Louis Daguerre: dalla dagherrotipia alla fotografia digitale

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Louis Daguerre

Il 18 novembre 1787 nasceva a Cormeilles-en-Parisis, un piccolo e grazioso paese nella regione dell’Île-de-France, Louis-Jacques-Mandé Daguerre, l’uomo che verrà ricordato dal mondo come l’inventore della fotografia.

Cresciuto a Orléans, dove il padre era impiegato presso la tenuta reale, Daguerre lavora fin dalla giovane età alla realizzazione degli allestimenti scenografici dell’Opéra di Parigi, dimostrando grandi abilità nel campo del disegno, in special modo quello di paesaggio. Durante questo periodo, egli ha inoltre modo di studiare insieme a Pierre Prévost, di cui è allievo. Negli anni ’20 dell’Ottocento, Louis Daguerre inizia a sperimentare nuovi metodi e tecniche per fissare le immagini per mezzo della camera oscura, che già utilizzava per realizzare le scene teatrali. Da queste sperimentazioni, egli si fa inventore del Diorama, un fondale realizzato con quadri dipinti che, grazie alle illusioni create dalle luci proiettate su di esso, dava allo spettatore una sensazione di realtà mai vissuta prima in un teatro.

Camera per dagherrotipo

È in quegli stessi anni che Daguerre si avvicina e si appassiona alle ricerche dell’eclettico Joseph-Nicéphore Niepce, il quale era riuscito a elaborare il procedimento della fotoincisione, chiamata anche eliografia, con il quale riesce a realizzare, tramite lunghissime ore di posa, i cosiddetti Points de vue, riprese fotografiche della vista dalle finestre della sua casa di Chalon-sur-Saône. Louis Daguerre, affascinato dalle scoperte di Niepce, tenta in ogni modo di entrarvi in contatto, riuscendo finalmente a incontrarlo a Parigi nel 1827 e convincendolo a firmare una collaborazione due anni più tardi. Niepce muore nel 1933, lasciando a Daguerre le sue conoscenze mantenute fino a quel momento pressoché segrete e la missione di trovare un procedimento semplificato per poter così proporre la tecniche dell’eliografia anche al grande pubblico.

Dopo numerosi esperimenti, Louis Mandé Daguerre trova il modo di impressionare una lastra di rame con lo iodio e di fissare l’immagine con del semplice sale marino, battezzando la sua invenzione con il nome Dagherrotipo, che brevetterà in Inghilterra il 14 agosto 1839. Nonostante le difficoltà del procedimento, il successo del dagherrotipo è immediato e clamoroso, e permette al suo inventore di venire insignito della Legione d’onore, e di numerosi premi e riconoscimenti da tutti i paesi d’Europa. Grazie ai ricavi del brevetto, Daguerre riesce ad acquistare una elegante proprietà a Bry-sur-Marne, dove si ritira e muore, coperto di onori e gloria, il 10 luglio 1851.

Louis Daguerre, dagherrotipo del suo studio 1937

Quel che è certo è che, anche a seguito della sua scomparsa, le sperimentazioni di Louis Daguerre vengono portate avanti da numerosi altri appassionati, perché si sa, quando un’invenzione è nell’aria, sollecita sempre numerosi ricercatori. Così la fotografia si evolve, con estrema velocità, le nuove invenzioni e le nuove tecniche per migliorare la qualità degli scatti e la praticità di realizzazione si susseguono senza sosta fino a raggiungere, in poco più di cinquant’anni, risultati probabilmente nemmeno immaginabili dal precursore Daguerre. La fotografia inizia così a immortalare attimi di vita, si fa testimone di eventi e di drammi, obbliga l’uomo a osservare il mondo da una nuova prospettiva, filtrando e circoscrivendo il mondo attraverso delle lenti.

Al giorno d’oggi possiamo affermare che la fotografia, grazie all’evoluzione digitale, è parte integrante della nostra vita quotidiana. Ma nonostante ciò è stata persa la capacità di osservare il mondo che ci circonda: tutto viene fotografato ma nulla viene realmente indagato. Forse, dovremmo ricominciare a prenderci un po’ di tempo per riflettere su quanto stiamo per immortalare, cercando il più possibile di tramutare in immagine le sensazioni del momento.

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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