Il ritorno dei grandi cult al cinema: da Suspiria ai live action Disney

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Cos’è un cult? Cosa succede quando un’opera, di qualsiasi natura artistica essa sia, assurge a tale status? La parola stessa ci dà già un suggerimento sulla portata di un fenomeno che diventa, appunto, di culto. Non solo tra gli appassionati di un genere musicale, di cinema, di fumetti o di letteratura: un cult è capace di superare tutte le barriere e di imporsi nell’immaginario collettivo, divenendo non solo un’opera di gran successo ma soprattutto un simbolo, un segno che trascina con sé tutto un vasto mondo artistico e abbraccia significati, immagini e sensazioni che entrano a far parte della cultura di un popolo. E nel terzo millennio, epoca in cui cinema e serie TV continuano a rappresentare una parte fondamentale e consistente del nostro substrato culturale, non è sbagliato dire che certe storie, certi personaggi e certi nomi cult ci rappresentano e identificano come comunità.

Il Dumbo di Burton

Un discorso che ad Hollywood hanno ben chiaro in mente, tanto che in questi anni si è assistito a un boom di remake, sequel, prequel e spin off di opere dal successo decennale. Porti sicuri per registi e scrittori ma soprattutto per produttori. La lista di cult riproposti al cinema in questi anni è infinita, altrettanto numerosi sono i remake che attendono il pubblico in sala nei prossimi mesi. A cominciare dai live action della Walt Disney Company, che ha in programmazione una lunga lista di classici riproposti sul grande schermo: dal Dumbo di Tim Burton fino all’Aladdin reimmaginato da Guy Ritchie, questi remake riportano alla luce, in maniera più o meno fedele all’originale, quei capolavori che fanno parte delle vite di tutti noi, anche di coloro che non sono frequentatori abituali dei cinema. Grande attesa anche per il Suspiria di Luca Guadagnino, reduce dal successo hollywoodiano di Call Me By Your Name: il film uscirà nelle sale a novembre, vedrà nel cast Tilda Swinton e sarà un omaggio del regista a un film che ha segnato particolarmente la sua crescita artistica. La notizia dell’uscita del nuovo Suspiria fu accolta con non poco astio da parte di Asia Argento, figlia del regista Dario, e spaventa anche i fan più accaniti del maestro dell’horror: un film che già fa parlare molto di sé e che quindi potrebbe essere un successo ai botteghini.

Bradley CooperJ e ady Gaga

Altro film giunto al suo quarto remake è È Nata Una Stella: dopo Janet Gaynor e Frederic March nel 1937, Judy Garland e James Mason nel 1954, Barbra Streisand (che avrebbe voluto al suo fianco Elvis Presley) e Kris Kristofferson nel 1976, sono Lady Gaga e Bradley Cooper (anche regista del film) a tornare nei panni del divo in declino e dell’aspirante cantante. Il film uscirà nelle sale ad ottobre e ha già ottenuto reazioni positive. E poi ancora il sequel di Top Gun e l’ambizioso progetto di riproporre Scarface.

Un fenomeno che risponde all’effetto nostalgia di cui molti critici hanno già ampiamente discusso: se agli inizi questo ritorno alle atmosfere del passato (basti pensare al ritorno indiscusso degli anni ’80 in TV e al cinema) aveva prodotto cose interessanti, adesso l’argomento comincia a diventare un po’ logoro e stantio. Forse questo andare sul sicuro nasconde una mancanza di idee originali, ma soprattutto cela una precarietà nel mondo del cinema, precarietà che emerge soprattutto in termini economici e di profitto. L’industria del cinema, soprattutto quello europeo, è in crisi da un po’: gli sforzi di alcune menti creative che realizzano opere dal valore inestimabile non possono competere con la quantità di film realizzati come sola risposta urgente ai problemi di botteghino che l’industria deve affrontare. Sarà cinico ammetterlo, ma sfortunatamente è un compromesso a cui i magnati devono necessariamente scendere per mandare avanti il lavoro.

Cape Fear

Se la macchina dei sogni vuole continuare a fabbricare le sue dolci chimere sul grande schermo, è una realtà che gli appassionati devono accettare come parte integrante di questo mondo e non partire necessariamente prevenuti: a volte, i remake possono emozionare  e, a volte, superare persino l’originale. Alcuni titoli come esempio: Cape Fear del 1991 diretto da Martin Scorsese è nettamente superiore al suo originale Il Promontorio Della Paura (1962) e non è certo un caso che tutti ricordino l’interpretazione di Robert De Niro più che quella di Gregory Peck. Ancora, Ocean’s Eleven, il successo di Steven Soderbergh del 2001, è un remake di Rat Pack del 1960 che contava nel suo cast Frank Sinatra e Dean Martin, o Il Grinta dei fratelli Coen che regge alla grande il confronto con il suo originale del 1969 (grazie al quale John Wayne vinse un Oscar).

Non sempre i remake significano pigrizia creativa, ma questi possono sacrificare perle abbandonate nei cassetti di produttori e che forse non vedremo mai. Un problema che sarà risolto solo con la fine della crisi del cinema.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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