Loro di Roma – Ciparisso e la creazione del cipresso

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Perché il cipresso è l’albero che comunemente associamo ai defunti? La risposta è nel mito dell’inconsolabile Ciparisso.

Il mito

Pompei

Ciparisso era un giovane cacciatore dell’isola di Ceo (Cicladi, Mar Egeo), che si affezionò ad un cervo particolarmente mansueto, sacro alle ninfe della campagna di Cartea (una città dell’isola). Un giorno, durante una battuta di caccia, Ciparisso, scambiando il suo amato cervo per uno selvatico, colpì l’animale con la lancia e lo uccise. Resosi conto dell’errore, il giovane afflitto ed inconsolabile, nonostante i ripetuti tentativi di consolarlo compiuti da Apollo – che tanto amava il ragazzo – chiese agli dei di poter essere messo a lutto in eterno. Fu accontentato: Ciparisso venne trasformato in un albero millenario, chiamato appunto cipresso (dal nome del ragazzo) e sul cui fusto la resina ha la forma di goccioline del tutto simili alle lacrime, quelle versate appunto da Ciparisso straziato dal dolore per la perdita. Apollo infine decretò che, da quel momento in poi, proprio il cipresso fosse l’albero di conforto ai defunti.

Apollo e Ciparisso nell’arte

Domenichino

Una delle prime rappresentazioni del mito nella storia dell’arte è la pittura murale nella Casa dei Vettii di Pompei (I secolo d.C.) in cui è rappresentato Ciparisso e il cervo in presenza di una ninfa. Un delicato Domenichino fissa per sempre nella sua tela del 1616 La trasformazione di Ciparisso, quasi a voler rendere eterno il momento della mutazione da uomo ad albero. Assai più straziante è la versione di Ciparisso realizzata da Jacopo Vignali nel 1670, in cui il ragazzo è steso in terra sopra il corpo esanime del suo amato animale e in preda ad un dolore straziante per la perdita appena subita. Nel 1687 Anselme Flamen realizzò il suo Ciparisso per i giardini della Reggia di Versailles: una candida scultura in bianco marmo in cui il ragazzo è ritratto insieme al suo amato cervo, i due appaiono felici e spensierati, del tutto ignari del tragico destino a loro riservato. Hippolyte Ferrat invece nel 1843 plasmò nel marmo il suo Ciparisso straziato dal più forte dei dolori, quello della perdita, in una scultura carica di pathos e sentimento, oggi al Museo Granet di Aix-en-Provence.

Il significato del mito

Anselme Flamen

Il racconto della trasformazione di Ciparisso in un albero di cipresso è un mito di fondazione atto a spiegare la causa che provoca determinati fenomeni e quindi, nel nostro caso, la relazione tra la pianta ed il suo significato culturale. Il cipresso infatti è simbolo classico del lutto proprio perché questo era il volere del giovane fanciullo: a causa di una distrazione, il giovane si trovò a dover affrontare l’immenso dolore della perdita, desiderando solo e unicamente restare in lutto e versare lacrime in eterno.

L’Asino d’Oro – Associazione Culturale per MIfacciodiCultura

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