La strage di Ustica: ascoltare l’arte per non dimenticare

0 870
La strage di Ustica: ascoltare l'arte per non dimenticare
La Repubblica il giorno dopo la strage di Ustica

Ricorre oggi il 39° anniversario dalla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno del 1980, il disastro aereo che coinvolse il volo IH 870 che partì dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna con destinazione Palermo. L’aereo di linea della compagnia italiana Itavia non giunse mai a destinazione; si destrutturò in volo per cause incerte sprofondando nel Mar Tirreno tra Ustica e Ponza; nel 2014 in alcune intercettazioni relative all’inchiesta su Mafia Capitale venne affidata la responsabilità agli Stati Uniti.

L’estate del 1980 fu teatro di paura ed orrore per la cittadina emiliana, in un intreccio tra tragedia umana e tragedia civile. Il 2 agosto il cuore pulsante della città fu colpito fisicamente con l’esplosione della bomba alla stazione centrale. Fu così che nel giro di pochi mesi Bologna fece il conto con 81 vittime del disastro aereo ed 85, esclusi i numerosi feriti, dell’atto terroristico alla stazione ferroviaria.

In memoria del traumatico evento avvenuto la mattina del 2 agosto rimane l’orologio, posto sulla facciata dell’ala ovest dell’edificio, con le lancette bloccate alle ore 10.25, ora precisa in cui scoppiò la valigia abbandonata. Per ricordare le persone coinvolte nel disastro aereo invece è stato allestito, grazie alla volontà dell’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e alla collaborazione dell’artista Christian Boltanski, il Museo per la Memoria di Ustica. L’inaugurazione dello spazio risale a undici anni fa, aperto al pubblico nel 2007 il giorno della ricorrenza.

La strage di Ustica: ascoltare l'arte per non dimenticareL’installazione permanente dell’artista francese dialoga nell’ampio spazio degli ex magazzini ATC con il relitto del velivolo DC9 I-TIGI, trasportato a Bologna nel 2006, dopo la lunga permanenza nell’hangar di Pomezia (dove rimase, dal recupero avvenuto nei primi anni Novanta, a disposizione della magistratura per le indagini). Il suggestivo museo si incentra su una linea differente da quella classica, che spesso vede messo al centro visivamente l’aspetto personale ed intimo delle persone. Boltanski ha scelto invece di rinchiudere gli affetti personali dei passeggeri all’interno di nove scatole nere, cercando così di stemperare l’aspetto voyeuristico. Essi sono stati catalogati e raccolti in una lista in vendita presso il museo: pinne, maschere e boccagli, bambole, creme e deodoranti, scarpe e vestiti, agende e documenti. L’artista ha preferito concentrasi su altri canali di comunicazione, puntando sulla presenza sonora a discapito dell’assenza visiva. Nell’ambiente è posizionata centralmente la carcassa dell’aereo, affiancata dalle 9 scatole nere e sovrastata da 81 lampadine che si accedono e spengono delicatamente ad intermittenza. Sotto i porticati che circondano lo spazio centrale sono invece posizionati 81 specchi neri dotati di altoparlanti che ripetono come una nenia frammenti di ipotetici discorsi/pensieri dei passeggeri del volo. Il visitatore è immerso in suggestivo luogo animato da presenze seppur ingombranti (le casse nere e il relitto) silenziose e da essenze seppur invisibili invasive e toccanti, dove lo spirito delle vittime comuni è più vivo che mai.

Art-making is not about telling the truth but making the truth felt

Christian Boltanski

Christian Boltanski, nato a Parigi il 6 settembre del 1944, è conosciuto in particolar modo per le sue installazioni realizzate mediante l’utilizzo di diversi mezzi espressivi in cui fotografie, video, audio, testi e oggetti dialogano tra loro ricreando delle ambientazioni suggestive.

La strage di Ustica: ascoltare l'arte per non dimenticare
C. Boltanski, Animitas, 2017 – immagine simbolo della mostra

È uno degli artisti più influenti del panorama artistico contemporaneo i cui soggetti si focalizzano prevalentemente sul temi della memoria e della morte; argomenti che si adattano alla perfezione alla sua abilità di evocare ricordi, trasformando in personale ciò che non ci appartiene direttamente. Tale meccanismo si innesta anche nell’istallazione realizzata al Museo della Memoria di Ustica, dove i pensieri delle vittime possono perfettamente combaciare con i pensieri dei visitatori. I suoi lavori sfruttano il fascino “dell’immagine comune” che sia essa voce, testo scritto o immagine; non a caso i suoi primi lavori fotografici coinvolgevano album di famiglia, sfruttando la fotografia come immagine del tempo perduto. Ciò vale anche per la pubblicazione degli oggetti dei passeggeri del volo HI 870 in cui sono raccolte le fotografie degli affetti personali.

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.