Cosa ci ha insegnato “Forrest Gump”: la vita è una scatola di cioccolatini…

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Ha vinto sei Premi Oscar, tra cui Miglior Film, Migliore Regia e Migliore Attore. Il protagonista, nonostante tutto, è uno solo. È solo lui, con la sua espressione inconfondibile. È diventato un fenomeno di costume, un evento cinematografico impressionante. Stiamo parlando di Forrest Gump. Il Forrest Gump di Tom Hanks, con la sua prova attoriale senza precedenti.

Forrest Gump
Jenny e Forrest da piccoli

Uscito nelle sale statunitetensi il 6 luglio 1994, esce il 6 ottobre 1994 nelle sale cinematografiche italiane il cult di Robert Zemeckis che segnerà inevitabilmente la storia del cinema.
Il trailer originale recita che «il mondo non sarà più lo stesso, dopo averlo visto attraverso gli occhi di Forrest Gump». In un certo senso sì. Nonostante tutti viviamo in questo mondo, nonostante tutti viviamo attraverso la Storia, c’è chi riesce sempre a viverlo in maniera più genuina di qualcun altro, con una sensibilità tutta propria. E questa dote è la migliore che Forrest possiede.

Non lo so… Se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza… Ma io credo, può darsi le due cose. Forse le due cose capitano allo stesso momento…

Siamo nel 1981 sul piano della storia.

Tom Hanks abita in Georgia e sta aspettando l’autobus. Seduto su una panchina, l’attesa si trasforma in un flashback, in una sequenza fotografica: ad occasionali passanti si mette a raccontare la storia della sua vita. Una vita senza riserve, vissuta con tutta l’energia possibile in ogni momento. Peccato che non fosse stato facile farlo comprendere agli altri.

Da bambino, a Forrest viene confessato che il suo quoziente intellettivo è inferiore alla media e ciò gli precluderà molti aspetti psicofisici della vita. Sua madre (Sally Field) non si dà per vinta sin dall’inizio e gli offre una vita più che onesta, facendo sì che le sue possibilità di istruzione e di integrazione sociale fossero pari a quelle degli altri ragazzi.

Forrest Gump
Forrest e Jenny davanti alla casa del padre di lei, dopo uno sfogo di rabbia per gli abusi subiti da bambina

Così Forrest diventa uno dei più abili sportivi presso l’Università dell’Alabama, prende parte all’integrazione razziale nello stesso stato, si arruola nell’esercito durante la guerra del Vietnam, vince i campionati di ping-pong internazionali in Cina venendo insignito della medaglia d’onore dal Presidente Johnson, gestisce un peschereccio di gamberi insieme ad un tenente incontrato in battaglia e si impone in maniera esponenziale nel commercio ittico, fino a diventare miliardario. Un’ultima esperienza che alimenta notevolmente la sua fama è la corsa durata tre anni dall’Alabama al Pacifico e poi fino all’Atlantico: l’attrazione mediatica si concentra su di lui, considerandolo un personaggio assolutamente folle e grandioso allo stesso tempo.

Ma questi sono solo i successi. Purtroppo Forrest è destinato a incontrare anche tragicità nella sua vita, che la segneranno inevitabilmente: sembra che non sia in grado di superarle e vincerle, eppure, nonostante il dolore, in qualche modo impara a temprarsi dinanzi alle tappe della vita stessa. Due di esse sono la morte del migliore amico di colore Bubba, che morirà tra le sue braccia a causa dei bombardamenti, e il cancro della madre con la sua conseguente morte. E la tenerezza con cui Forrest ricorda sia l’amico sia la donna che sin dal primo attimo aveva creduto in lui è di certo commovente. Sarà da lei, infatti, che in maniera tutta sua apprenderà i più importanti insegnamenti di vita. La frase passata alla storia, una delle migliori citazioni cinematografiche di sempre è la seguente: «La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita». E di sicuro Forrest Gump non avrebbe mai potuto aspettarsi che la sua esistenza non sarebbe stata vuota come avevano voluto fargli credere. Non era mai stato stupido, perché «stupido è chi stupido lo fa». Questo l’aveva capito e specialmente l’aveva sempre messo in pratica.

