In ricordo di Salvador Allende, el Compañero Presidente

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El Compañero Presidente, un rivoluzionario non violento che nel giro di pochi anni ha attuato quelle riforme socialiste che diedero vita alla revolución con sabor a vino tinto y empanadas, dal carattere umano e pacifista. Salvador Allende nasce a Valparaíso il 26 giugno 1908 e muore a  Santiago del Cile l’11 settembre 1973: politico cileno, laureato in medicina, è stato il primo Presidente marxista eletto democraticamente. Sconvolgendo  tradizioni e consuetudini, preoccupò ed infastidì non poco la presidenza americana: è stato un personaggio controverso e scomodo a molti, ateo e massone di famiglia (Loggia di Valparaiso), fu legato da una profonda amicizia con l’anarchico Juan De Marchi, calzolaio di origini italiane, che lo influenzò fortemente nella sua formazione politica.

In ricordo di Salvador Allende, el Compañero Presidente
Salvador Allende

Firmò il telegramma al governo tedesco di protesta contro la persecuzione degli ebrei, ma fu poi criticato per non aver concesso l’estradizione in Germania del criminale nazista Walter Rauff. Ripristinò le relazioni diplomatiche con la Cuba di Fidel Castro, strinse rapporti col presidente argentino Héctor José Cámpora, e con Perón. Ricevette il premio Lenin per la pace da parte dell’Unione Sovietica, con cui istituì un rapporto di servizi d’intelligence e collaborazione, tramite l’amico Svyatoslav Kuznetsov, ufficiale del KGB. Negli anni ’70 gli Stati Uniti affrontano con pugno di ferro le contraddizioni dell’America Latina, ostacolando i processi di democratizzazione in molti Stati dominati da spietate dittature. Il Cile aveva conservato istituzioni democratiche anche fra le due guerre mondiali e superato le tensioni del dopoguerra senza scivolare in regimi militari, ma rivestiva un ruolo chiave in ambito internazionale, essendo il principale produttore di rame.

I provvedimenti del nuovo governo Allende portarono alla nazionalizzazione di banche, compagnie di assicurazione, energia elettrica, trasporti ferroviari, aerei e marittimi, le comunicazioni, la siderurgia, l’industria del cemento, della cellulosa e della carta, colpendo gli interessi delle grandi compagnie. Nazionalizzate anche le principali industrie private, fra cui appunto le contesissime miniere di rame, fino ad allora sotto il controllo delle americane Kennecott e Anaconda (la stessa Anaconda Company contro cui sta battagliando Maxima Acuna e per cui è stata insignita del premio nobel 2016). Nel 1973 dopo l’intervento di Allende, lo Stato Cileno controllava il 90% delle miniere, l’85% delle banche, l’84% delle imprese edili, l’80% delle grandi industrie, il 75% delle aziende agricole ed il 52% delle imprese medio-piccole.

Il suo programma di riforme sociali infastidì i poteri forti e  spaventò i ceti possidenti, che spostarono i capitali all’estero. Creò le leggi sulla sicurezza e la protezione dei lavoratori nelle fabbriche, l’aumento delle pensioni per le vedove, leggi sulla maternità. Attuò la riforma agraria, con sovvenzioni ai contadini e una tassa sulle plusvalenze. Furono introdotti la garanzia di mezzo litro di latte ad ogni bambino, incentivi all’alfabetizzazione, l’aumento dei salari, il prezzo fisso del pane, la riduzione degli affitti, la distribuzione gratuita di cibo agli indigenti e l’aumento delle pensioni minime. Sì al divorzio e all’annullamento delle sovvenzioni statali alle scuole private,  irritando i vertici della Chiesa cattolica. Allo scopo di stimolare la crescita economica, avviò un intenso programma di lavori pubblici, tra i quali la metropolitana di Santiago, per collegare meglio i quartieri operai. Case popolari ed investimenti per migliorare i servizi igienico-sanitari. 55.000 volontari inviati in tutto il paese per favorire istruzione e cure mediche.

