Edgar Degas, un artista diviso tra innovazione e tradizione

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Edgar Hilaire Germain De Gas (poi cambiato in Degas), artista fortemente rivoluzionario e al contempo rigoroso tradizionalista, nacque a Parigi il 19 luglio 1834 da una famiglia di banchieri, la quale lo sostenne assiduamente nella sua formazione artistica.

Degas: ritrattista nuovo con un profondo legame e salde radici nella tradizione

Dopo aver abbandonato gli studi di giurisprudenza, si iscrisse prontamente come copista al Museo del Louvre (che frequentava ogni giorno con reverente impegno). Egli riteneva fondamentale apprendere l’arte della pittura attraverso lo studio dei maestri rinascimentali, molto in linea con la tendenza del tempo. Infatti Manet, amico e rivale di Degas, lo descrisse come “un uomo del suo tempo”, che coglieva grande forza dal passato, ma doveva anche “avanzare senza sosta”, come affermava il pittore Pissarro, in modo che egli potesse trovare il leitmotiv della sua arte in un connubio tra tradizione e modernità, per poter scoprire il proprio spazio nel mondo contemporaneo. Sta in questo aspetto il paradosso principale dell’opera degassiana: egli si pone come traghettatore dello splendore rinascimentale, riscontrabile nelle opere di Raffaello e dei maestri italiani, studiati con reverente passione dal pittore francese, nel mondo moderno, in cui le scienze naturali detenevano l’assoluto potere mediatico nella realtà parigina. Infatti, è proprio Degas ad affermare «Rivoluzionari? Nient’affatto. Noi siamo la tradizione!», distaccandosi dal pensiero impressionista, che spesso viene associato a lui. Quindi, lui può essere considerato un pittore affine a Monet? Egli stesso affermò con un orgoglio assai percepibile che «Impressionismo non significa nulla. Qualsiasi artista coscienzioso ha sempre restituito le proprie impressioni». Ciononostante, l’impronta impressionista è palpabile nelle sue opere più mature, come nei fanti e nelle ballerine.

Quindi, che artista fu Degas?

La Famille Bellelli, 1867

Da artista tradizionalista, studiò assiduamente l’arte rinascimentale. Dopo l’abbandono sia dell’università che dell’Accademia di Belle Arti parigina, passò due estati dal nonno paterno a Napoli, per poi proseguire il suo viaggio in tutta Italia. Il Grand Tour degassiano si declinò in un periodo molto fruttifero dal punto di vista artistico: il ritratto divenne la sua forma d’espressione maggiore del suo attaccamento alla famiglia. I suoi primi ritratti sono dei dipinti di vita quotidiana, fatti in casa, con abiti semplici e con persone semplici, ritrae soprattutto i familiari. La famiglia Bellelli è di fondamentale importanza, perché in questo dipinto si riesce a scorgere la profondità psicologica che l’artista riusciva a trasmettere sulle proprie tele: si può delineare apertamente la tristezza della vita coniugale della zia, la quale guarda con naturale distacco la sua famiglia, nonostante questo sentimento sembra attutito dall’atmosfera borghese respirabile nei tapezzamenti della casa, che invece sottolineano ulteriormente il carattere soffocante della vita in quella abitazione.

Il vero passaggio da una visione prettamente tradizionalista a una che comprenda anche il suo tempo, si può segnare nel momento in cui Degas incontra Ingres (1780-1867), pittore «fiammingo nella stesura, individualista e naturalista nel disegno, volto all’antico per congenialità, idealista per ragionamento», come lo avrebbe descritto Charles Baudelaire. Degas ritrova in quest’artista talentuoso un richiamo forte all’antichità, grazie all’utilizzo mirato del colore rosso e dalle linee dettagliate, che donano ai suoi capolavori un aspetto etereo e al contempo molto realista. È un consiglio spassionato che lo stesso Ingres dona al giovane Degas che imprime un certo sigillo alle opere più conosciute del giovane artista: «Faccia delle linee… Molte linee, dal vero e a memoria». L’obiettivo principale della sua arte quindi diventa non solo la copia pura e semplice dei grandi maestri rinascimentali, ma anche di scavare nella propria immaginazione per rendere le sue tele originali e finemente collegate con l’essenza di sé stesso.
L’artista trova in questo consiglio l’anello mancante per distaccarsi dagli artisti a lui contemporanei, principalmente concentrati sulla tradizione, per spostarsi verso dei dipinti che riescano ad esperire nostalgia e anche dinamicità

Degas: ritrattista nuovo con un profondo legame e salde radici nella tradizione
Prove di balletto in scena, 1874

Dipinse molti paesaggi, ma ciò che lo affascinava maggiormente fu il corpo umano: sempre Baudelaire avrebbe infatti detto «Amava il corpo umano come un’armonia materiale, come una bella architettura con in più il movimento». La sua opera principale è composta da ritratti, ma ciò che segna il distacco dalle opere giovanili a quelle più famose (come le ballerine) è l’introduzione della dinamicità. I suoi quadri sembrano quasi che si muovano: se osserviamo attentamente Prove di balletto in scena, possiamo sentire anche i violini di sottofondo che si stanno scaldando per iniziare l’opera. L’esperienza polisensoriale che le opere di Degas riescono a trasmettere è dovuto al sigillo  impressionista che egli imprime ai suoi quadri: i tratti molto meno precisi e più riguardanti il suo ricordo lasciano spazio all’immaginazione del fruitore, il quale si sente estasiato da come si possa essere spettatore reale del balletto dell’Opera.

L’artista morirà a Parigi il 27 settembre 1917.

Degas può essere considerato impressionista o realista? È difficile differenziare i due movimenti artistici quando si tratta di argomentare su questo artista così paradossale. Nonostante la cecità che lo ha segnato negli ultimi anni della sua vita, egli ci ha donato dei capolavori che vanno oltre la consueta differenziazione tra tradizione e modernità. E in una frase di Winston Churchill possiamo ritrovare il leitmotiv degassiano, che costruì con l’unione di passato e presente la sua opera:

Senza tradizione, l’arte è un gregge di pecore senza pastore. Senza innovazione, è un cadavere.

Elisa Tiboni per MIfacciodiCultura

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