I Grandi Classici – “Venere in pelliccia”, la nascita ufficiale del masochismo in letteratura

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L’argomento prende il tratto da molto lontano, fin da Re Salomone che, finito di dialogare con gli animali grazie all’anello, in età senile pare si facesse picchiare dalle donne per trovare l’eccitazione ormai sopita dagli anni. Da lì, gli esempi si sprecano, con gli ultimi epigoni soft quale le ormai famigerate Sfumature di Grigio/Nero/Rosso, o con romanzi come Domina di Lisa Hilton, anche qui una trilogia in realtà (ormai, se si vuole avere un indice della bontà letteraria di un’opera si può tranquillamente guardarne la quantità di volumi: dalla trilogia in su potete iniziare a diffidare. Ovviamente possiamo ascrivere al genere del sadomasochismo e della dominazione anche lavori come l’Histoire d’O e romanzi di maggior valore come I beati giorni del castigo, di Fleur Jaggy, (e considerando che il sex letterario è quasi sempre rough l’elenco potrebbe aumentare di molto): ma uno è l’autore, che come spessissimo accade si identifica con un’opera pur avendone partorite diverse, che ha dato addirittura al nome della parafilia che a sua volta dà il nome ad un genere, il masochismo appunto. Stiamo parlando di Leopold von Sacher-Masoch e il romanzo è per l’appunto Venere in pelliccia.

Un giovane Leopold von Masoch

Se il sadismo, come è noto (a sua volta parafilia dal nome derivante dal suo più – tristemente – illustre esponente, il marchese de Sade), è una devianza sessuale per la quale il piacere (fisico e non) deriva dalle sofferenze inflitte al partner, nel masochismo il processo si inverte ed il soddisfacimento della pulsione sessuale ed emotiva deriva dal ricevere dolore fisico e morale. Da parte di un soggetto “amato”? Non necessariamente, sebbene questa sia sovente la condizione ideale, ma l’esperienza di dolore/umiliazione può anche essere inflitta da perfetti estranei, come si evince anche dagli studi clinici tra i quali spicca la Psycopathia Sexualis di Krafft-Ebing, che peraltro coniò anche il nome di masochismo.

In ogni caso, un’eziogenesi patologica pare – quasi – acclarata: al netto di problematiche fisiche inerenti i recettori del dolore e la percezione di questo (ivi compreso il ruolo delle endorfine), così come per la Sindrome di Stoccolma ci sono quasi sempre motivazioni esperienziali e psicopatologiche per il masochismo: von Masoch, nato a Leopoli il 27 gennaio 1836 e morto a Lindheim il 9 marzo 1895), giornalista oltre che romanziere, in realtà non esplora l’origine della sua monomania, in quanto Venere in Pelliccia è incentrato principalmente sul rapporto con Wanda von Dunajew, identificata nella vita reale con Fanny Pistor, scrittrice, che dopo avere conosciuto von Sacher-Masoch per un parere letterario firma insieme a lui un contratto che rende lo scrittore suo schiavo; era posta la condizione che lei indossasse il più spesso possibile una pelliccia, specialmente nelle occasioni in cui si mostrava crudele.

Venere in pelliccia non poteva che essere portato al cinema da Roman Polanski

Dalla fortissima componente autobiografica si evince quella patologica e la letteratura, in senso creativo come in quella clinico, abbonda di esempi in cui un fenomeno di imprinting eccitativo in età giovanile legato ad un meccanismo dolore/soddisfazione caratterizza tutta la vita sessuale ed emotiva del soggetto. Il ricordo di una punizione subita nell’infanzia ed immediatamente erotizzata si ritrova nei ricordi di molti masochisti: andiamo poi dalle punizioni corporali e dal dolore legato ai glutei al masochismo religioso, dalla castità come forma di punizione erotizzante a quello sociale (vedasi ad esempio un film come Secretary), dal masochismo morale di Dostoevskij a quello sessista di Cèline, passando attraverso la fiaba classica.

Il tema del contratto di schiavitù ricorre spesso nelle opere sadomasochistiche: riflesso della realtà con aspetti pratici pur non avendo valore legale, attesta come possibile prova circostanziale una volontà consenziente di sottomissione e costituisce a sé un aspetto del gioco erotico essendone già parte. Peraltro, oltre che nelle 50 sfumature e altre amenità, il contratto di sottomissione ha oggi una valenza anche sociopolitica, quale probabilmente l’autore di Venere in Pelliccia non si sarebbe mai aspettato. A parte quindi l’interesse per un aspetto della realtà largamente presente nella vita quotidiana, va anche detto che Venere in Pelliccia è lettura interessante, basata in larga parte su un dialogo a forte contenuto emotivo, realistico e plausibile anche grazie all’uso della prima persona, con un lessico alquanto ampio, preciso e variegato quale si conveniva alla rappresentazione di personaggi colti e di classe sociale elevata, tanto che comunque von Sacher-Masoch si guadagnò già in vita una fama di maestro di lettere. Peraltro, il romanzo ha trovato anche trasposizioni cinematografiche, vedi Roman Polanski, e a fumetti, su cui spicca Guido Crepax.

von Masoch e Fanny Pistor

Leopold von Sacher-Masoch fu pesantemente condizionato dalla sua parafilia, tanto da finire i propri giorni consumato da questa tragica esperienza spirituale nel manicomio di Mannheim, la quale cosa suona alquanto crudele e beffarda, sia perché il masochismo non  considerato, neppure clinicamente, una perversione, sia per lo spirito di colui che comunque ebbe a scrivere «La virtù non consiste nei principî, ma unicamente nell’amore».

D’altra parte, va detto che secondo una visuale leggermente diversa le parafilie (e non solo) hanno ben poco a che fare col sesso, e financo con l’amore (infatti, peraltro, nella pratica sadica e masochistica il piacere non è necessariamente legato alla pratica sessuale, e nemmeno all’orgasmo): piuttosto si tratta di comportamenti legati al concetto di potere nel più ampio senso del termine: e qui sovviene Theodore Sturgeon che parlando del desiderio di potere, ebbe a definirlo come «La facoltà di infliggere dolore in maniera gratuita e senza conseguenze».

Nondimeno, alla fine, il migliore esempio che ci sovviene riguarda alla definizione di sadismo e masochismo (che viaggiano ovviamente di pari passo nella quasi totalità dei casi, ça va sans dire) la troviamo in una brevissima quanto lapidaria battuta alquanto vecchia e anonima:

Ci sono un sadico e un masochista. Il masochista supplica il sadico:

 – Dai, fammi male. Oh, ti prego, fammi male, dai, fammi tutto quello che vuoi, fammi male.

E il sadico:

 – No.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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