Arte e politica nel nuovo saggio di Carlotta Sylos Calò: “Corpo a corpo”

0 1.531

Un confronto fra il mondo dell’arte e quello della politica è sempre necessario, soprattutto se si tratta del decennio che va dal 1959 al 1969. Carlotta Sylos Calò ce lo propone nel suo Corpo a corpo. Estetica e politica nell’arte italiana degli anni Sessanta, edito da Quodlibet Studio. La studiosa, dopo una laurea, una scuola di specializzazione in Storia dell’arte e un dottorato di ricerca in Storia dell’arte contemporanea, insegna oggi Teorie dell’arte contemporanea presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, collabora con il MAXXI e il Ministero per i beni e le attività culturali e scrive per riviste di settore tra le quali Piano b e Doppiozero.

corpo a corpoIl suo saggio vuole essere un’analisi dettagliata delle vicende dell’arte in Italia in relazione alle trasformazioni sociali dello storico decennio. Gli artisti e i critici vengono presentati come eroi impegnati in un vero e proprio corpo a corpo con il presente, in cui l’arte diventa un superpotere per la definizione di un’identità individuale e collettiva.

Non mancano le riflessioni di autori quali Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini e Umberto Eco che delineano il profilo del Bel Paese, interpretando le varie correnti artistiche nel loro rapporto con il passato, il presente e il futuro. Il viaggio a ritroso nel decennio avviene grazie a dibattiti, analisi di opere, inchieste e mostre, attraverso questioni di carattere sia estetico che politico. Parole chiave sono società di massa, alienazione, mercato e militanza.

Un ruolo particolare viene attribuito al racconto dello Scandalo dei Sacchi di Alberto Burri che Carlotta aveva già affrontato in Messi nel sacco. L’opera di Burri tra rifiuto e consenso dall’interrogazione parlamentare del 1959 alla retrospettiva alla Galleria nazionale di Roma del 1976. Per capirci, Burri nella prima metà degli anni Cinquanta eleva il logoro sacco di iuta ad opera d’arte, applicandolo su tele tinte di rosso o di nero. Un nuovo materiale per una nuova visione.

Giuseppe Penone, Albero Porta

La studiosa ci accompagna poi negli anfratti più nascosti della cosiddetta arte povera che seguiamo fino allo scioglimento del gruppo. Il movimento, così definito da Germano Celant nel 1967, comprende artisti quali Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Mario Merz, Pino Pascali e Michelangelo Pistoletto. Nato in aperta polemica con l’arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti, propone l’utilizzo di materiali appunto poveri come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali, con l’intento di risvegliare le strutture originarie del linguaggio della società contemporanea, dopo averne attaccato il conformismo e il consumismo.

Da questo punto di vista è interessante il lavoro di Giuseppe Penone che opera su travi di legno e vi intaglia la figura originaria del ramo e del tronco, liberando così l’albero dalle costrizioni in cui l’industria lo aveva confinato.

Il lavoro di questo gruppo di artisti si caratterizza soprattutto a livello concettuale, è fatto di simboli e antisimboli. Esemplare la provocazione lanciata da Giovanni Anselmo in Scultura che mangia, opera formata da due blocchi di pietra che schiacciano un cespo di lattuga, vegetale inevitabilmente destinato al deperimento. Molto frequente è anche l’uso di oggetti viventi, come in Kounellis, il quale fissò un pappagallo vivo su una tela dipinta, per dimostrare in maniera provocatoria come la natura disponga di più colori di qualsiasi opera pittorica.

Altro punto cardine è l’attacco alla concezione dell’unicità ed irripetibilità dell’opera d’arteMimesis di Giulio Paolini consiste così in due identici calchi di gesso che raffigurano una scultura dell’età classica, posti l’uno di fronte all’altro come impegnati in una fantomatica conversazione.

Chi volesse approfondire può quindi trovare pane (letteralmente) per i suoi denti con Corpo a corpo. Estetica e politica nell’arte italiana, valida zattera di salvataggio per decriptare il decennio in oggetto, compiendo un viaggio a ritroso nella sua straordinaria forza creativa, per ricavare un’immagine dell’arte e dell’artista quali tizzoni e braci di un fuoco che ancora oggi rimane fieramente acceso.

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.