Marcel Proust: soggettività tra vita mondana e dramma intimo

0 741

Marcel Proust (Parigi, 10 luglio 1871 – Parigi, 18 novembre 1922) è stato una delle maggiori voci del Novecento, e non solo quello francese. La sua opera infatti, accanto a quella di Virginia Woolf e di James Joyce, è una delle poche che ha saputo rendere, attraverso dei contenuti, ma soprattutto grazie al suo stile, le contraddizioni  del secolo scorso.

Marcel Proust: soggettività tra vita mondana e dramma intimo

Nacque in una ambiente dell’alta borghesia agiata: suo padre era medico e sua madre veniva da una ricca famiglia ebrea. Questo gli permise sin da giovane di frequentare i salotti mondani parigini e di entrare in contatto con personaggi di spicco e intellettuali del suo tempo. Proprio in questa società esclusiva di artisti e di colti si forma inizialmente lo scrittore, avvicinandosi al mondo degli esteti e del dandysmo allora di moda.

Tuttavia la biografia di Proust, che potrebbe apparire particolarmente fortunata, non è esente da risvolti anche molto drammatici. Sin da piccolissimo soffre di un’asma da cui non guarirà per il resto della sua vita, subisce numerose critiche tanto da fargli guadagnare la fama di “snob dilettante”, ed è inoltre accusato per la sua omosessualità. La perdita dei genitori, in particolare quella della madre con cui aveva instaurato un rapporto quasi morboso, fu un momento davvero difficile per lo scrittore. Questi eventi lo porteranno a ritirarsi sempre più nella solitudine e sarà proprio in questo periodo lontano dal trambusto mondano che nascerà il suo romanzo più acclamato, Alla ricerca del tempo perduto, per il cui sviluppo i lunghi anni trascorsi in società avranno però un’importanza fondamentale.

Da tempo colto saggista, Proust aveva già tentato di scrivere qualche romanzo in giovinezza, ma è soltanto con la Ricerca, dopo anni di sperimentazioni e di insuccessi, che nasce questo capolavoro.

Che la memoria sia al centro del suo romanzo tutti ne sono consapevoli. Infatti quasi tutti ricordano, senza aver mai letto il romanzo, la famosa scena in cui il protagonista, assaporando una madeleine inzuppata nel tè, è improvvisamente attraversato da una serie di ricordi piacevoli. Si tratta di quella che viene comunemente definita “memoria involontaria“, capace di riportare alla mente dei ricordi che erano andati perduti per mezzo delle sensazioni. Grazie a questa sorta di epifania questi vengono restituiti alla mente nella loro interezza emotiva e soggettiva.

Ciò che forse è meno noto è il fatto che, con Proust, il romanzo subisce un’inflessione del tutto nuova rispetto alla letteratura precedente. La sua opera smette di seguire la forma lineare del tempo del racconto classico per adeguarsi ai tempi della memoria e della psiche. Di conseguenza, il racconto si riempie di analessi (flashback) o perché gli eventi assumono solo tardivamente un significato oppure perché con la maturazione dell’eroe gli eventi vengono reinterpretati diversamente. Inoltre cambia anche l’accelerazione del tempo rispetto al racconto tradizionale, cioè quanto accade non sarà riportato così come è veramente avvenuto ma per il  modo in cui il soggetto lo ha vissut0. In altre parole gli avvenimenti densi di significato saranno raccontati per più e più pagine mentre quelli meno importanti saranno resi più brevemente o addirittura fatti scomparire dal racconto.

Tutti questi procedimenti fanno sì che la storia si emancipi dalla narrazione lineare per seguire sempre più i meccanismi della psiche e del nostro percepire soggettivo. Il romanzo conosce quindi una trasformazione simile a quella che era avvenuta nella pittura col passaggio dallo stile realista a quello impressionista.

Troviamo di tutto nella nostra memoria: è una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso.

Consuelo Ricci per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.