I Grandi Classici – “L’uomo che piantava gli alberi”, allegoria e poesia nell’inno alla vita di Jean Giono

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Prendiamo per buona la versione che la vuole proverbio zen, per comodità: Nella vita bisogna fare tre cose: fare un figlio, scrivere un libro e piantare un albero. Personalmente, sono a posto, posto che altresì non trovo granché sensati gli elenchi personalizzati delle Cose da fare prima di morire, vedi Non è mai troppo tardi (anche perché personalmente credo che sia troppo tardi) del duo Freeman-Nicholson: sono a posto in sovrappiù per quanto riguarda la parte del piantare gli alberi: certo, non quanto il protagonista del Grande Classico L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono.

Un fotogramma del film

Mai come in questo caso è necessario essere stringati nella sinossi, in quanto il testo, nelle traduzioni italiane, si aggira intorno alle 3400 parole. Limitiamoci quindi a dire che si tratta di un racconto, breve per giunta, che ha trovato svariate traduzioni, diffusione in tutto il mondo, pubblicazione in volume a sé stante e trasposizione filmica – che nella versione originale si avvale del doppiaggio, essendo un mediometraggio di animazione, della voce di Philippe Noiret e in quella italiana di Toni Servillo; e come riassunto diciamo che si tratta della storia di Elzéard Bouffier, pastore e apicoltore, che da solo, grazie ad un impegno costante della durata di decenni, attua la riforestazione di un’intera arida vallata ai piedi delle Alpi.

Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole.

Un’edizione italiana del racconto

Molti, leggendo L’uomo che piantava gli alberi, tendono a credere che si tratti di una storia realmente accaduta. Tecnicamente parlando, non è così, come ebbe modo di smentire lo stesso Giono. La storia, pubblicata nel 1953, è frutto dell’inventiva e della sensibilità di uno scrittore che ha trovato il modo di arrivare direttamente al cuore delle persone con un racconto allegorico di estrema efficacia e di estrema semplicità, che si basa su un linguaggio “normale” e diretto e su una costruzione sintattica piuttosto lineare.

Ma la natura de L’uomo che piantava gli alberi è, com’è facile intuire, fortemente allegorica. Viene usata anche da Roberto Vecchioni in Sogna, ragazzo, sognala vita è così grande che quando sarai sul punto di morire / pianterai un ulivo, convinto ancora di vederlo fiorire»); di questo aspetto particolare, esiste anche una versione umoristica, facilmente reperibile, basata sulla pianta di tamarindo anziché sull’ulivo (perché del tamarindo si raccolgono i frutti intorno agli 80 anni dalla piantumazione, tanto che esiste il detto chi pianta tamarindi non raccoglie tamarindi), che in realtà ha un senso più profondo di quello barzellettistico.

Un uomo e una donna che piantano gli alberi, Salgado e la moglie all’Instituto Terra

Soprattutto, sorprendentemente simile alla storia inventata de L’uomo che piantava gli alberi e di Elzèard Bouffier è quella, reale, di Ambroz Haračić che piantò tutti i pini marittimi che a tutt’oggi abbelliscono l’isola croata di Lussino. Ad Haračić venne dedicata una statua; non sappiano invece dire che cosa mai potrebbe venir dedicato al fotografo Sebastião Salgado, che nel 1998 ha fondato l’Instituto Terra, una monumentale organizzazione no profit che si occupa del rimboschimento della foresta pluviale, gestendo oltre 1700 acri di terreno ed avendo progetti per altri 17.000.

Non possiamo dire se Salgado, oltre al trauma personale di aver documentato la guerra in Ruanda, abbia anche tratto da Giono ispirazione per l’Instituto Terra, o se sia stato sufficiente lo scempio di uomini e alberi passato sotto gli occhi e l’obiettivo di questo straordinario fotografo e artista. Quel che è certo, è che piantare un albero è realmente un’azione positiva, encomiabile, ottimistica: e allegorica, da Vecchioni ad Haračić, da Salgado a L’uomo che piantava gli alberi:

Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall’anima di quell’uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione.

Iperbolizzando, diciamo una cosa: non sarebbe male, tra le cose da fare almeno una volta nella vita, inserire il fatto di leggere L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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