Beyoncé e Jay-Z: con “On the Run”, due ore di pura magia a San Siro

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Venerdì 6 luglio, Milano, stadio San Siro: Milano è lì, trepidante ad aspettare che Beyoncé ed il rapper Jay-Z entrino in scena per infiammare lo stadio dando inizio alla prima tappa italiana dell’On the Run II Tour. E quando i coniugi Carter fanno la loro – spettacolare – entrata in scena, non deludono le aspettative. Si dimostrano perfettamente all’altezza dello spettacolo e dei vocalizzi che ci si aspetta dalla coppia più potente, famosa e talentuosa del panorama musicale americano (e non solo).

Insieme Beyoncé e Jay-Z, oltre che una coppia, una famiglia, sono anche e soprattutto un’azienda che fino ad adesso ha fatturato miliardi di dollari. Se è difficile per noi comuni mortali immaginare quanti possano essere così tanti soldi (che non vedremo mai), vedendo questa coppia all’opera, guardandoli mettere in pratica la loro arte – perché in questo caso di arte si deve parlare – non è difficile immaginare perché sono loro e solo loro al dominio di un impero così grande ed irraggiungibile.

I Carter fanno la loro entrata in scena calandosi dall’alto, mano nella mano, in mezzo alla proiezione di una croce rappresentata come un ologramma. Le note della prima canzone sono quelle di Holy Grail, seguita da altri tre duetti che però non accendono il pubblico come la loro canzone di coppia per eccellenza: Drunk in love. Da quel momento in poi, è un’escalation di emozioni e spettacolo come mai anche chi è abituato ad assistere ai concerti, ha visto.

Se Beyoncé propone alcuni dei suoi più grandi successi (Run the world girls, Formation, Don’t Hurt yourself, Flawless) la vera sorpresa è il rapper newyorchese Jay-Z, che sfodera principalmente canzoni tratte dal suo ultimo album 4:44 e che si dimostra un performer al di sopra delle aspettative; carisma da animale da palcoscenico, cambi di look che passano dall’elegante allo street style in un attimo, ma soprattutto canzoni che fanno ballare e cantare a squarciagola anche chi (come me) di americano rappato non capisce assolutamente nulla.

Beyoncé propone per la tappa di Milano look inediti firmati da Roberto Cavalli, ma per quanto gli outfit spettacolari abbiano la loro importanza nello show, la potenza della voce della regina del R&B non si lascia offuscare dal discorso fashion, anzi, gli abiti si piegano alle esigenze comunicative della regina afroamericana, tanto che vi è un abito che Beyoncé indossa solo per cantare una canzone, Resentment che commuove lei ma anche buona parte del pubblico.

Il palco  si infiamma, (letteralmente, con un effetto ottico), giochi di luce, effetti pirotecnici, canzoni intervallate da un vero e proprio film che ripercorre le tappe della vita privata della coppia afroamericana; immagini inedite della loro vita quotidiana (con tanto di figli), alternate a corti girati in Jamaica ed altri paradisi con l’intento preciso (e riuscito) di dimostrare che Queen B non è solo una cantante-performer-ballerina-autrice ma anche una regista in grado di trasmettere solo con il potere delle immagini e dei loro colori, sentimenti e stati d’animo (non saranno certo casuali il rosso passionale che fa da sfondo alla camera da letto in cui Beyoncé seduce Jay-Z, o la scelta di concludere il film mostrando la coppia immersa nell’acqua per purificarsi ed iniziare un nuovo capitolo della loro vita, chiudendo completamente quello precedente).

Ed è proprio questo potere comunicativo che rende Beyoncé superiore alle sue colleghe. Non è certo l’unica a saper cantare o ballare, ma è senza dubbio l’unica a presentarsi come irraggiungibile passando attraverso esperienze e dolori che appartengono a tutti noi esseri umani; come molte mogli, anche lei (pare proprio che sia ufficiale) è stata tradita, ma anzichè piangersi addosso o mandare tutto all’aria, ha trasformato la rabbia e la delusione derivate dal suo matrimonio in canzoni che ha raccolto nell’album LemonadeLimonata, come ad indicare una vera e propria medicina che la cantante ha assunto per superare il suo dolore. Se comporre musica e scrivere canzoni è stata la sua cura, cantare e ballare le sue composizioni è stata la cura di altre donne e questo la rende sorprendentemente vicina… ma comunque irraggiungibile perché trasformare un dolore in un disco che fattura 300 milioni di dollari, è oggettivamente una prerogativa che appartiene solo a lei.

Come è un dato di fatto che per quanti concerti siano a loro modo spettacolari, pochi (il Formation tour per esempio non mi aveva fatto questo effetto), sono in grado di far provare nel giro di due sole ore di performance, un po’ tutte le emozioni. L’eccitazione di vedere i tuoi idoli, l’euforia che suscitano le note di Jay-Z, le lacrime che scendono copiose ascoltando Resentment e Forever Young, l’allegria delle performance e le risate che ti vengono spontanee mentre provi goffamente ad imitarle.

In definitiva, se non fosse chiaro, l’On the Run II Tour è un capolavoro… perché Beyoncé (con la partecipazione di Jay-Z) è un capolavoro.

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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