#ArtSpecialUNESCO – Ivrea, città industriale del XX secolo

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Torniamo a parlare di siti UNESCO a carattere materiale con la città di Ivrea, il cui insediamento industriale del XX secolo è stato riconosciuto Patrimonio dell’umanità lo scorso 1° luglio. La decisione, presa dal 42° Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito ancora oggi e fino al 4 di luglio a Manama, Capitale del Bahrein, fa salire a quota 54 i siti iscritti alla World Heritage List presenti sul territorio italiano.

Adriano Olivetti, l’industriale illuminato a cui si deve la creazione dell’insediamento industriale di Ivrea, oggi sito UNESCO

La città di Ivrea è entrata nella World Heritage List limitatamente a quell’area industriale che si estende per circa 72.000 ettari, sede della Olivetti S.p.A., famigerata per la produzione di macchine da scrivere e da calcolo, nonché una delle più importanti industrie italiane di sempre. Il complesso industriale si compone di ben 27 edifici, tutti costruiti tra il 1930 ed il 1960. Destinato all’attività produttiva dell’azienda, il progetto architettonico realizzato nell’arco temporale di un trentennio, si compone anche di strutture rivolte ai servizi sociali e alle residenze dei dipendenti dell’industria Olivetti, volendo offrire, agli inizi del XX secolo, un modello di città industriale all’avanguardia ed in grado di evolversi.

Si deve, in particolare, alla figura di Adriano Olivetti, esponente di spicco della famiglia Olivetti e illuminato industriale, l’ideazione del maestoso insediamento. Fu proprio grazie ad esso che ad Ivrea, a partire dal 1934, si diede vita al cantiere in questione, tutto ispirato ai principi architettonici del razionalismo secondo quello che, agli inizi del ‘900, era il gusto dell’epoca. Tuttavia il disegno urbanistico-industriale, così come concepito da alcuni dei più illustri architetti razionalisti del tempo (Figini e Pollini, Cattaneo, i BBPR solo per citarne alcuni), non rimane fine a se stesso, inserendosi all’interno di un più ampio programma economico e sociale.

Officina dell’insediamento industriale di Ivrea, realizzata su progetto di Figini & Pollini. 1934-1939

Secondo quanto si legge sul sito dedicato ai siti UNESCO presenti in Italia, “La proposta di Olivetti si distingue nel panorama delle proposte comunitarie del XX secolo per l’eterogeneità dei riferimenti culturali alla base dell’idea di comunità, e per il ruolo assunto dalla fabbrica, a cui è affidato il compito di motore di ricchezza e fulcro delle relazioni sociali“.

Posta, dunque, la vocazione sociale di questo modo innovativo di fare impresa, immediate risulteranno le analogie con un altro sito UNESCO, di cui già abbiamo avuto modo di parlare: l’insediamento industriale Crespi d’Adda, Patrimonio dell’umanità dal 1995. Anche l’insediamento industriale Crespi d’Adda fu realizzato, infatti, per volere di un illuminato industriale, Cristoforo Benigno Crespi, che sul finire del XIX secolo volle dare vita, accanto al proprio cotonificio, ad un intero villaggio destinato ad essere vissuto dagli operai della neonata industria tessile. Tuttavia, ciò che distingue l’insediamento industriale di Ivrea da quello realizzato dal Crespi è che il primo, a differenza del secondo che fu costruito ex novo, ha saputo amalgamarsi con il tessuto urbano circostante ponendosi al centro, per circa 30 anni, del dibattito urbanistico del XX secolo.

Una delle prime macchine da scrivere della Olivetti, tra le più importanti industrie italiane di sempre

Per i caratteri esposti di questo neo sito UNESCO, il 42° Comitato del Patrimonio Mondiale lo ha inserito nella World Heritage List secondo il IV criterio essendo la città di Ivrea un eccezionale esempio di ensemble architettonico o tecnologico o paesaggistico che illustri uno stadio significativo o stadi significativi nella storia umana (IV criterio UNESCO).

Sale così a 5 il numero dei siti UNESCO tangibili presenti nella regione del Piemonte: insieme alla città industriale di Ivrea ci sono i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Rero e Monferrato, le residenze della Casa Reale di Savoia in Piemonte, i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia e i siti palafitticoli dell’arco alpino.

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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