Ritrovato un romanzo di Renata Montanarella, la “Sirenetta” di d’Annunzio

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Il dattiloscritto inedito Una donna, romanzo breve della figlia di Gabriele d’Annunzio Renata Montanarella, è stato donato alla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani dalla moglie di Francesco Montanarella, figlio di Renata e Silvio Montanarella, e dalla sorella Maria Teresa. L’opera era custodita fra le carte di Francesco Montanarella e donato dalle due donne in seguito alla sua morte avvenuta nel 2016.

Una donna

Renata Anguissola in Montanarella nasceva il 9 gennaio del 1893 a Resina (Na) dalla relazione fra Gabriele d’Annunzio e Maria Gravina Cruyllas, moglie di Guido Anguissola, conte di Ramacca. La donna veniva chiamata affettuosamente dalla madre, di origini siciliane, Cicciuzza e dal padre Sirenetta, quasi una metatesi del toponimo Resina, e chiamata Beata come la bambina della Gioconda (1899).

Una donna è un romanzo tutto al femminile di 112 pagine numerate che racconta le vicende di Lina, giovane danzatrice rimasta incinta e abbandonata dal padre del bambino. Dopo pochi giorni dal parto, Lina deve lasciare il bambino ad una donna del popolo e correre al capezzale del padre morente. Le vicende maturano sullo sfondo veneziano. Infatti, la donna, consumata dal rimorso, continua la sua attività di ballerina su diversi palcoscenici di teatri e proprio a Venezia conosce e si innamora di un giovane ufficiale di Marina, Mario Berni, che decide di prendersi cura del bambino come se fosse il suo. Ma la guerra intralcerà gli esiti positivi per questa storia d’amore.

Secondo il presidente del Vittoriale e giornalista Giordano Bruno Guerri, il romanzo contiene molti riferimenti biografici della “Sirenetta”. Basti pensare ai luoghi veneziani e alla figura di Mario Berni, quale alter ego di Silvio Montanarella, aviatore e fondatore del Battaglione San Marco, futuro marito di Renata che sposò proprio a Venezia. Dal loro matrimonio nacquero otto figli. Il giornalista fa notare, inoltre, la forte presenza delle immagini e dell’atmosfera del Notturno dannunziano nel romanzo Una donna. Infatti Renata Montanarella assistette il padre nel periodo di convalescenza alla “Casetta Rossa” sul Canal Grande a Venezia e a lei si deve la trascrizione e il riordino dei “cartigli” dell’opera pubblicata nel 1921.

Renata Montanarella

L’importanza dei luoghi veneziani è evidente perché rappresentavano luoghi cari che Renata condivise sia con il marito, sia con il padre Gabriele e che riemergono puntualmente nel romanzo. Ad esempio il periodo di convalescenza paterno, il quale perse quasi del tutto la vista all’occhio destro dopo un ammaraggio nelle acque di Grado nel 1916, durante il quale conobbe Silvio e lo sposò proprio quell’anno, nell’agosto 1916. La vicinanza col padre, l’influenza del Notturno e la sua ripresa aggettivale avviene specialmente nei ritagli funerei dell’opera dannunziana:

Usciamo. Mastichiamo la nebbia./La città è piena di fantasmi./Gli uomini camminano senza rumore, fasciati di caligine./I canali fumigano./De i ponti non si vede se non l’orlo di pietra bianca per ciascun gradino./Qualche canto d’ubriaco, qualche vocio, qualche schiamazzo./I fanali azzurri nella fumea.

Tuttavia resta una domanda: perché il dattiloscritto inedito di Renata Montanarella non è mai stato dato alle stampe? Forse ha subito la stessa sorte di un’opera di 69 pagine, nelle quali Renata raccontava il periodo di convalescenza del padre a Venezia e la redazione del Notturno, ma che non fu pubblicato. In una lettera del 28 marzo 1921, Renata che non mancava di chiedere un supporto economico per la sua famiglia numerosa al padre, chiedeva al poeta la pubblicazione del volume. Ma la pubblicazione fu bloccata dallo stesso padre. Probabile gelosia? La docente di teoria della letteratura presso la Ca’ Foscari di Venezia Ilaria Crotti cerca di far luce su questa vicenda, dopo aver trovato nell’archivio del Vittoriale altri scritti di Renata ed epistole, pubblicate come Il “Notturno” della Sirenetta.

Certamente il rapporto tra la Sirenetta e il Poeta Vate è sempre stato particolare, da come si evince in una lettera del 9 gennaio 1950 nella quale Renata scriveva, riguardo alla partenza di Eleonora Duse, amante del padre: «“Ci ha lasciati e non tornerà più”. Mi disse platonicamente mio padre senza preoccuparsi della mia sofferenza e della mia solitudine», ma è stato anche un rapporto stretto e di profondissimo affetto.

Renata Montanarella, la Sirenetta dannunziana, morì a Roma l’11 gennaio 1976 e nel 1977 la sua salma è stata traslata nei giardini del Vittoriale. Sulla sua tomba sono stati incisi i versi che il padre le dedicò, tratti dal Notturno:

La sirenetta appare sulla soglia, porta un mazzo di rose, è un angelo che si distacca da una cantoria fiorentina, quando parla il mio cuore si placa.

Giorgia Zoino per MIfacciodiCultura

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