Gustav Klimt, dalla Secessione Viennese all’età dell’oro

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Gustav Klimt nacque a Vienna il 14 luglio 1862 in una famiglia dedita all’arte: il padre era orafo, la madre cantante lirica ed i fratelli interessati alla pittura. Il piccolo Gustav fu, da subito, indirizzato verso la scuola d’arte dove iniziò a sperimentare e padroneggiare diverse tecniche ed espressioni, dal mosaico alla pittura, alla ceramica. Finito l’apprendistato, dopo la decorazione del cortile del Kunsthistorisches Museum ed, in seguito, Palazzo Sturany a Vienna ed il soffitto della Kurhaus di Karlsbad, nel 1888 ricevette importanti riconoscimenti dall’imperatore Francesco Giuseppe e dalle università di Monaco e Vienna. La vita di Klimt però fu costellata da successi ma anche da momenti bui, dopo la morte del padre e di uno dei fratelli infatti abbandonò l’arte per ben sei anni.

Gustav Klimt, Danae

La vera rivoluzione a cui partecipò l’artista fu la cosiddetta Secessione Viennese del 1897, firmata da 19 artisti, tra cui lo stesso Klimt e altri pittori e architetti, e perseguita da personalità come Egon Schiele e Oskar Kokoschka. La rottura con il passato fu netta: ora l’arte doveva «appartenere all’eternità», diventare emblema dell’uomo contemporaneo, un punto dove rispecchiarsi e, per farlo, doveva abbandonare le statiche accademie per invadere il quotidiano, staccarsi dalla tradizione per utilizzare nuove forme e nuovi materiali, anche inconsueti, progettare una fusione di tutte le arti. E così fu per Klimt. Le sue opere più famose sono quelle del “periodo aureo”, un’esplosione di oro e luce. Memore del viaggio nel 1903 a Ravenna, dove conobbe i mosaici bizantini, e dell’apprendistato dal padre orafo, Klimt iniziò ad utilizzare la foglia oro applicata sulla tela come decorazione e mezzo per creare nuove forme geometriche.

La pittura per Klimt diventa unica ragione di vita, pensiero totalizzante:

Sono bravo a dipingere e disegnare; lo credo io stesso e lo dicono anche gli altri, ma non sono sicuro che sia vero» disse «di me non esiste alcun autoritratto. Non m’interessa la mia persona come “oggetto di pittura”, m’interessano piuttosto le altre persone, specie se di sesso femminile, ma più ancora le altre forme. Sono convinto che la mia persona non abbia nulla di particolare. Sono un pittore che dipinge tutti i santi giorni dalla mattina alla sera. Figure e paesaggi, ritratti un po’ meno.

Gustav Klimt, Il bacio

Emblema del periodo aureo è il Ritratto di Adele Bloch–Baur (immagine di copertina), realizzato nel 1907. La donna, elegante e sofisticata, è circondata da un’immensa luce dorata e da preziose forme geometriche, spirali, triangoli, cerchi, mezzelune, che creano un’atmosfera pervasa di astrazione e atemporalità. È l’immortalità della bellezza che si materializza con tutta la sua potenza espressiva.

Altro ritratto di notevole forza plastica è la seconda versione di Giuditta II, del 1909, dipinta a otto anni di distanza dalla prima. La tela, caratterizzata da uno slancio nettamente verticale, presenta l’eroina biblica, dall’eleganza disarmante, mentre regge con le mani la testa, quasi in ombra, di Oloferne. Il ritratto ma anche il mito sono ricorrenti nell’arte di Klimt, come dimostra Danae, del 1907/08. La fanciulla, fecondata nel sonno da Zeus, trasformatosi in pioggia d’orata, è rannicchiata su se stessa in una posa naturale e sensuale, ed è avvolta da una stoffa che stringe con piacere e da preziosismi in puro stile bizantino.

Gustav Klimt, L’albero della vita

Tra il 1905 ed il 1909 Klimt realizza a mosaico il suo più grande capolavoro, il Fregio di Palazzo Stoclet, destinato alla sala da pranzo dell’abitazione. Decorato con elementi di rame, argento, oro, pietre dure, coralli e maioliche colorate, protagonista assoluto è l’Albero della vita, sinuoso e spiraleggiante, simbolo del ciclo della vita, delle stagioni, dell’età dell’oro. Ai lati prendono posto le figure dell’Attesa e dell’Abbraccio.

Senza dubbio, l’opera più famosa, copiata e ricopiata, manifesto di una generazione e simbolo dell’amore è Il Bacio, realizzato tra il 1907/8 dove, in una lussuosa atmosfera surreale, due giovani innamorati si stringono celebrando l’eros nel momento più intimo, fugace e dolce.

Il suo linguaggio più maturo, impresso nell’opera Le tre età della donna del 1905, un viaggio dall’infanzia alla vecchiaia, si caratterizza per le forme più sintetiche, una maggiore drammaticità e decorazioni geometriche che ricordano, per sontuosità e ricchezza, tessuti e gioielli.

Gustav Klimt, l’uomo tormentato, l’artista controcorrente, morì il 6 febbraio del 1918.

Non valgo molto a parlare o a scrivere, tanto meno se devo esprimermi a proposito di me stesso o del mio lavoro. Alla sola idea di dover scrivere una semplice lettera l’angoscia mi attanaglia come il mal di mare. Temo proprio si debba fare a meno di un mio autoritratto artistico o letterario, ma non è una grande perdita. Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

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