L’eterno dilemma: la Gioconda è italiana o francese?

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Domenica 15 luglio la nazionale di calcio francese, Les Bleus, ha vinto la Coppa del Mondo battendo in finale la Croazia: non è servito il tifo veramente mondiale che sosteneva la nazione ex jugoslava, la superpotenza francese ha avuto la meglio. Mai come quest’anno il Mondiale è stato politicizzato, caricando di significati ben oltre lo sport ogni partita, compresa la finale, dove in molti hanno sperato di veder schiacciato il concetto di Europa, di economia e di diplomazia di Macron. Tralasciando i commenti tecnici calcistici e le assurde elucubrazioni che collegavano le partite alla situazione politica, un’altra polemica si è scatenata subito dopo la vittoria a causa di un tweet del Louvre. Il più importante museo del mondo ha postato una foto modificata della più celebre opera d’arte del globo: ecco la Gioconda che indossa la maglia della nazionale francese.

La libertà che guida il popolo

Apriti cielo! Migliaia sono state le reazioni di italiani indignati che hanno risposto al museo sottolineando che la Monna Lisa è italiana, quindi è un oltraggio farle indossare la maglia dei Bleus. L’account del Louvre oltre ad aver bloccato gli utenti più irrispettosi, ha prontamente risposto in italiano ricordando al popolo del web che la Gioconda venne regolarmente acquistata dal re Francesco I e che quindi si trova correttamente in Francia. Questo è un punto su cui fare chiarezza una volta per tutte: nel mondo, compresa l’Italia sia chiaro, moltissimi musei contengono opere trafugate e rubate, opere che non dovrebbero essere lì, ma la Gioconda non fa parte di questo macrogruppo di quadri, sculture, reperti, ecc. collocati erroneamente. Lasciate perdere Vincenzo Peruggia e il suo furto patriottico come pure la suoneria (trash) realizzata nel 2006 post vittoria dell’Italia ai Mondiali di Germania proprio in finale con la Francia, che intonava “Adesso ridacci la nostra Gioconda / perché siamo noi i campioni del mondo“. Leonardo se la portò con sé in Francia e la vendette per quattromila scudi al sovrano: per quanto geniale, di certo non immaginava il clamore e soprattutto l’indotto che il quadro avrebbe generato alcuni secoli dopo, ma questo è.

Vi abbiamo raccontato in un articolo la storia del dipinto e di quello sguardo incomprensibile, ma le leggende non toccano solo il soggetto del quadro (chi è? è una donna o un uomo? da chi fu commissionato? qual è il suo significato? ecc.), bensì anche il suo passaggio allo stato francese: una di queste vuole che fu il Salai, allievo prediletto di Leonardo da Vinci, a vendere al re il quadro dopo la sua morte. Avido di denaro, tenne per sé una copia e vendette l’originale a Francesco I che tanto la bramava. Ma il Vasari nel 1550 scriveva: «Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di monna Lisa sua moglie e quattro anni penatovi, lo lasciò imperfetto; la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableo».

Olympia

Ci siamo dunque tutti rassegnati? Bene. Ora c’è da chiedersi, è giusta la scelta fatta dal Louvre? Sì, ma in un certo senso no. Secondo me. Sì perché la Gioconda è un simbolo della cultura museale francese (la Francia è la nazione più visitata al mondo, ricordiamocelo), di quell’efficienza, eccellenza e ricchezza che va ad implementare la forza di uno Stato che ha scelto di basarsi anche sull’arte, qualcosa che da queste parti incredibilmente non è ancora stato capito. No perché per rappresentare la Grandeur, forse era meglio scegliere un quadro “completamente” francese, realizzato da un artista transalpino in loco. Perché non vestire la Marianna di Delacroix? Cosa c’è di più patriottico di una donna volitiva che guida la nazione verso la rivalsa brandendo in mano la bandiera nazionale? Oppure, perché il Musée d’Orsay non ha risposto facendo vestire la maglia all’Olympia di Manet? Strafottente e sicura di sé, ti guarda dritta negli occhi senza vergogna, come a dire, eccomi qua, faccio quello che voglio e nel mio piccolo ho vinto la mia battaglia di libertà. Probabilmente in questo caso i musei sarebbero stati accusati di essere dei censori della nudità, non cogliendo ancora una volta l’ironia (sul web spesso vista come il male assoluto/non compresa). Insomma, comunque avessero fatto, probabilmente avrebbero sbagliato.

La rivalità Italia-Francia è ormai qualcosa di folcloristico, seppur al di là delle Alpi lo scontro più sentito sia quello con l’Inghilterra, e colora sicuramente il tifo, che per sua stessa natura gioca su sfottò e inimicizie più o meno storiche: va bene, fa parte del divertimento legato al calcio, però non scadiamo nell’ignoranza e nel patriottismo spicciolo. O per lo meno, lasciate in pace la Gioconda!

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

3 Commenti
  1. Angela Pisano dice

    Articolo molto bello con un’analisi lucida e approfondita, ma volevo segnalare una svista: “comunque avessero fatto (e non “avrebbero”) avrebbero sbagliato”…coi periodi ipotetici l’errore è dietro l’angolo. Ad ogni modo, complimenti!

    1. Carlotta Tosoni dice

      Grazie mille, correggo subito!

  2. Luca Bidoli dice

    Un articolo equilibrato; varrebbe la pena di sottolineare, forse, che un’opera d’arte, in senso lato, appartiene al genere umano, a tutti, non solo a francesi, italiani, inglesi, tedeschi…se alle volte si esagera, è anche perché. credo, che in passato e nel presente, tante opere, reperti archeologici, beni siano stati e sono sottratti in modo illegale dal nostro paese, spesso in modo selvaggio e barbarico, criminale. Grazie.

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