La scoperta della prima opera di Leonardo da Vinci rilancia l’Italia

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Il mondo e l’Italia possono festeggiare. È stata recentemente individuata la prima opera di Leonardo da Vinci, uno dei più importanti artisti del Rinascimento europeo e anche italiano. Se questa è certamente una bellissima notizia, soprattutto per l’Italia, non è possibile non porsi numerosi interrogativi. Uno su tutti: sarà l’Italia in grado di dare il valore necessario all’opera di uno dei suoi più importanti artisti? Il nuovo governo giallo-verde saprà valorizzare questo inestimabile tesoro? 

L’importante annuncio è stato dato dal professor Ernesto Solari, riconosciuto esperto di Leonardo e studioso di pittura europea tra il Cinque e Seicento, e dalla professoressa Ivana Bonfantino, studiosa di grafologia leonardiana. Sostiene Solari che «Leonardo era già Leonardo» già nella prima giovinezza, quando nel 1471 a soli 19 anni realizzava, su una piastrella di terracotta invetriata, l’Arcangelo Gabriele, dai lineamenti che ricordano quelli dell’artista stesso. I due studiosi, dopo tre anni di lavoro di squadra e dopo aver consultato seimila documenti, ritengono che Leonardo avrebbe dipinto la prima opera dopo l’apprendistato presso la bottega di Andrea Verrocchio. Questa prima opera di Leonardo ha un’importanza capitale anche stilare un profilo biografico dell’artista nella prima giovinezza. La prima opera certa attribuita all’artista è Il paesaggio della Valle dell’Arnodel 1473. La presenza delle ali del pavone alludono al sacro e all’immortalità, ma ci sono anche riferimenti a stampo laico. Nel retro della maiolica vi sono sei tasselli moltiplicati per sei, i quali indicano la ricerca della perfezione. La presenza della firma permette di attribuire l’opera al genio vinciano.

L’Arcangelo Gabriele, la prima opera di Leonardo

Quali considerazioni trarre? Leonardo, nonostante il tema religioso, alla sua maniera riesce a rappresentare anche elementi secolari. Questo era lo spirito del Rinascimento: l’uomo si riscopre al centro di tutto e alla conoscenza del profondo poteva e doveva anelare, come testimonia Leonardo con la rappresentazione del ritorno all’antropocentrismo dopo il teocentrismo medioevaleL’uomo vitruviano (rappresentato anche dietro alla moneta da un euro) deve essere letto anche nel più ampio contesto epistemico del Rinascimento, osservando anche opere quali Orazione sulla dignità dell’uomo di Pico della Mirandola, che contiene il celebre Homo faber fortuna suae l’uomo è padrone del proprio destino»). Il mondo dominato da Dio lascia adesso spazio al libero arbitrio.

Leonardo e il suo talento precoce ripropongono l’annoso problema al quale l’Italia non riesce a dare una risposta (forse perché non vuole): la fuga di cervelli. Tre parole che tutti conoscono purtroppo bene e che rivelano la profonda crisi culturale e umana della società odierna: il paese non riesce a far crescere, motivandoli a sufficienza, futuri talenti nelle proprie università o negli ambienti di lavoro, facendo sì che i più volenterosi optino per allontanarsi e cercare fortuna altrove. Leonardo è vissuto in uno dei momenti più fiorenti della storia italiana da ogni punto di vista, cioè il Rinascimento. I fasti della corte papale e i vari stati italiani hanno prodotto nel Cinquecento importavano diversi artisti, da Michelangelo a Raffaello, pertanto è naturale che Il simbolo di quest’epoca fiorente sia proprio una delle opere più belle dell’artista urbinate, cioè la celebre Scuola di Atene. Cosa sarebbe successo, invece, se Leonardo fosse vissuto nell’Italia del 2018? Sarebbe emigrato? Per finire a lavorare dove? Avrebbe fatto ritorno in italia? Non saremo mai in grado rispondere a questi interrogativi, sarebbero a tutti gli effetti mere supposizioni.

Il professor Salvatore Settis ha recentemente incalzato il premier Giuseppe Conte facendogli presente la situazione dei beni culturali e dell’istruzione. Il governo italiano è intenzionato a prendere provvedimenti per far sì che la prima opera di un genio come Leonardo sia conservata nei molti musei italiani o, invece, ci si deve aspettare un suo trasferimento? La speranza comune è che rimanga in Italia, ma tutto (purtroppo) è possibile. Il Vaticano stesso non è più la fucina che ha formato artisti di fama mondiale, eppure occorre che anche questo prenda una posizione e si coordini affinché l’Italia venga riconosciuta come un sistema culturale di ampio respiro in grado di prendersi cura delle sue bellezze artistiche, salvaguardandole da sé e condividendole col mondo al fine di valorizzarle e promuovere la cultura. Il passato è passato, ma come ha scritto Gramsci «la storia insegna, ma non ha studenti». L’Italia guardi al suo passato e si ricordi che artisti come Leonardo l’hanno resa grande nel mondo. Forse è il caso di attualizzare la lezione gramsciana.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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