Vittorio De Sica: un’intera vita dedicata al cinema, da attore e da regista

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Vittorio De Sica
Vittorio De Sica

È difficile non pensare a Vittorio De Sica (Sora, 7 luglio 1901 – Neuilly-sur-Seine, 13 novembre 1974) quando si parla di cinema italiano. L’attore e regista è infatti uno degli assoluti protagonisti della nostra produzione filmografica e molte delle sue opere sono dei veri e propri capolavori senza tempo. Nato il 7 luglio 1901 a Sora, De Sica è riconosciuto anche per aver contribuito a diffondere il nostro cinema all’estero, in particolare vincendo l’Oscar come miglior film straniero nel 1948 per Sciuscià (1946) e nel 1950 per Ladri di biciclette (1948) quando era ancora un premio onorario e dando così visibilità alla nostra industria.

L’incontro con il grande sceneggiatore Cesare Zavattini, con il quale ha realizzato una ventina di film, è stato senza ombra di dubbio il punto di svolta della sua carriera: insieme hanno realizzato, tra gli altri, proprio Sciuscià e Ladri di biciclette. Grazie al connubio con Zavattini, De Sica propone nei suoi film tra gli anni ’40 e ’50 la poetica neorealista, cercando di riportare lo spirito di quel periodo rappresentando l’incursione del vero all’interno del medium cinematografico. Tutto ciò viene reso possibile narrando storie di vita quotidiana indirizzate soprattutto a riportare i problemi della società post Seconda Guerra Mondiale, in particolare delle periferie e delle campagne.

Vittorio De Sica
Ladri di biciclette

Sciuscià ad esempio prova ad affrontare il modo in cui i bambini vivono la situazione sociale successiva al conflitto, utilizzando molti giovani alla loro prima esperienza di attori. Il nome del film si riferisce al termine inglese “shoeshine”, che significa in italiano “lustrascarpe”, richiamando il lavoro dei ragazzi protagonisti della pellicola, che in seguito ad una rapina nella quale si trovano loro malgrado coinvolti vengono arrestati e portati in un carcere minorile. De Sica, in contrasto con la sua produzione precedente decisamente più leggera nelle tematiche affrontate, propone così un ritratto verosimile del disagio giovanile di quegli anni, affrontandolo con grande drammaticità. Allo stesso modo, Ladri di biciclette prosegue quanto avviato da Sciuscià: i bambini diventano un vero e proprio veicolo narrativo per rappresentare la figura dell’innocenza che mette in dubbio l’autorità. Il furto di una bicicletta è il fulcro centrale dell’opera e la sua ricerca da parte del protagonista e da suo figlio è il metodo utilizzato da De Sica per esplorarne il rapporto, mostrando allo stesso tempo i dilemmi e i problemi etico-morali propri del loro tempo. In Umberto D. (1952), sempre scritto da Zavattini, Vittorio De Sica costruisce un’altra narrazione lineare ma che riesce a cogliere il reale in ogni sua inquadratura. Il film inoltre è un tributo al padre di De Sica, al quale il regista era molto legato, e la figura stessa del protagonista dell’opera (interpretato dal linguista Carlo Battisti) è modellata sulla sua persona e su alcune delle vicende della sua vita.

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La ciociara

Per quanto riguarda il resto della sua produzione filmografica, non si possono non citare tra le opere più interessanti La ciociara (1960) e Matrimonio all’italiana (1964), due film molto diversi tra di loro che vedono entrambi la grande Sophia Loren come protagonista. Il primo, adattamento dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia, è ancora legato allo stile neorealista e propone dei momenti di forte tragicità, come la celebre sequenza in cui la protagonista Cesira viene assalita da un gruppo di soldati marocchini. Matrimonio all’italiana invece è una commedia dai toni leggeri che esplora il rapporto tra la prostituta Filumena Marturano e il donnaiolo Domenico Soriano, interpretato da Marcello Mastroianni: la pellicola è un chiaro esempio della versatilità di De Sica nel passare da un genere all’altro mantenendo allo stesso tempo una qualità narrativa e stilistica molto alta.

Infine, nella lunga carriera di Vittorio De Sica si possono contare anche innumerevoli ruoli come attore. Cresciuto inizialmente nell’ambiente teatrale, De Sica ha iniziato ad occuparsi di cinema a partire dalla fine degli anni ’20, affermandosi presto come uno degli interpreti di commedie più richiesti. Tra le oltre centinaia di pellicole nel quale è apparso, la sua interpretazione del maresciallo Antonio Carotenuto in Pane, amore e fantasia (1953) di Luigi Comencini è sicuramente una delle più riuscite.

Con la sua lunga e prolifica carriera, Vittorio De Sica ha dimostrato così di essere una personalità profondamente legata al suo lavoro di cineasta e di attore, tanto da dedicargli la sua intera vita: una particolarità che è difficilmente riscontrabile in molti altri autori e che contribuisce, insieme alla sua produzione, a renderlo una delle figure più importanti dell’intera storia del medium cinematografico.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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