Municipio non può affrontare. Ma i fondi provengono dallo spaccio di stupefacenti, un business redditizio che difende dalle bande rivali mentre combatte contro la polizia che gli dà la caccia. La domanda potrebbe essere se il bene resta tale anche se nasce condizionato dal male ed è il dubbio su cui riflette Ferrara in quella che è considerata la “trilogia sui peccati capitali” affrontata in Il cattivo tenente con Harvey Keitel del 1992, Occhi di serpente del 1993 e The Addiction del 1995, con cui vince l’Orso d’Oro a Berlino. Idealmente potrebbe rientrarvi anche un altro dei suoi capolavori Fratelli del 1996, sulla vita dei due gangster Ray e Chez Tempio. In ognuno di questi film il protagonista, solo davanti al peccato, continua a cercare una possibilità di redenzione nonostante ne sia avviluppato. Abel Ferrara ha spiegato questa fase con la lotta dentro di sè fra la morale cattolica , assorbita nell’infanzia, e la potenza degli istinti per antonomasia sciolti da qualsiasi vincolo .Ostinazione salvifica e/o abbandono al destino sono quindi un dilemma intriso di rinunce autodistruttive, ma Ferrara spiazza chi lo aveva catalogato come regista degli eccessi. Nel 2005 ha una svolta mistica che lo porta girare il controverso Mary con William Dafoe, Matthew Modine e Asia Argento. La trama parla di un regista impegnato a realizzare un film sulla passione di Cristo (la location è Matera, la stessa in cui Pasolini ha girato il suo Vangelo secondo Matteo) al termine delle riprese però, mentre il cast torna negli Stati Uniti, la protagonista decide di recarsi a Gerusalemme.

Un altro film di questo periodo da segnalare è il claustrofobico e divertentissimo Go go Tales del 2007 girato interamente a Cinecittà. Una dark comedy serissima sulla ventilata chiusura di un locale di lap dance che getterebbe sul lastrico entreneuse, ballerine e protettori, una varia umanità peccatrice in lotta colla perdita del lavoro. Confermandosi regista eclettico e fuori dalle schematizzazioni Abel Ferrara gira poi un documentario su Padre Pio e nel 2009 uno su Napoli dal titolo Napoli, Napoli, Napoli. La città partenopea lo affascina per i suoi lati oscuri e sicuramente la lotta fra le fazioni del bene e del male è qui pulsante e a tratti indefinibile, un discorso ancora aperto. Della fase più recente di Abel Ferrara si possono citare Chelsea on the Rocks sul celebre hotel frequentato dagli artisti e sempre del 2011 Welcome to New York sullo scandalo Dominique Strauss Kahn. 

Del 2014 è invece il film dedicato a Pasolini che racconta gli ultimi due giorni di vita dello scrittore prima dell’uccisione a Ostia il 1° novembre del 1975. Non è l’assoluzione del coacervo di sentimenti e di pulsioni che lo fecero vivere in modo pericoloso, quanto la conferma delle intuizioni che Pasolini descrisse nel romanzo Petrolio.
Di altro tono il film Piazza Vittorio, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia nel quale Ferrara parla del quartiere multietnico di Roma in cui ha trascorso tre anni. Un diario a più voci in cui si alternano a raccontare commercianti, artisti, migranti e gente comune. Ne viene  fuori l’affresco di una Italia alle prese con l’immigrazione, in cui incertezze e diffidenze sono numerose, ma per Ferrara la via obbligata è l’integrazione e consegna una ricetta: «Se vedi una cosa come positiva, anche il tuo approccio sarà positivo». Di fronte a tanta saggezza che ne è dell’Abel Ferrara genio degli abissi dell’animo umano? Sicuramente la parabola narrativa non è esaurita e avendo una dimensione artistica poliedrica probabile stia elaborando i controversi segnali di questi anni per consegnarci la sua visione del mondo. Nuovi angeli e nuovi peccatori? Potrebbe essere, Abel sorprendici ancora.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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