Amedeo Modigliani: l’inquietudine di chi sa vedere l’anima

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Modigliani
Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920), noto pittore e scultore italiano, fu segnato da una vita tormentata e turbolenta, nella quale però non mancò mai la passione.

Le difficoltà accompagnarono Modì – questo uno dei suoi soprannomi, insieme a Dedo – dalla nascita: quando l’artista vide la luce, la famiglia versava in pessime condizioni economiche. Sin da bambino di salute cagionevole, la malattia, fisica e “spirituale”, fu sua fedele compagna per tutta la vita.

Nel corso dell’infanzia, spesso costretto a letto, Modigliani scoprì la sua vera grande passione, che portò avanti fino alla morte prematura: il disegno. Dopo vari studi in Italia, tra Livorno, Firenze e Venezia, Modì si trasferì a Parigi, dove si unì  ad una comune di artisti a Montmartre.

Nella capitale francese, cuore delle avanguardie artistiche, Amedeo Modigliani trovò un ambiente stimolante per la sua creatività. Inizialmente si dedicò alla scultura, anche grazie all’interessamento del mercante d’arte Paul Guillaumema è soprattutto per i suoi meravigliosi dipinti, in particolare i ritratti, che lo si ricorda. Sotto l’influenza di Henri de Toulouse-Lautrec prima e Paul Cézanne poi, iniziò così la sua produzione artistica. Una sua peculiarità era la rapidità: pare che riuscisse a terminare un ritratto in due sedute.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Paul Guillaume

Eppure, con pochi tratti veloci, Modigliani arrivava dove pochi avrebbero potuto e potranno mai. Con quelle linee sinuose, dolci, a tratti semplici, questo artista catturava lo spirito: chiunque si sia fatto ritrarre dal pittore livornese ha affermato che posare per lui era come “farsi spogliare l’anima”. Un artista veggente, quindi. E tale veggenza, forse, è stata anche la sua condanna. Come può un semplice essere umano sopportare questo peso, questa responsabilità? Come si può affrontare la vita nel suo essere evanescente ed effimera, quando si ha uno sguardo che va oltre l’apparenza del reale?

Non si può. Infatti Modigliani cercava in tutti i modi di evadere, con alcool, hashish e lussuria. Vizi che non si preoccupava in alcun modo di nascondere. Anzi, essi nutrivano la sua ispirazione artistica. Con l’assenzio e le droghe Modì toccava stati di grazia preclusi ad una mente lucida, ma necessari per guardarsi dentro senza barriere e per allontanarsi, almeno per un attimo, dalla banalità del quotidiano.

Per le donne aveva un’attenzione particolare, che spesso si traduceva in rapporti turbolenti. Ebbe molte amanti, forse trascurate in vita, ma celebrate nei suoi dipinti: svariati sono i nudi che Modigliani ha consegnato alla storia dell’arte. Quelle donne, languidamente distese, appaiono serene nella loro corporeità. In questi dipinti vi è un elogio al corpo femminile, in tutta la sua carica erotica e al contempo la sua dolcezza. Guardare un nudo dell’artista, significa vederlo anche con i suoi occhi, e ad essi le donne apparivano sempre come un dono prezioso.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne

Un’anima inquieta, irrequieta, frenetica, che mai si placò, neanche trovato l’amore: l’incontro con Jeanne Hébuterne avvenne nel 1917 alla prima personale dell’artista. L’amore con Coconut (letteralmente “noce di cocco”: soprannome datole per via della sua carnagione bianchissima in contrasto con i capelli scuri) fu travolgente e appassionato. Per stare insieme i due andarono contro la volontà del padre di lei, che, ebreo di nascita come Modigliani, si era convertito al cristianesimo. A nulla valsero le rimostranze del genitore: Jeanne non si separò mai dal suo Modì, accompagnandolo sino alla morte, avvenuta tra bottiglie svuotate e deliri dati da una meningite tubercolare.

Una relazione durata pochi anni, segnata dalla povertà, dalla malattia, dai vizi e dai tradimenti di Modigliani. Eppure, fu così viscerale e totalizzante, che Jeanne non sopportò di vederla finire: la donna, al nono mese di una seconda gravidanza, si buttò da una finestra il giorno dopo la morte del compagno.

Prima di Jeanne, l’artista aveva però già conosciuto l’amore. In questo caso segreto, passionale ed intellettuale insieme, dal quale, come sempre, si fece travolgere. Il pittore si era da poco trasferito a Parigi quando conobbe la poetessa russa Achmatova, in luna di miele con Nikolaj Gumilëv – a cui Modigliani deve l’appellativo “mostro ubriaco“-.

La Achmatova divenne la musa del pittore: il loro rapporto era un continuo scambio di idee e fonte di ispirazione.

La tua voce soltanto canta nei miei versi,
in quelli tuoi spira il mio respiro.

Oh esiste un fuoco che non osa
toccare né oblio né  paura…
E sapessi come mi son care
ora le tue rosse, aride labbra.

Questi versi sono estratti da Le rose di Modigliani, un testo della poetessa russa, che è la principale testimonianza della loro relazione. Il loro amore è raccontato con delicata discrezione, lasciando però trasparire il coinvolgimento di un rapporto le cui fondamenta stanno nell’affinità artistica. La Achmatova descrive due spiriti eletti, la cui unione va oltre spazi, tempi e circostanze. Si tratta di un sodalizio tra anime e non tra corpi.

Francesca De Fanis per MIfacciodiCultura

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