“Francesca Serio. La madre”: un libro dedicato alla prima donna che denunciò la mafia

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Francesca Serio. La madre di Franco Blandi (Navarra Editore) è un libro che racconta la vita della prima donna che ebbe il coraggio di rompere il silenzio e di denunciare la mafia. La chiamavano Mamma Carnevale, Francesca Serio era nata nel 1903 a Galati Mamertino, un piccolo comune in provincia di Messina e, negli anni Venti, si separò dal marito e si trasferì nelle campagne, a Sciara, vicino Palermo con i suoi fratelli. Qui Francesca aveva intrapreso la vita dei campi, con un figlio piccolo, nato nel 1923, che si chiamava Salvatore, ma tutti lo chiamavano Turiddu. Proprio Turiddu dedicò la sua vita alla tutela dei diritti dei lavoratori, diventò un socialista ed entrò nel sindacato.

…la sera che firmò e si mise a capo come segretario, io feci una seratina di pianto. «Figlio, mi stai dando l’ultimo colpo di coltello, non ti ci mettere alla testa. Il voto daglielo, ma non ti ci mettere alla testa, lo vedi che Sciara è disgraziata, è un pugno di delinquenti, vedi che sei ridotto senza padre e dobbiamo lavorare». Ma lui rispose che erano tanti compagni e che non avessi paura. Io non volevo; ma ormai, madre di socialista ero, che dovevo fare?

Salvatore Carnevale, Turiddu

Questo, ovviamente, non era ben visto dai mafiosi che provano in ogni modo a limitarlo, corrompendolo o minacciandolo. Turiddu non si piegò mai al loro volere e per questo, la mattina del 16 maggio 1955, venne ucciso con sei colpi di lupara mentre si stava recando a lavoro, presso una cava. Ma questo omicidio non servì assolutamente a “ripristinare l’ordine”, quell’ordine turbato dal sindacalista socialista che agitava i lavoratori della cava. Francesca Serio, infatti, raccolse l’eredità di suo figlio. Accusa i mafiosi di aver ucciso suo figlio e segue i processi. Segue anche quello di Napoli del 1963, dove ascolta impassibile la sentenza che suona più come un’umiliazione per la povera donna: la Corte Suprema assolve tutti gli indagati, già condannati in primo grado, accusati di aver ucciso suo figlio.

La storia di Francesca Serio, ricorda molto quella di un’altra donna siciliana, a cui uccisero un figlio il 9 maggio 1978: parliamo di Felicia Bartolotta, la madre di Giuseppe Impastato. Dopo la morte di Peppino, o meglio, dopo l’omicidio di Peppino, la signora Felicia ruppe definitivamente coi parenti del marito e cercò senza tregua i colpevoli. Iniziò un controverso iter processuale e, tanto per dare una misura, solo nel maggio 1984 si parlò di omicidio di mafia ma fu attribuito ad ignoti.

Parliamo di storie di donne che rimasero completamente sole nella loro lotta. Donne che, consapevoli d’aver perso tutto (esiste qualcosa di più grave di essere madre e vedere il proprio figlio ucciso dalla mafia?), hanno messo la loro esperienza e la loro voglia di lottare al servizio di una nazione che mai le ha ripagate come, giustamente, avrebbe dovuto. Perché in pochi ricordano la storia di Francesca Serio e di Salvatore, di Felicia e di Peppino, della questione meridionale, dell’oppressione mafiosa e delle lotte popolari.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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