Quando giornalismo rima con eroismo: la storia di Veronica Guerin

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Dublino, 5 luglio 1958. Nasce Veronica Guerin, figlia del contabile Christopher e della casalinga Bernadette. La cornice storica è quella della capitale irlandese, in continua trasformazione, in espansione per il boom economico ma anche incapace di controllare l’ampliamento e di gestire le variegate componenti sociali. Fin da piccola, Veronica si rivela essere un’appassionata sportiva, praticando in particolare l’atletica leggera, il basket, il calcio e il camogie, uno sport femminile di squadra giocato con una palla e racchette di frassino. Il dolore procuratole da un’ernia al disco non le impedisce di partecipare, a 15 anni, alle finali del torneo nazionale di football All-Ireland. Si fa notare anche tra le file della squadra nazionale femminile di basket e per la nazionale femminile di football irlandese gioca fino ad almeno 23 anni, partecipando alla partita contro l’nghilterra nel 1981. È pertinace e testarda, Veronica, vuole sempre andare fino in fondo: prima nelle gare sportive, poi, come vedremo, nelle sue inchieste giornalistiche.

Veronica Guerin

Dublino, 1990. Dopo impieghi di contabile, segretaria, agente elettorale e tesoriera di partito, a 32 anni finalmente viene assunta come cronista dal Sunday Business Post e dal Sunday Tribune. Questa era la vera sfida della sua vita: occuparsi della malavita dublinese, ma non prendendone le distanze od osservandola dall’alto; no, bensì entrando in contatto con essa, seguendola da vicino, anche di nascosto, interrogandola, cercando di capire i suoi meccanismi per poi spiegarli al pubblico.

Dublino, 1994. Veronica inizia a scrivere per la sezione di cronaca nera del Sunday Independent. Ma quando si interessa al traffico di droga che dilania la città, cominciano ad arrivare le prime minacce di morte. I narcotrafficanti con base a Dublino sono molto potenti e senza rivali. Veronica ha un figlio e sa che la droga (soprattutto quella pesante, come eroina ed ecstasy), se facilmente accessibile, mette in costante pericolo la vita dei più giovani. Il problema deve essere evidenziato per portarlo direttamente sotto gli occhi dello Stato, che non può rimanere indifferente. Eppure, nulla si muove finché raffiche di proiettili sparate vicino a casa sua non la mettono in serio pericolo.

Dublino, 1995. A fine gennaio, Veronica viene gambizzata da ignoti nei pressi della sua casa. Le viene assegnata allora una scorta, che possa accompagnarla e proteggerla durante il suo lavoro. Tuttavia, a lei non piace girare con la scorta: sostiene che sia troppo ingombrante, che la intralci nel suo lavoro. La sua passione per la verità non la fa demordere, è una vera missione per la vita; i suoi superiori ne lodano la straordinaria dedizione e l’impegno infaticabile, ma soprattutto l’incredibile coraggio. Purtroppo, la situazione continua a peggiorare. A settembre, venne percossa e minacciata dal narcotrafficante John Gilligan, durante un’intervista. Il giorno successivo, il criminale le telefonò, promettendole un rapimento e sevizie ai danni del figlio, nonché la morte, se avesse continuato a pubblicare articoli sui narcotrafficanti dublinesi.

Dublino, 26 giugno 1996. È la fine: Veronica sta guidando la sua auto lungo la Naas Dual Carriageway, una strada di periferia che porta in città. Non si accorge di essere seguita da una moto. Si ferma al semaforo rosso. È un attimo: la motocicletta, con su due uomini incappucciati, si accosta al suo finestrino. Uno dei due le spara sei colpi ravvicinati. Veronica muore immediatamente. Stava preparando un intervento per la conferenza Morire per raccontare una storia: i giornalisti in pericolo, che si sarebbe svolta solo due giorni dopo a Londra.

Cosa accadde dopo. L’assassinio di Veronica scosse fortemente l’opinione pubblica nazionale. Una vita trascorsa a Dublino e per Dublino: l’intera città fu immobilizzata dal lutto, e gli esercizi commerciali chiusero per almeno un giorno. Il capo della Repubblica d’Irlanda definì questo omicidio un “attacco alla democrazia“. Il Parlamento non rimase con le mani in mano e in una settimana mise a punto due Atti volti a migliorare le indagini sul riciclaggio di denaro sporco e ad aggravare le relative pene nell’ordinamento giuridico irlandese.

Cate Blanchett l’ha interpretata nel film del 2003 “Veronica Guerin – Il prezzo del coraggio”

Questa storia pone alla nostra società una grave domanda: è davvero necessario il sacrificio di un giornalista per permettere a uno Stato di ritrovare la propria identità e ricostruire la propria legalità? Veronica, certo, non se n’è andata invano. Nell’anno successivo, il lavoro congiunto di amministrazione e polizia ha portato a 150 arresti, arginando notevolmente lo spaccio di droga all’interno della città. I sicari della donna sono stati trovati, processati e condannati all’ergastolo. Il mandante era John Gilligan, il narcotrafficante che l’odiava per le sue ingerenze e che l’aveva picchiata ferocemente durante un’intervista. Gilligan, proprio il giorno prima dell’omicidio, era fuggito dall’Irlanda per recarsi ad Amsterdam. Tuttavia, non tornò in Irlanda fino al 2000, quando venne concessa l’estradizione. Processato, non fu mai condannato per l’omicidio della Guerin a causa della mancanza di prove: gli furono invece dati 28 anni per un altro crimine, legato all’importazione della cannabis.

La giustizia umana è fallace. Eppure, la verità è sempre una e una sola. Oggettiva. Veronica Guerin ha sempre cercato di carpirla e il modo per ottenerla era recarsi ogni giorno, ogni notte, nei luoghi più malfamati della città, a contatto coi crimini e i criminali più efferati. Fin dall’inizio lei aveva accettato il rischioso stile di vita necessario al suo giornalismo d’inchiesta, credendo fermamente che “Nobody shoots the messenger”: Nessuno uccide il messaggero. In greco antico, il messaggero è l’ἄγγελος, angelo: e questo lei è diventata, una voce immortale che ha destato le coscienze e la dignità di un intero Paese.

Per conoscerla meglio. Vi consiglio il film Veronica Guerin – Il prezzo del coraggio, uscito nel 2003 e diretto da Joel Schumacher, in cui Veronica è interpretata da Cate Blanchett.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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