Music & Poetry – “My way”, la vita, soprattutto a modo nostro, secondo Frank Sinatra

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John Travolta rifiutò la parte di Forrest Gump, così come Mel Gibson rifiutò di interpretare Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore. Bruce Willis, Tom Cruise e Tom Hanks non vollero essere i protagonisti di Ghost. Marilyn avrebbe dovuto essere Holly nel capolavoro di Truman Capote e Julia Roberts deve ringraziare Daryl Hannah per aver rifiutato di essere la stella di Pretty Woman. Si sbaglia, nella vita.

Davvero?

Una delle tante copertine dedicate alla canzone

Certo, potremmo scannarci per ore su chi sarebbe stato meglio o peggio in un determinato ruolo, ma sarebbe una conversazione inutile, una polemica terribilmente sterile. La realtà è che non ci sono altri scenari, il passato è esattamente come il presente e il futuro (che è già passato direbbe De Crescenzo): uno solo. La storia è interpretabile, ovviamente, ma non si può cambiare. Russell Crowe camminerà sempre nei Campi Elisi perdendo sangue, Tom Hanks andrà ogni giorno a far visita a Jenny nei suoi pensieri e noi continueremo a sognare Audrey Hepburn mentre consuma una colazione davanti ad una vetrina di Tiffany.

Ognuno ha fatto le sue scelte.

Ognuno di noi continuerà a farle.

Ognuno di noi ha la sua strada. Il suo modo. La sua vita.

La propria personale e unica My Way. La propria strada. E soprattutto a modo proprio.

Per nostra immensa fortuna, la figlia Nancy si trovava sulla strada del padre in quel momento. Fu lei a convincere papà Frank a cantare quella canzone, che lui, invece, trovava eccessivamente “autodeclamatoria” e “autoindulgente”. Eppure non riusciremmo mai ad immaginarci un mito di ogni tempo come Frank Sinatra senza My Way nella sua discografia.

La canzone ha una storia particolare. Jacques Revaux ebbe l’idea e ne fece una prima bozza, ma finì nel dimenticatoio. Claude François incise invece la più fortunata Comme d’habitude, che venne poi ripresa in moltissime lingue, tra cui italiano, tedesco e spagnolo. Un certo Paul Anka, in seguito, durante un soggiorno in Francia, sentì la ormai hit di François e decise, sulle stesse note, di scrivere un testo in inglese.Comprò i diritti e sottopose il tutto a Sinatra, che, sotto pressione di Nancy (grazie, grazie e ancora grazie), scelse di incidere la canzone che oggi noi tutti conosciamo. C’è da precisare che il testo della canzone è totalmente originale e nulla ha a che vedere con le precedenti versioni.

Quindi Frank Sinatra cantò My Way.

Il crooner per antonomasia

Commuove, The Voice. Non è semplicemente un cantante. Sinatra è un simbolo. Non sale sul palco, lui è il palco. La sua non è nemmeno una recita, è vita allo stato puro. È uno straniero nella notte di cui ti fidi appena inizia a cantare. Ti fidi nonostante tutto. Poi, certo, «Hai stretto la mano a Sinatra, dovresti sapere come vanno certe cose», dice Clooney a Pacino alla fine di Ocean’s Thirteen, ma non importa a nessuno. Quando canta Frank, il mondo tace.

La canzone poi, è qualcosa di fin troppo reale. Manca quasi di illusione. Di coraggio, invece, ne è piena. Guardiamo la vita dritta in faccia, vecchi miei (ciao Jay). Abbiamo viaggiato, abbiamo combattuto, alla fine delle otto ore lavorative, su autostrade sconnesse. Abbiamo dei rimpianti, ma a questo punto sembrano persino pochi o, quantomeno, sembrano giusto. E, cosa più importante, abbiamo vissuto a modo nostro.

A modo nostro abbiamo baciato, a modo nostro abbiamo cercato due soli occhi in mezzo ad un milione di facce inutili. A modo nostro, sempre a modo nostro. E continueremo a farlo. Magari masticheremo malamente questa vita, ma continueremo a cibarci alla nostra maniera. Saremo egoisti? Vorremo troppo e perderemo? Sì, probabilmente perderemo. Guarda quante cose abbiamo già perso. Io e te, io e voi, parlavamo fino all’alba senza distogliere lo sguardo. E ci siamo persi. Ci siamo buttati via. Poco male, però. The Voice non smetterà mai di cantare la Sua e Nostra Strada.

The final curtain, cala il sipario

C’è un posto, da qualche parte, oltre i rimpianti e le brutte maniere che a volte abbiamo utilizzato. È un posto tranquillo, dove tutti riescono a guardarsi in faccia senza provare il fastidio di essere giudicati, senza sentirsi uno sbaglio.

Noi ci sentiamo troppo spesso uno sbaglio.

A me capita spesso.

Però spero sempre in quel posto, anche quando mi capita di sentirmi brutto. Anche quando sento che farei meglio a nascondermi. Io vedo sempre la luce verde al di là della baia.

Forse sono troppo ottimista. Forse sì, me l’hanno detto in tanti. Questa cosa mi porterà guai, ne sono sicuro. Ma non importa. Saranno i miei guai. Io voglio restare io.

È la mia strada. Da fare a modo mio.

My Way.


And now, the end is near
And so I face the final curtain
My friend, I’ll say it clear
I’ll state my case, of which I’m certain

I’ve lived a life that’s full
I’ve traveled each and every highway
But more, much more than this
I did it my way

Regrets, I’ve had a few
But then again, too few to mention
I did what I had to do
And saw it through without exemption

I planned each charted course
Each careful step along the byway
And more, much more than this
I did it my way

Yes, there were times, I’m sure you knew
When I bit off more than I could chew
But through it all, when there was doubt
I ate it up and spit it out
I faced it all and I stood tall
And did it my way

I’ve loved, I’ve laughed and cried
I’ve had my fill my share of losing
And now, as tears subside
I find it all so amusing

To think I did all that
And may I say – not in a shy way
Oh no, oh no, not me
I did it my way

For what is a man, what has he got
If not himself, then he has naught
To say the things he truly feels
And not the words of one who kneels
The record shows I took the blows
And did it my way

Yes, it was my way

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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