Di paura il cor compunto – “Fear” di Carver: la paura nel quotidiano

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Raymond Clevie Carver Jr. (Clatskanie, 1938 – Port Angeles, 1988) è stato un poeta statunitense autore di opere narrative e poetiche dallo stile realista ed essenziale. Ho deciso di accogliere in questa rubrica la sua poesia Fear (Paura), contenuta nella raccolta All of Us: The Collected Poems (1996), in quanto, in un’elencazione breve ma esaustiva, racchiude tutte le paure che maggiormente tormentano l’uomo contemporaneo.

Raymond Carver

Il componimento ha una struttura semplice: è costituito di 27 versi, 26 dei quali compongono una lunga anafora, iniziando tutti con il sostantivo «paura»; il sostantivo è determinato generalmente da un complemento di specificazione che identifica la causa di questa emozione. Qui di seguito analizzerò i versi, a mio parere, più significativi. Come noteremo, i diversi tipi di paura sono talvolta associati in coppie antitetiche: la poesia fa riflettere sul fatto che spesso abbiamo paura non solo di una determinata situazione, ma anche del suo esatto contrario, creando un cortocircuito tra poli opposti ed ugualmente ansiogeni.

Fear of falling asleep at night.
Fear of not falling asleep.

Paura di addormentarsi la notte.
Paura di non addormentarsi.

La notte: sonno o insonnia? Ciascuna di queste due situazioni può provocare paura: il sonno perché può portare incubi; l’insonnia perché ti costringe a seguire il mulinello dei pensieri anche quando vorresti finalmente placarlo, e arriva quasi a trasformarlo in un gorgo che tutto travolge.

Copertina della raccolta “All Of Us”

Troviamo poi la «Paura del passato che ritorna» («Fear of the past rising up»): ecco che le esperienze più o meno traumatiche del passato tornano a fare capolino, a ripiombarci in situazioni e stati d’animo che credevamo di aver superato, a trascinarci indietro mentre vorremmo procedere, andare oltre, superare noi stessi.

Ma anche nel presente la paura può manifestarsi: «Paura del presente che vola via» («Fear of the present taking flight»). Questo verso fa scaturire tantissime immagini: la vertigine del tempo che scorre inesorabilmente, la cascata dei secondi che si susseguono senza possibilità di arresto, il desiderio di una pausa che non può realizzarsi.

«Fear of running out of money», ovvero «Paura di finire il denaro»: timore tipico del nostro secolo e delle nostre società, che individuano nel denaro un punto di riferimento non solo per gli scambi, ma anche per la vita stessa del singolo, come se il flusso di denaro fosse un cordone ombelicale che lo mantiene in vita. Tuttavia, sorprendentemente, nella sua lista Carver annovera anche la «Paura di avere troppo, anche se le persone non lo crederanno» («Fear of having too much, though people will not believe this»): la ricchezza assicura davvero la felicità, o perlomeno la liberazione dai timori e dalla paura di instabilità? È un’antichissima domanda, eppure la risposta, da secoli, sembra essere negativa. Un grande patrimonio può portare con sé onori, potere, agiatezza; con esso, tuttavia, i problemi non scompariranno, semplicemente saranno di diverso tipo e di diversa entità.

La maggior parte di queste paure quotidiane nascono dalla mancanza di controllo nata dall’imprevedibilità avvenimenti. È così anche per la coppia di paure «Fear this day will end on an unhappy note», «Paura che questo giorno finisca in maniera triste», e «Fear of waking up to find you gone», «Paura di svegliarmi e non trovarti più»: sia tra le ombre della sera che tra le luci del mattino possono nascere nuove insicurezze; ogni giorno a inseguire il miraggio della giornata perfetta; ogni mattino col timore di dover affrontare la giornata da soli, abbandonati tra i nostri simili, senza un sorriso o uno sguardo di comprensione.

Troviamo poi due versi molto intensi sull’amore: «Fear of not loving and fear of not loving enough», «Paura di non amare e paura di non amare abbastanza»; «Fear that what I love will prove lethal to those I love», «Paura che ciò che amo possa rivelarsi letale per quelli che amo». L’amore non si misura; o c’è, o non c’è. Eppure, anche quando lo proviamo, spesso ci troviamo a rimuginare chiedendoci se non amiamo abbastanza (o se, viceversa, non siamo abbastanza amati); proprio in quel momento, la paura fa capolino dietro all’amore. A volte, invece, a spaventarci può essere il presentimento (o la certezza) che i nostri interessi, passioni od ossessioni ci allontanano dalle persone che amiamo, da loro isolandoci.

Infine, rimane solo una paura – anzi due: «Paura della morte. / Paura di vivere troppo a lungo» («Fear of death. / Fear of living too long»). Qual è, tra le due, quella più pressante, più reale? Il poeta stesso sembra suggerirci la risposta nei due versi finali:

Fear of death.
I’ve said that.

Paura della morte.
L’ho detto.

La paura del quotidiano più opprimente sembra proprio essere quella della morte; essa, d’altronde, costituirebbe la fine del quotidiano stesso.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. angelawinstead dice

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