#Ontheroad – Viaggio nell’Irlanda di James Joyce

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Percorso del Bloomsday

Il 16 giugno scorso se foste stati in Irlanda avreste celebrato il Bloomsday, ovvero dall’11 al 16 del sesto mese dell’anno vi sareste vestiti con costumi d’epoca e avreste fatto un pellegrinaggio alla riscoperta dei luoghi dell’anticonformista dubliner James Joyce. Il festival venne inaugurato nel 1950, per celebrare la ricorrenza dei trent’anni dalla scrittura dell’Ulisse e delle peripezie di Leopold Bloom, protagonista del libro. Inoltre, la data non è casuale in quanto fu il giorno in cui lo scrittore ebbe il primo appuntamento a Ringesend con Nora Barnacle, compagna di una vita e madre di due figli.

Verso la riva e più a largo si schiariva lo specchio del mare, scalciato da piedi veloci calzati leggeri. Seno bianco del mare velato. Gli accenti intrecciati, a due a due. Una mano che tocca le corde dell’arpa fondendo armonie intrecciate. Parole coniugate come onde bianche scintillanti sulla marea velata

La prima tappa è Sandycove, ovvero la torre in cui Joyce trascorse sei notti da convalescente nel 1904, finchè l’amico Oliver St John Gogarty non tentò di sparare a dei tegami sopra il suo letto, inducendolo ad andarsene. La martello Tower è anche presente nelle 265 000 parole dell’Ulisse, nello specifico compare all’esordio nel primo capitolo. Di seguito, si può fare una capatina al The Bailey in Duke Street, in cui venne festeggiato il primo Bloomsday nel 1954. Al numero 21 della stessa via si c’è anche il pub Davy Byrne’s, dove Leopold Bloom si ferma a prendere un panino al gorgonzola e un bicchiere di Borgogna.

David Byrne’s Pub

La terza tappa è curiosa perchè si tratta di una farmacia, nello specifico la Sweny’s in Lincoln Place: a dire il vero oggi non si vendono più farmaci quanto piuttosto libri, perchè funge da vero e proprio punto di ritrovo e scambio di volumi di seconda mano, provate a indovinare di chi. C’è poi la National Library in Kildare Street, dove si svolge l’episodio Scilla e Cariddi dell’Ulisse nonchè luogo prediletto da Joyce per conoscere gli scrittori che plasmeranno il suo pensiero anticonformista. Andando a Dublino, come pensare di non recarsi presso la casa natale di Joyce, in Usher’s Quay? Precisamente qui, cioè nell’abitazione in cui lo scrittore viveva con le zie, è ambientato I morti (1914), uno dei racconti più brevi al mondo. Sesta tappa dell’itinerario è il Belvedere College, in Great Denmark Street, dove il dubliner iniziò a studiare il 6 aprile 1893. Infine, c’è Sandymount Strand, una spiaggia presente in due episodi dell’Ulisse.

L’Irlanda, l’isola dei canti e dei saggi. Ho voluto dare un’immagine così completa di Dublino, che se un giorno la città dovesse improvvisamente sparire dalla faccia della Terra, potrebbe essere ricostruita sulla base del mio libro.

Dublino resta a tutti gli effetti un ritratto pittoresco di una realtà gremita di bellezze naturali eppure ancora arroccata nei propri gioielli arcaici, rappresentando per una mente quale quella di Joyce una roccaforte meravigliosa ma ancora lungimirantemente distante dall’ideale dell’Io dedito alla ricerca del sé autentico. Per quanto riguarda la tomba di Joyce, questa non si trova a Dublino bensì a Zurigo, in Svizzera. Ciò che ancora si sente recitare nelle vie irlandesi durante il Bloomsday sono però le presunte ultime parole dell’autore, che a conferma del suo stile sussurrano nell’ultima notte «Nessuno lo capisce?».

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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