In ricordo di Salvador Allende, el Compañero Presidente
Allende e Fidel Castro

Salvador Allende si distinse per il suo grande sforzo per ridistribuire la ricchezza a vantaggio dei cileni più poveri: «La storia è nostra e la fanno i popoli». Sostenne la diffusione dell’arte, finanziò diverse attività culturali, e creò la casa editrice Quimantu Editoriale: 12 milioni di copie di libri, riviste e documenti pubblicati, tra cui anche edizioni economiche di grandi opere letterarie. Per la prima volta la cultura entrò nelle masse, ed il popolo rispose con grande entusiasmo. Si crearono le biblioteche. Il sistema universitario diventò quasi gratuito, e le iscrizioni ai corsi aumentarono dell’89%. Fondata la Segreteria delle Donne per assistenza prenatale, servizi di lavanderia, programmi alimentari pubblici e centri diurni. Si guardò anche alla modernizzazione della pubblica amministrazione e non solo, con il Progetto Cybersyn, una rete informatica (con i primi computer), per trasmettere i dati dalle fabbriche al governo, consentendo la pianificazione economica in tempo reale. Allende sospese il pagamento del debito estero, i crediti dei potentati economici e dei governi esteri.

Nel frattempo, l’amministrazione Nixon esercitava una pressione sempre più crescente in vie legali (come l’embargo), ed altre più discutibili come il finanziamento degli oppositori politici nel Congresso Cileno e l’appoggio economico al sindacato dei camionisti, che paralizzò il paese. Il Cile veniva così piegato dal terrorismo, congiuntamente alla sospensione dei crediti esteri (per lo più statunitensi), e un’ondata di scioperi senza precedenti. Nixon diede disposizioni alla CIA: un governo di Allende in Cile non sarebbe stato accettato. Autorizzò milioni di dollari per fermarlo, dapprima si cercò di impedirgli la presidenza ed in seguito si puntò a convincere gli ufficiali delle Forze Armate cilene ad effettuare il colpo di stato, trovando la disponibilità di Pinochet. (Operazioni CIA Track I e Track II).

«È possibile che ci annientino, ma il domani apparterrà al popolo, apparterrà ai lavoratori. L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore»: sono le ultime parole di Allende, poco prima di togliersi la vita pur di non consegnarsi, mentre fuori i militari guidati proprio dal generale Pinochet portavano a termine il golpe che offuscherà il Cile per i successivi 17 anni. Si instaurò una dittatura militare spietata e repressiva, che ottenne dagli Usa aiuti economici, intensificatesi con la presidenza Regan. I soldati fucilarono i primi dissidenti catturati nell’Estadio Nacional de Chile, mentre i sostenitori di Unidad popular venivano sequestrati, torturati, e molti uccisi. Pablo Neruda, che aveva sostenuto la presidenza Allende, morì in ospedale in circostanze poco chiare. Venne sciolto il parlamento e furono proibiti i partiti politici. La quotidiana e sistematica violazione dei diritti umani da parte del governo Pinochet-USA, portò oltre 3000 vittime (anche non cilene), fra morti e desaparecidos, più di 30.000 persone torturate (Rapporto Rettig).

In ricordo di Salvador Allende, el Compañero Presidente
L’ultima foto conosciuta di Salvador Allende vivo

Di fronte al tradimento dei generali,  Allende respinse ogni ipotesi di fuga. Decise di resistere asserragliato con poche decine di seguaci nella Moneda, storico palazzo presidenziale, con alcuni fucili d’assalto Kalashnikov AK-47 regalati da Castro per la sua guardia personale (Grupos Amigos del Presidente).

Le immagini di quest’uomo non più giovane in abiti borghesi, con l’elmetto in testa e il fucile in pugno, divennero negli anni a seguire il simbolo dell’estrema difesa dei valori della democrazia contro la dittatura. È l’amara fine di una presidenza che aveva stupito, e che aveva promesso di rappresentare tutti, socialisti e non, volendo realizzare il sogno cileno.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.

Estratto dall’ultimo discorso radiofonico di Salvador Allende, poche ore prima della sua morte, l’11 settembre 1973

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

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