“Le avventure di Pinocchio”, attuali oggi come allora

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C’era una volta…
Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Inizia proprio così la favola di Pinocchio, burattino di legno dal naso lungo, scritta da Collodi ormai più di un secolo fa. Nonostante tutto il tempo trascorso e i mutamenti importanti che sono accaduti all’interno della società italiana, quella resta una delle opere più belle e rilevanti di fine Ottocento.

Le avventure di Pinocchio

Collodi, nome d’arte di Carlo Lorenzini (1826 – 1909), pubblica sul Giornale per i bambini (settimanale del quotidiano Il Fanfulla) la puntata iniziale della storia giovedì 7 luglio 1881. Di certo il momento storico in cui si colloca questo capolavoro non è di facile interpretazione a causa degli sconvolgimenti avvenuti a seguito dell’Unità di’Italia. La storia di un burattino, questo infatti era il primo titolo della fiaba, nasce proprio in risposta a tutto il tumulto che stava scuotendo lo stato italiano, oltre che come motivo di guadagno per l’ideatore Collodi, che in quel periodo non se la passava particolarmente bene economicamente parlando.

A seguito dell’unificazione dello stato italiano, uno dei maggiori problemi da risolvere era sicuramente quello della scolarizzazione: la maggioranza degli abitanti versavano in una condizione di analfabetismo. Così, grazie alla Legge Coppino viene esteso a tutti l’obbligo scolastico, rendendo gratuita l’istruzione per i primi tre anni di scuole elementari.

Nella stesura della sua opera, Collodi riesce quindi a fare leva su un sentimento molto forte di riluttanza che invadeva i bambini italiani al solo pensiero di dover adempiere all’obbligo scolastico, creando personaggi burloni e tentatori come Giannettino e Minuzzolo. Attraverso la figura di Pinocchio, ingenuo e superficiale, vengono quindi messe in scena tutte le insicurezze e il rischio di cadere in tentazione, caratteristico della società dell’epoca come della nostra.

La favola di Pinocchio ha fatto la sua prima comparsa in capitoli sul Giornale dei bambini, che usciva ogni giovedì come supplemento del giornale fiorentino Fanfulla. Non passò di certo molto tempo prima che quelle parole entrassero nei cuori e nell’immaginario collettivo, per poi rimanerci per sempre. La storia, infatti, parlava a grandi e piccini, toccando temi rilevanti e fondamentali. Pinocchio svelava un’Italia bisognosa di elevarsi culturalmente, ma continuamente a rischio di lasciarsi deviare nel suo percorso di crescita e ascesa. Come infatti disse Benedetto Croce «Il legno in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità».

La serie uscì sul giornale fino al gennaio del 1883 perché Collodi aveva preventivato inizialmente solo 8 capitoli. A febbraio, dopo aver risistemato la divisione del testo, pubblicò i vari episodi in un testo unico che chiamò Le avventure di Pinocchio, illustrato da Enrico Mazzanti.

Le avventure di Pinocchio
Le avventure di Pinocchio

L’impianto e l’intento educativo della favola di Pinocchio erano chiari fin dalle origini e la capacità del suo ideatore di toccare le corde più intime di ognuno di noi, rende questo capolavoro ancora attuale in tutto il mondo nonostante il secolo passato. Tradotta in 260 lingue, seguita da esposizioni teatrali, fumetti, cartoni animati tutti ispirati alle storie del burattino Pinocchio e di suo padre Geppetto, mostrano come Collodi sia stato in grado di creare una vera e propria opera letteraria, generatrice di un eco senza precedenti.

Collodi, allora, non può essere definito come uno scrittore per bambini, quanto più come uno scrittore nazionale, che ha colto le problematiche del suo tempo, facendone una trasposizione letteraria unica nel suo genere e ancora oggi apprezzata e sentita.

Annalaura Manfredini per MIfacciodiCultura

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