Ritratto in bianco e nero di Mario Pincherle

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Ingegnere, archeologo, scrittore e poeta. Mario Pincherle ha fatto della sua vita su questa Terra una mescolanza di scienza e di arte, ha unito il rigore dei numeri alla magia dello spirito, una visione ingegneristica del mondo e delle cose alla ricerca continua e instancabile di un senso più intimo dell’esistenza, di qualcosa “che sta più in alto” di quello che i nostri occhi possono vedere e che diventa raggiungibile passando per il setaccio del genio e della creatività.

Mario Pincherle
Mario Pincherle

Morto a 93 anni, Pincherle (Bologna, 9 luglio 1919 – Bientina, 23 settembre 2012) era cresciuto in una famiglia ebraica che subì l’orrore della persecuzione fascista. Fu questo un capitolo nero della sua vita personale di cui preferì non scrivere né raccontare, ma piuttosto custodire dentro per sempre, in un silenzioso dolore.

Trascorse la maggior parte dei suoi anni ad Ancona. Qui fu partigiano e qui decise di vivere insieme alla moglie e ai suoi quattro figli, dopo una breve parentesi modenese. Nel 1992 la decisione di trasferirsi in Toscana, dove morirà non senza aver prima disposto la dispersione delle sue ceneri nel mare di Piombina, nei pressi di Pisa, proprio davanti alla casa di famiglia.

L’incontro delle sue ceneri con il mare fu come un ultimo abbraccio con il mondo. Quel mondo che aveva imparato ad osservare e a spiegare con la ragione ma anche con i sensi.

La Torre Zed è forse l’opera di Pincherle più indissolubilmente legata al suo nome. Frutto di un lavoro scrupoloso ed accurato, in un studio pubblicato dall’Accademia dei Lincei Pincherle avanza l’ipotesi che la Piramide di Cheope altro non sia che il “guscio protettivo” della Torre Zed, costruzione posizionata all’interno della piramide e composta da circa duecento monoliti di granito per un peso di 60 tonnellate. Ma non è questa l’unica rivelazione del suo studio. Secondo lo scienziato, la Torre Zed non apparterrebbe all’epoca egizia ma alla perduta civiltà atlantidea e fu eretta in un punto diverso da quello in cui oggi la si ammiriamo. Come fu “trasportata” nella pancia della Piramide di Cheope è sempre Pincherle a spiegarcelo, con una minuzia scientifica corredata da calcoli, tecniche di costruzione e metodi ingegneristici.
Ma per Pincherle la Torre Zed non fu solo un’opera di ingegneria, ma anche un luogo che lo aprì alla scoperta di una nuova percezione dello spazio e del tempo. Nella Torre Zed Pincherle volle entrare, e in quel sarcofago antico e sporco che la torre custodiva volle riposare. Lo fece per una manciata di minuti, eppure a lui sembrò un’eternità – forse per quello strano senso di stordimento e di abbandono che raccontò di aver provato.

Esperimenti successivi, guidati dal figlio Maurizio – medico e neuropsichiatra, dimostrarono che la Torre Zed favorisce in effetti la diffusione delle onde alfa, una condizione molto comune nei veggenti come in alcune situazioni particolari di trance e di meditazione.

La dilatazione del tempo. Questo era il segreto custodito nella Torre Zed che Pincherle aveva svelato. E sarà stato forse per quella sua mania delle sedie vuote che lo portava a credere fermamente che «siamo i lettori di qualche cosa di molto più alto».

Se vedo una seggiola vuota mi chiedo: ma è davvero vuota? o c’è qualcuno là seduto? E non mi sta bene che questo qualcuno là seduto la gente non lo veda. Se c’è, lo devono vedere tutti.

Il tempo fu il grande tema dell’opera di Pincherle, ma anche la sua più grande paura. Una paura che cercò di rimpicciolire e di sciogliere con un amore quasi spirituale per la poesia e la pittura.

Nel suo Leopardi segreto sperimentò l’intreccio di prosa e poesia, la forza delle parole unita alla leggerezza del suono e del ritmo.

Nella pittura invece, La Madonna del Cardellino di Raffaello fu forse il manifesto rivelatore del suo pensiero sul tempo, sullo spazio e sulla paura.

Su questa tela il tempo e l’anti-tempo, si annullano i passi dell’uomo in cammino sono verso Oriente ma anche verso Occidente, il tempo va avanti e va indietro, c’è un bambino che invecchia e un bambino che ringiovanisce, mentre il fiume che si intravede dietro l’immagine della Madonna restituisce il senso dello spazio e la meraviglia della vita. Ma è uno spazio in cui il tempo si ferma, e la morte non esiste più. E senza la morte non esiste più nemmeno la paura.

Mario Pincherle fu questo e molto altro ancora. E questo è solo un veloce ritratto in bianco e nero, che tiene insieme alcuni pezzi della vita straordinaria di quest’uomo.

Ma mi piace l’idea che sia un ritratto in bianco e nero, per quel sapore antico che ha quella vena di fascino, mistero e spiritualismo che percorse tutta la sua esistenza e le sue opere.

Antonella Fumarola per MIfacciodiCultura

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