Il lento logorio della U.S. Route 66: è la fine di un sogno?

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La U.S. Route 66, ispiratrice del sogno collettivo di libertà di intere generazioni, è in pericolo. Nella 31° edizione del National Trust for Historic Preservation è stata infatti inserita tra gli 11 siti storici statunitensi a rischio di scomparsa a causa di incuria, piani di sviluppo sconsiderati e anche del degrado portato dal passaggio dei numerosissimi turisti.

Questa strada, che attraversa gli USA per quasi 4000 km da Chicago a Santa Monica (passando da Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California), nacque nel 1926 pochi anni dopo l’inizio della produzione su larga scala della Ford; nel suo romanzo Furore, Steinbeck l’ha definita Mother Road, probabilmente perché accompagnava, durante gli anni della Grande Depressione , coloro che fuggivano dal Midwest in cerca di fortuna verso Ovest.
Forse per questo suggerimento di fuga verso una vita migliore oltre che per la bellezza e la varietà dei paesaggi attraversati che questa strada si è trasformata in un mito che ha un richiamo irresistibile nell’immaginario di tutti noi: chi non verrebbe percorrerla a bordo di una decappottabile anni ’50 sulle orme della Beat Generation?

D’altronde, gli spunti artistici per questo viaggio sono infiniti partendo dal romanzo On the road di Kerouac ispiratore del Beat appunto, arrivando a infinite rappresentazioni cinematografiche, con film come da Easy Ryder, Thelma e Louise, Bagdad Cafè, L’uomo della Pioggia, Blues Brothers, Cars e per finire la pellicola di Paolo Virzì Ella e John The Leisure Seeker. Perché proprio la Route 66? Perché per la sua nascita e il suo utilizzo, è sempre stata sinonimo di speranza in un futuro migliore, più prospero e felice, di libertà intesa come possibilità, di essere ciò che si vuole e fare ciò che si desidera, insomma ha incarnato il cosiddetto “sogno americano”.

Nella fantasia collettiva si pensa quindi che per conoscere o riconoscere veramente l’America bisogna percorrere questa strada tra deserti e cittadine da film, ma questo sogno a causa della mancanza di manutenzione e di incuria si sta trasformando in un percorso tra motel infrequentabili, stazioni di servizio fantasma (molto pittoresche e sicuramente cinematografiche) e aree dismesse. Occorrono quindi dei fondi e un programma di intelligente gestione che tutelerebbe anche tutte le attività turistiche collaterali nate a fronte del turismo di massa fornito da sognatori a due o quattro o ruote.

L’unica possibilità perché l’iconica ormai ex highway United States Route 66 sia preservata, è che entro la fine dell’anno venga dichiarata, con una legge del Senato approvata dal Presidente, Strada Storica Nazionale (National Historical Trail), permettendo di riqualificare culturalmente ed economicamente le località lungo il lungo percorso.

Sarebbe un vero peccato vedere scomparire nella sabbia del deserto un importante simbolo della cultura americana, quasi come se fosse stato solo un miraggio questo sogno condiviso da tanti.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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