Arcimboldo: meraviglia, perfezione e studio meticoloso

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G. Arcimboldo, Rodolfo II in veste di Vertumno, 1590Arcimboldo, conosciuto anche come Arcimboldi, è il rappresentante ideale della bellezza manierista. Le sue opere sorprendenti e spiazzanti si allontanano dai canoni estetici raggiunti nel rinascimento, tramite la perfezione di ordine e proporzione, ponendo l’attenzione sulla bellezza inattesa e soggettiva dell’oggetto. Le composizioni e i ritratti allegorici bizzarri da lui realizzati stabiliscono una perfetta armonia tra licenza e regola. La superficiale simpatia con cui rappresenta paesaggi e personaggi, vicina alla pittura ridicola e al gusto per lo scherno tipico del Cinquecento, genera interesse nelle classi alte della società. Contemporaneamente le sue opere rappresentano un concentrato di informazioni, assumendo le caratteristiche tipiche delle Wunderkammer: meraviglia e catalogazione.

Giuseppe Arcimboldo nacque a Milano il 5 aprile del 1526. Ereditò dal padre le abilità artistiche: grazie alla bottega di famiglia intraprese la sua carriera, collaborando ai lavori per la Fabbrica del Duomo. La sua formazione milanese è riscontrabile nell’influenza esercitata da Leonardo, in particolare dai disegni di teste grottesche e mostruose che il toscano realizzava; essi, unitamente agli apparati carnevaleschi e festivi in voga in quegli anni, segnarono la sua attività spingendolo a dar vita alle sue famose ‘Teste Composte’. Decisiva per la sua produzione la partenza per Vienna del 1562, quando venne invitato alla corte asburgica dall’allora Principe Massimiliano II. Nella capitale austriaca presero forma le sue composizioni più famose: le allegorie delle quattro stagioni e dei quattro elementi naturali (fuoco, aria, acqua e terra). Divenuto imperatore, Massimiliano affidò ad Arcimboldo l’ulteriore compito di organizzare mascherate, cortei e giochi di corte. Alla sua morte Giuseppe passò alle dipendenze del successore Rodolfo, che seguì anche dopo il trasferimento a Praga. Nel 1587 ottenne il permesso di rientrare a Milano mantenendo però l’incarico alle dipendenze della corte rudolfina. Risale proprio agli ultimi anni milanesi l’esecuzione del ritratto Rodolfo II in veste di Vertumno (1590), olio su tavola scelto a rappresentanza dell’artista nella maggior parte di manuali d’arte. Giuseppe morì nella sua terra natia l’11 luglio del 1593.

G. Arciboldo, Acqua, 1566

È significativo che le opere dell’Arcimboldo siano state così apprezzate dall’Imperatore Asburgico, possessore di una delle più celebri Camere delle Meraviglie. La capacità del pittore milanese di creare meraviglia e allo stesso tempo offrire occasione di studio è eccelsa, permettendo all’osservatore di approfondire la sua conoscenza di elementi naturali ed artificiali. La realizzazione dei singoli esemplari che vanno a comporre l’insieme infatti non è mai superficiale, a differenza dello stupore e bizzarria che esprimono nell’immediato. Nei suoi quadri sono presenti frutti e ortaggi comuni accanto alle nuove scoperte provenienti dall’America e dall’Oriente, la perfezione botanica deriva dalla pittura leonardesca e dal mondo fiammingo e la stessa attenzione meticolosa è riproposta nella realizzazione degli elementi artificiali. Le sue figure derivavano da un attento studio dal vero quando possibile e da un’analisi meticolosa di testi illustrati: i lavori artistici del pittore erano direttamente collegati allo spirito scientifico del tempo che portò Ulisse Aldrovandi (1522 – 1605) a realizzare uno dei primi musei di storia naturale.

Foody Expo 2015

La bizzarria delle sue composizioni raggiunge in alcuni casi anche livelli di inquietudine. Un esempio ne è il Ritratto allegorico dell’acqua, un ‘collage’ di pesci del Mar Mediterraneo e un solo esemplare di pesce esotico. Quest’ambientazione fantastica, e in parte inquietante che punta a sorprendere, lo rende un precursore del dadaismo e del surrealismo. Non a caso sarà riproposto da Alfred H. Barr al MoMA nel 1936 all’interno della mostra Fantastic art, dada, surrealism, nella sezione dedicata all’arte fantastica del XV e XVI secolo. A renderlo un dadaista ante litteram è la sua volontà di attribuire importanza all’oggetto rappresentato e la capacità di stravolgerne il senso primo attribuendogli un nuovo significato d’insieme. Il surrealismo emerge invece dalla inclinazione a stupire attribuendo spesso ai quadri ‘forme doppie’; tale doppio avviene ad esempio in Ortolano/Ciotola (copertina d’articolo) e nel quadro selezionato per l’esposizione al MoMA: un paesaggio che ruotato si trasforma in una testa. Questa suggestione della doppia lettura sarà seguita da Salvador Dalì.

La sua capacità nel destare curiosità lo ha reso uno dei pittori più imitati del Cinquecento e gli ha garantito l’inserimento nell’elenco dei sempreverdi. al punto di aver ispirato l’ideazione della mascotte di Expo Milano 2015: Foody.

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

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