“Autarchia” di Aron Demetz incanta il MANN con l’arte contemporanea

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Autarchia è la mostra, a cura di Alessandro Romanini, fino al 29 luglio visitabile al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Le sculture di Aron Demetz, avanguardista altoatesino, animano le sale creando un suggestivo dialogo con la mirabile e prestigiosa collezione del museo. Le opere sono dislocate nel percorso espositivo: dall’atrio al giardino, passando per la Sala della Meridiana, confermano la scelta del museo di contaminare l’archeologia con l’arte contemporanea.

AutarchiaI materiali scelti, che spaziano dal legno al bronzo e dalla resina al gesso, sembrano armonizzarsi perfettamente con l’Antico. Le pose dinamiche e la forza espressiva che li caratterizzano, fanno dei lavori di Aron Demetz dei pezzi unici, che sembrano nati per essere esattamente dove sono. E se è vero che l’ispirazione per le dieci opere inedite è nata dalla collezioni Farnese ed Egizia del MANN, stupisce quella mimetizzazione nella Bellezza, quella capacità assoluta di non alterare la vista dell’insieme, ma solo di arricchirla sguardo dopo sguardo. L’impianto installativo delle circa quaranta opere è l’espressione del dialogo artistico che negli ultimi anni lo scultore ha voluto creare con l’arte classica. L’antologia delle opere nasce da una concatenazione di immagini che, di sala in sala, conquista il pubblico.

I diversi materiali, nella loro tangente materialità, diventano l’ideale continuazione di sentimenti inespressi che dal soggetto passano al visitatore, in un racconto svelato della creazione artistica. La mostra è un’Autarchia, quella della materia che si impone all’artista e chiede di diventare forma, è un’ Autarchia nella libertà espressiva, in una creatività senza vincoli che si mostra e si impone nella sua essenza più pura. Autarchia è anche il lusso di un frammento ex novo, come in araldica posizione alla scultura antica. Dalle opere pensate e create appositamente per il sito campano a quelle in legno carbonizzato, che richiamano la vicenda pompeiana, fino a quelle che sembrano viver di vita propria, la sensazione è sempre la medesima: quella di un contemporaneo che non aggredisce l’occhio ma lo sublima, che parla una lingua affine all’Antico e mira a creare un continum emotivo.

Reminescenza, Aron Demetz

Dal Memoridermata alle spalle dell’Ercole Farnese, monumentale e imponente al fragile e precario frammento di Senza Titolo, vicino al Toro Farnese, la scultura di Aron Demetz parla una lingua umana, parla dell’uomo contemporaneo. La forza evocativa dei materiali e quel senso di fragilità che trasuda dalle sculture consegnano al pubblico opere dal forte impatto emotivo dove tutto contribuisce ad enfatizzare la loro presenza. Le sculture diventano una sorta di istallazioni, nessuna posizione è casuale e i luoghi prescelti da contenitori ideali diventano essi stessi narrazione.

Autarchia è sicuramente un obiettivo raggiunto, il frutto di un ambizioso progetto che vede la direzione del MANN impiegata da tempo a portare l’arte contemporanea nel museo archeologico e se la sfida è di tendenza nel mondo delle esposizioni, il successo non sempre è assicurato. Riuscire a far convivere le sculture classiche con la multi materialità delle sculture contemporanee, senza creare squilibri o tristi spettacoli è sempre difficile.

La personale di Aron Demetz è il frutto maturo di sperimentazioni più o meno riuscite, che negli ultimi anni si sono susseguite in quella che qualcuno definirebbe una corsa acchiappa pubblico del celebre museo napoletano. In un gioco sapiente di equilibri e contrasti questa mostra ha saputo sicuramente raggiungere i livelli sperati, creando un percorso coerente e perfettamente in sintonia con le collezioni stabili del museo. Le opere esposte colpiscono, si agganciano al bagaglio emotivo del visitatore, si nutrono di quella precaria e fragile bellezza contemporanea e risultano piacevoli agli occhi e alla mente. I rimandi alle opere portanti della collezione Farnese e le appena accennate citazioni alle vicende e alla storia delle città pompeiane ed ercolanesi, di cui il museo accoglie gran parte della storia, sono il collante perfetto tra vecchio e nuovo, tra antico e contemporaneo, nel rispetto assoluto di principi estetici tutt’altro che banali. Sia le opere di nuova creazione che quelle precedenti dello scultore sono in grado di arricchire la visita e mostrare un’arte contemporanea sopraffina e vogliosa di essere apprezzata.
Aron Demetz nella sua Autarchia è vincente, come vincente lo è stata la curatela.

Autarchia
A cura di Alessandro Romanini
Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Dal 7 giugno al 29 luglio 2018

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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