Ieri ed oggi. Il fil rouge dell’indifferenza: un male senza tempo

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Tra il 6 e il 15 luglio 1938 trentadue Paesi si riunirono ad Evian, una piccola cittadina sulle sponde francesi del lago di Ginevra, per discutere e, nel migliore delle ipotesi, ridefinire le politiche di immigrazione di ciascuno degli Stati partecipanti. La conferenza si tenne in un momento storico particolarmente importante, un momento in cui l’Europa, sprofondata nel baratro dei totalitarismi, si preparava a diventare uno scenario di catastrofe ed epiloghi disumani. In quell’occasione il Mondo ebbe forse un’ultima possibilità per poter arginare almeno in parte la catastrofe che stava per abbattersi sul vecchio continente. Le nazioni infatti si trovarono a dover affrontare il problema degli oltre 200 mila profughi ebrei, in fuga dalle persecuzioni e all’odio nazisti, alla disperata ricerca di un rifugio oltreconfine. Era ancora permesso loro, infatti, lasciare la Germania, ma non era possibile farlo senza ottenere il permesso di un Paese d’accoglienza.

Conferenza di Evian, 1938

Purtroppo, l’incontro si risolse in un nulla di fatto: nessuno Stato si mostrò disposto ad accogliere un maggior numero di rifugiati. Francia e Gran Bretagna si definirono “sature” e incapaci di sostenere nuovi arrivi. Gli Stati Uniti pure si rifiutarono di rivedere le politiche in materia di restrizione sull’immigrazione. Di conseguenza, i restanti paesi (tranne qualche rara eccezione, come la Repubblica Dominicana e il Giappone, che però non partecipò alla conferenza) si conformarono sulla stessa linea dura.

Una breve considerazione prima di continuare. Paragonare epoche od eventi storici tra loro risulta complesso e, molte volte, pericoloso. Il parallelo storico spesso genera incomprensioni, interpretazioni distorte, revisionismo.

Va detto chiaramente: la Shoah rappresenta un “unicum” che non ha precedenti nella storia perché mai si è ideata, progettata e realizzata una vera e propria industria della morte così efficiente e spietata

Intervento dell’ex presidente del Senato Pietro Grasso in occasione dell’incontro Lezione morale: il peccato dell’indifferenza, promosso dalla Comissione per la tutela dei diritti umani del Senato, 28 maggio 2015

Dal punto di vista storico ritengo sia estremamente azzardato paragonare le vittime della soluzione finale con le morti nel Mediterraneo, cancellando le differenze tra due eventi puntiformi e irripetibili, con il solo scopo di trattare il tema dei rifugiati e dell’immigrazione in relazione alla crescente ondata xenofoba che sta travolgendo l’Occidente. Dalla Shoah è nata una nuova Europa, i cui capisaldi furono rifondati su due concetti fondamentali: libertà e rispetto dei diritti umani.

Nonostante ciò l’eco di quegli eventi rimane forte. Le migliaia di ebrei che nessuno volle accogliere richiama in maniera tragica l’attualità di un’Europa divisa, spaventata, che innalza muri e chiude occhi e cuore allo stesso tempo. Un’Occidente che ha smesso di ragionare in termini di esseri umani ed ha finito per sostituire delle persone, la cui sola colpa è di essere nate nel posto sbagliato, con dei semplici e anonimi numeri.

Non si tratta della Storia che si ripete, ma di atteggiamenti, duri da estirpare, che possono portare l’essere umano a commettere errori imperdonabili, oggi come ieri. Uno fra tutti: l’indifferenza. Quell’indifferenza che rese ceco il mondo nel 1938 e la stessa indifferenza che spinge gli attuali governi ad agire con un’inumanità disarmante. Diritti e dignità vengono calpestati, mentre le emergenze umanitarie diventano un efficace strumento di propaganda per legittimare, ricattare, screditare.

Ma l’indifferenza non colpisce solo i vertici del potere. Si infiltra tra le coscienze di ogni singolo cittadino e il voltarsi dall’altra parte diventa abitudine, un nuovo valore generalmente condiviso. Una moderna “zona grigia” che si fa complice silenziosa nel momento stesso in cui nega l’umanità ad un suo simile, nel momento in cui una persona smette di essere tale per trasformarsi in cifra senza nome, condannato non per aver commesso un crimine o un reato, ma per il solo fatto di essere ciò che è: straniero.

È arrivato il momento di agire. Dobbiamo trovare il coraggio di produrre nuove soluzioni. E non tanto perché un giorno i nostri figli ci chiederanno perché lo abbiamo fatto, ma perché noi oggi dobbiamo chiedere a noi stessi: “Come possiamo accettare che ad alcuni esseri umani sia preclusa la libertà di costruirsi un futuro migliore?”

Seble Woldeghiorghis, 23 giugno 2015, Milano – Binario 21

Non si tratta di essere di destra o di sinistra, o qualunque altra opzione abbia da offrirci lo scenario politico attuale. Non è questione di buonismo, qualunquismo o “cattivismo”. Oggi siamo chiamati a schierarci in modo diverso e l’opzione è binaria: civiltà o barbarie.

Io nella mia coscienza ho scelto di rimanere umana. Tocca a voi.

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

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