Giacomo Balla: l’arte futurista della luce e del movimento

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È il 18 luglio 1871 quando a Torino nasce Giacomo Balla, uno degli artisti cardine del movimento futurista.

Giacomo Balla: l'arte della luce e del movimento
Giacomo Balla

L’adolescenza di Balla è stata sin da subito permeata dall’arte, in un primo momento musicale con lo studio del violino e, in un secondo momento, pittorica, con la formazione presso l’Accademia Albertina. Durante il suo percorso universitario l’artista entra in contatto con le tecniche divisioniste e nel 1895 si trasferisce a Roma dove si dedica allo studio della luce, sperimentandone gli effetti dipinti sulla tela. Tra il 1909 e il 1911 Balla compone una delle sue opere più famose, Lampada ad arco, dove sono evidenti gli influssi sia del Divisionismo sia del Futurismo: il soggetto del quadro è un lampione elettrico che irradia l’ambiente e, quasi con un approccio scientifico, la luce viene resa scomponendone i colori.

Perché un lampione diventa protagonista di un quadro, sovrastando addirittura la luminosità naturale della luna, che appare sullo sfondo, velata dai raggi artificiali?

Siamo in un’epoca di cambiamenti e di progresso, un’epoca in cui il futuro è visto in un’ottica positivista, grazie all’avvento delle tecnologie, delle macchine industriali, del cinema. La vita quotidiana inizia a movimentarsi e la cultura ufficiale, specialmente quella italiana, inizia ad apparire eccessivamente conservatrice e chiusa: chi, meglio degli artisti, può percepire questo soffocamento? Nasce, dunque, un nuovo movimento artistico, con obiettivi rivoluzionari, il Futurismo, il cui Manifesto viene pubblicato sul quotidiano Le Figaro il 20 febbraio 1909 da Filippo Tommaso Marinetti.

Lampada ad arco, 1909-1911

L’anno successivo Balla aderisce al movimento, arrivando a sviluppare poi una visione totalizzante dei principi proposti. Nel 1915, infatti, con Fortunato Depero firma un altro manifesto (Ricostruzione futurista dell’universo), che ha l’obiettivo di promuovere, diffondere e applicare i dettami dell’estetica futurista ad ogni campo artistico, dall’arredamento alla moda, creando un ambiente immersivo e sinestetico, più innovativo e più colorato.

Dal punto di vista pittorico, Balla abbandona il figurativismo e propone immagini sempre più astratte, in cui è evidente la volontà di rendere il moto in maniera sintetica, come se spazio e tempo si fondessero in un istante fotografato dal quadro. Uno dei primi dipinti in cui sperimenta tale soluzione è Dinamismo di un cane al guinzaglio, del 1912, in cui l’artista fissa nel quadro la serie di sequenze che compongono il movimento del cane, del guinzaglio e della padrona, di cui si vedono solo i piedi.
Coerentemente con l’eclettismo proposto dal Futurismo, Giacomo Balla si dedica anche alla letteratura, secondo lo stile delle Parole in libertà, e alla moda. In entrambi i casi, l’azione è volta alla rottura delle regole convenzionali, dalla grammatica e alla geometria degli abiti, dalla sintassi ai colori, che diventano vivaci e sgargianti, al contrario dei tradizionali abiti maschili, che proponevano modelli scuri e formali.

L’artista venne molto apprezzato durante il Fascismo, movimento a cui aderì politicamente, tessendo rapporti diretti anche con Mussolini, a cui donò alcune opere.

Automobile in corsa, 1913

Nell’ultimo periodo della sua vita abbandonò la poetica futurista dedicandosi a una pittura più tradizionale e le sue opere vennero rivalutate e apprezzate nuovamente nel secondo dopoguerra.

Giacomo Balla muore a Roma il 1° marzo 1958. Oggi possiamo apprezzare la sua feconda produzione, intrisa di spunti interessanti per leggere la sua vita e la vita della sua epoca, espressione di una delle avanguardie più innovative del Novecento.

Deborah Gaudio per MIfacciodiCultura

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