La più grande difficoltà che Forrest Gump incontra è quella di trovare la giusta coincidenza con il tempo e lo spazio. Spieghiamoci meglio.

Forrest Gump
Forrest in Vietnam

Durante il primo giorno di scuola della sua vita Forrest incontra Jenny (Robin Wright), una bambina del suo quartiere dal viso angelico, la cui bellezza si scontrerà sempre con l’inferno che sarà costretta a vivere. La loro amicizia è destinata ad attraversare le coordinate spazio-temporali, gli eventi storici, i problemi sociali e culturali degli anni Sessanta, l’avvento delle tecnologie, la guerra e molto altro in modo assolutamente unico.

Da un lato abbiamo la trasgressione, le droghe, la prostituzione, la mentalità hippy di Jenny, il suo essere sempre instabile, incasinata, ferita dalla vita, dall’altro l’ingenuità di Forrest, la sua bontà disarmante, la sua semplicità, il suo fare spesso domande di troppo o commenti inopportuni, la sua franchezza, il suo coraggio inconsapevole davanti alla crudeltà di certi uomini, di fronte alla prepotenza e alla superficialità di questi.

Forrest e Jenny continuamente si trovano, si cercano, si lasciano. Gli eventi passano davanti ai loro occhi, ma la loro esperienza rimane sempre diametralmente opposta. Solo in un’occasione riescono a trovare un contatto concreto: trascorrono una notte d’amore che per Forrest si rivela una sorpresa, mentre per Jenny probabilmente rappresenta l’unico modo di cui è capace per farsi perdonare tutta la sregolatezza che l’ha sempre caratterizzata, della quale l’amico era sempre stato la componente più sana su cui contare.

È proprio da questo incontro che la vita di Forrest prende una piega imprevedibile. Ed è proprio ora che, seduto su quella panchina, è chiamato a scoprire la verità. È passato qualche anno ormai dalla relazione con Jenny, eppure l’affetto durato una vita tra i due si è trasformato in qualcosa di più grande, un figlio. Forrest si scopre essere padre di un bambino che porta il suo stesso nome. La prima cosa di cui si preoccupa è la sua intelligenza, la sua normalità. Il suo bambino è uguale a lui. Li unisce lo stesso sorriso, la stessa maglietta a righe. Rivede in lui se stesso da piccolo, con le stesse difficoltà eppure la stessa voglia di vivere e di sfidare il mondo e le persone. Poco importa che non sembri il modello di padre migliore. Ciò che conta è tutta l’esperienza che potrà trasmettergli a modo suo, come solo lui è in grado.

Forrest Gump
Forrest con suo figlio… Forrest

Perché Forrest Gump non si è mai fermato, qualunque cosa fosse capitata, lui correva, andava avanti, superando le barriere, i confini, di qualunque tipo fossero. E in un certo senso, la sua storia ritorna al punto di partenza, coronando quel sogno che aveva sempre desiderato: sposare Jennifer, pensare di poter trascorrere la vita insieme alla persona che in fondo non si era mai dimenticata di lui. Purtroppo, essendo il destino a decidere ancora una volta, Forrest sarà costretto a crescere il figlio da solo, a causa di un virus maligno di Jenny.

Ritorniamo allora allo stesso autobus che portava Forrest a scuola. Ora è lui ad accompagnare il piccolo Forrest. Ritorniamo all’albero del giardino presso il quale Forrest e Jenny andavano a rifugiarsi. Ora il loro albero sarà la dimora dell’eternità di Jenny.

Immaginiamo ora che Forrest insegni a suo figlio a vedere le stesse stelle che era capace di vedere in Vietnam, nonostante la paura, non appena cessava il temporale. Immaginiamo che gli regali gli stessi cioccolatini che regalava alla madre. Immaginiamo che un giorno, sedendo a fianco a lui su quella stessa panchina, gli racconti quanto intensa sia stata la sua vita. Bella, nonostante tutto. Immaginiamo che gli dica che una volta che si è imparato a correre, allora nella vita si è salvi, perché non si smetterà mai di tenere che le gambe allenate.

Immaginiamo, infine, che gli insegni a non voltarsi mai indietro, gridando

«Corri, Forrest, corri!»

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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