Marlon Brando: Rock and roll prima del Rock and roll

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Marlon Brando, Fronte del porto

Si dice che il valore degli autografi di Marlon Brando fosse più alto della cifra sugli assegni che firmava, così che questi non venissero nemmeno incassati; che avesse in casa una biblioteca composta da quattromila volumi su ogni argomento; e anche che si presentasse sul set di The score vestito solo dalla cintola in su perché non voleva che il regista Frank Oz lo inquadrasse diversamente. Fu uno straordinario attore e abile amante, un’icona di stile e tra i migliori interpreti delle crisi esistenziali che turbavano i giovani del secondo dopoguerra. Il Los Angeles Magazine ebbe da dire che fu «rock and roll prima ancora che si sapesse cos’era, il rock and roll»: in realtà Brando dovette sempre misurarsi con un senso di abbandono che lo perseguitò sin da bambino e la recitazione gli si presentò come il riscatto su un mondo a volte poco magnanimo.

Nato in Nebraska il 3 aprile del 1924, era il terzo e unico figlio maschio di una semplice famiglia di origini europee. Il conflittuale rapporto con il padre e la dipendenza dall’alcol della madre segnarono la sua infanzia: fu proprio per attirare l’attenzione della donna, brillante attrice locale, che già allora Marlon si cimentava in imitazioni e siparietti, mostrando una particolare propensione.

Marlon Brando e Tarita Teriipia sul set di Gli ammutinati del Bounty

Crescendo, svolse diverse mansioni e approdò alla recitazione solo quando decise di seguire le sorelle a New York nel 1943: qui frequentò la scuola di Erwin Piscator, The Dramatic Workshop, e da Stella Adler apprese i segreti del Metodo Stanislavskij. Ne fu uno dei massimi rappresentati e grazie a questo Brando poté calarsi al meglio nei suoi personaggi, esprimendo con incredibile intensità le loro emozioni. La scrupolosa attenzione con cui l’attore preparava i suoi ruoli è leggendaria: prima ancora del cotone nella bocca di Don Vito Corleone, Marlon aveva trascorso un mese a letto per interpretare il paraplegico Ken in Il mio corpo ti appartiene (1950) e per simulare la morte del Capitano Fletcher in Gli ammutinati del Bounty (1962) decise di giacere per alcuni minuti nel ghiaccio. Non sorprende affatto che una simile dedizione sia stata sin da subito riconosciuta e variamente premiata.

Debuttò come attore teatrale a Broadway nel 1944 e riscosse diversi successi, ma fu la sua interpretazione in Un tram chiamato Desiderio tre anni dopo a spalancargli del porte del cinema. La versione cinematografica della pièce di Tennessee Williams venne distribuita nelle sale nel 1951, per la regia di Elia Kazan: la carriera di Marlon Brando era ufficialmente decollata. I panni del rozzo e passionale Stanley Kowalski gli valsero la prima delle sue otto nomination all’Oscar, che riuscì ad aggiudicarsi nel 1955 recitando in Fronte del porto, ancora diretto da Kazan; sfortunatamente la statuetta venne rubata e non fece ritorno a casa per un po’…

Marlon Brando, protesi dentale per Il Padrino

Gli anni ’50 lo consacrarono stella del cinema, ma il decennio successivo non fu altrettanto generoso: una serie di imbarazzanti flop diede l’impressione che il tempo di Marlon Brando fosse già finito. Il suo unico film da regista, I due volti della vendetta, non ebbe il successo sperato, e persino la commedia di Charlie Chaplin La contessa di Hong Kong insieme a Sofia Loren si rivelò un triste fallimento.

È in questi anni che Brando abbracciò diverse cause attiviste: nel 1963 partecipò alla marcia su Washington e nel 1968 annunciò la sua solidarietà nei confronti del movimento afro-statunitense, declinando il ruolo di protagonista offertogli in Il compresso. Intanto, terminato il suo secondo matrimonio con Movida Castaneda, sposò l’attrice Tarita Teriipia: dall’unione nacque anche Cheyenne, che morì suicida nel 1995 dopo la scomparsa del suo compagno, ucciso dal fratellastro Christian Brando. Proprio a proposito del primogenito Marlon affermò di aver fallito come padre: la stampa bollò l’episodio parlando della “Maledizione dei Brando”.

La carriera di Marlon tornò a splendere nel 1971 grazie a Francis Ford Coppola, che lo chiamò a vestire i panni del suo padrino: l’interpretazione, la più acclamata nella vita artistica dell’attore, valse a Brando un secondo Oscar. Tuttavia stavolta non ritirò la statuetta personalmente e mandò al suo posto la nativa Maria Cruz, incaricandola di leggere un discorso contro i costumi di Hollywood. Nel 1980 annunciò il suo ritiro dalle scene, ma non prima di aver dato vita a due dei suoi personaggi più significativi: il vedovo Paul in Ultimo Tango a Parigi e il colonnello Kurtz in Apocalypse Now. Negli ultimi anni si limitò a brevi cameo incredibilmente remunerati, fino a quando il suo fisico adesso pesante e provato non lo costrinse su una sedia a rotelle.

Brando si spense a Los Angeles il 1° luglio 2004 a causa di un enfisema polmonare di cui soffriva da tempo. Sarà ricordato come uno personaggi più controversi della sua generazione, un ribelle dalla personalità forte ma anche gentile, un attore presuntuoso come solo i più grandi possono permettersi: Marlon Brando… è sempre lui.

Anna Maugeri per MIfacciodiCultura

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