Giorgio Di Maio: il fotografo dell’Armonia Nascosta

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Una laurea in architettura e una professione, quella di architetto, esercitata fino a poco tempo fa: Giorgio Di Maio, fotografo napoletano, attraverso i suoi scatti vuole accompagnarci alla ricerca dell’Armonia Nascosta.

«L’Armonia Nascosta non è una cosa che mi sono inventato io» dice. Fu infatti Eraclito ad avere questa intuizione: «l’armonia nascosta è migliore di quella apparente» scriveva appunto il filosofo greco. La vera natura delle cose ama nascondersi, ed è seguendo questo principio che nasce e si fonda l’arte fotografica di Giorgio Di Maio.

Avendo una formazione prettamente legata alla storia dell’arte, Di Maio trae molta ispirazione dai movimenti delle Avanguardie figurative dei primi del Novecento, in particolar modo dall’Astrattismo. Proprio come gli astrattisti costruivano un linguaggio su tela mediante elementi segnici, forme e colori posti in equilibrio tra loro, così Di Maio lo ricostruisce in fotografia.

Quello che interessa al fotografo è il particolare, il dettaglio nascosto, perché è proprio li che l’armonia e la vera bellezza delle cose si nasconde.

Il soggetto della foto non è l’oggetto in sé, ma l’armonia della realtà. Se prendiamo ad esempio una finestra, il soggetto non sarà la finestra in quanto tale, ma il rettangolo, l’insieme di linee e colori che la compongono. Un processo non proprio semplicissimo ed immediato, che richiede una notevole ricerca alle spalle.

Dove si trova e soprattutto, come si va alla ricerca dell’Armonia Nascosta?

Innanzitutto non si deve partire sprovveduti e bisogna tener conto che si camminerà molto, a volte si superano addirittura i 20.000 passi! Giunti nel luogo adatto è li che, entrando in contemplazione, ha inizio la ricerca vera e propria.

Un dibattito da sempre molto acceso tra fotografi è utilizzare l’analogico o il digitale? Giorgio Di Maio fotografa in digitale, nonostante abbia iniziato con la fotografia analogica. «Il mio modo di fotografare è sicuramente cambiato dall’analogico al digitale, ma non sono contrario alle nuove tecnologie, il digitale è molto più comodo rispetto all’analogico che ha uno sviluppo molto più lungo. A me interessa principalmente quello che fotografo non come». Infatti l’Armonia Nascosta va al di la del mezzo con cui si fotografa.

La fotografia è sempre stata una passione che aveva sin da ragazzo, al ritorno dai suoi viaggi le sue fotografie piacevano molto e piano piano di questa passione è riuscito a farne una vera e propria professione con numerose mostre già esposte (Napoli, Milano). Oggi rispetto al passato ritiene di avere una maggiore consapevolezza.

Giorgio Di Maio nonostante abbia alle spalle molto studio e un master in fotografia ottenuto allo IED, si definisce comunque un autodidatta.

Giorgio Di Maio

Dal punto di vista tecnologico della post produzione non si ritiene particolarmente eccelso, le sue foto sono ritoccate pochissimo, giusto qualche elaborazione sul contrasto e la saturazione ma nulla di più, «quello che fotografo è».

Un consiglio alle giovani generazioni di fotografi? Proprio come l’Astrattismo nacque per cercare di creare una società migliore credendo nel progresso spirituale, anche i giovani fotografi devono cercare di dare un qualcosa in più, un contributo che non andrà sicuramente a cambiare il mondo ma potrà migliorare la società. L’importante non è avere soldi e successo, ma essere consapevoli di aver in qualche modo contribuito a migliorare l’uomo.

Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura

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