L’universo distopico di George Orwell: «Who controls the present now?»

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Eric Arthur Blair, meglio conosciuto come George Orwell (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950) è stato scrittore, giornalista e attivista politico-sociale, che attraverso i suoi libri ha saputo veicolare il proprio pensiero politico e le proprie amare previsioni sulla società.

Orwell

Un esempio del suo impegno e delle sue ideologie si ha ne l’Omaggio in Catalogna: nel diario-reportage, pubblicato nel 1938, Orwell racconta la sua esperienza durante la guerra civile spagnola durante la quale combatté nelle file del Partito Operaio di Unificazione Marxista contro il dittatore Francisco Franco.

L’anticonformismo dello scrittore britannico, fervente socialista, lo portò ad un antisovietismo esasperato ben evidente nel celebre romanzo distopico La fattoria degli animali, pubblicato nel 1945. La “favola satirica” si rifà ad eventi storici realmente accaduti, come la guerra civile spagnola e il Secondo conflitto Mondiale. Difatti esso è un’allegoria politica che colpisce specialmente la dittatura di Stalin in URSS.

In questo senso, l’analisi storica e sociale nell’opera punta alla polemica contro il nefasto esito della Rivoluzione russa attraverso le caricature di animali che si ribellano al loro padrone umano, Jones. Tutto il romanzo, infatti, è da leggere in chiave storica, sottintendendo la critica ai totalitarismi, la mistificazione della realtà dal potere politico sempre più centralizzato, il culto della persona, e, soprattutto, la soppressione delle libertà individuali.

L’inquietante attualità della visione orwelliana è ben rappresentata in 1984 pubblicato nel 1949, successivamente ai conflitti mondiali. Ulteriore romanzo distopico che prefigura le conseguenze dei regimi totalitari se non fossero stati superati. Inoltre l’opera offre uno scorcio chiarissimo delle forme di controllo “psichiche” sull’individuo e sull’intera società massificata.

La Londra in cui il protagonista Winston Smith vive risulta perfettamente gerarchizzata. La società è suddivisa in diverse fasce: la più alta costituisce il Partito Interno, che quasi ricorda la Nomenklatura russa; il Partito Esterno, composto dalla fascia medio-bassa ed infine il Prolet. Al vertice del totalitarismo c’è il Grande Fratello, mai conosciuto ma dalle sembianze staliniane e hitleriane.

Il Partito, il SOCING, attraverso i “teleschermi”, telecamere fissate in tutti i punti della città e nelle abitazioni, spia i suoi abitanti per accertarsi del loro conformismo politico, la devozione al Ministero della Vittoria, e per controllarli nella loro vita privata.

Ogni strumento di repressione di libertà individuali è efficace per tutelare il Partito. Tutto ciò che si oppone ad esso deve essere eliminato o manipolato, come accade con la Storia. Il controllo culturale avviene per avere pieno dominio del presente utilizzando a proprio vantaggio il passato per stabilire un futuro di assuefazioni e assoggettamenti, lo stesso proposito è rivelatore nella lingua adottata, la Neolingua. Ecco perché Winston appare sin dall’inizio un uomo snervato e senza identità. L’unico atto di “ribellione” di Winston è la stesura di un diario in forma cartacea all’angolo della stanza nell’unico punto in cui non arriva l’occhio del teleschermo, l’unico punto in cui c’è una parvenza di lucidità e libertà di pensiero, in forma isolata.

Dall’incontro con Julia sembra esserci la volontà di contrastare il regime, ma questa subito si affievolisce dopo la cattura e il condizionamento psicologico attraverso la logica del Bipensiero. La tecnica consta delle tre fasi dell’apprendimento, della comprensione e dell’accettazione, in cui il cervello deve muoversi tra due visioni opposte in modo da accettare totalmente i dogmi del Partito. La tecnica culmina, così, in un vero e proprio lavaggio del cervello con il quale il soggetto manipolato alla fine riconosce come vera e accettabile la verità alternativa che gli è stata “impiantata”. Il Bipensiero è dunque una forza coercitiva che controlla gli individui per offrire dei bisogni costruiti in modo da avere soggetti perfettamente controllati, pronti a rispondere alle stesse esigenze del Partito.

La società così ben delineata da Orwell altro non è che un panopticon benthamiano al quale aderisce lo slogan del Partito: «La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza». Inoltre il conformismo non è dato da soggetti che temono per la loro incolumità, bensì esso è indotto da una società che costruisce i bisogni in termini economici, storici e culturali.

Ecco l’inquietante attualità dello scrittore britannico. Odiernamente, la rete sociale degli internauti è fortemente influenzata dall’esigenza del controllo e dalla dittatura dell’immagine, da esigenze inculcate e ridotte in termini economici. In questo senso, non sorprende l’influenza dell’universo distopico orwelliano in letteratura, basti pensare a Stephen King, o in ambito cinematografico, come all’adattamento di Michael Radford, o del regista britannico Michael Anderson con Nel 2000 non sorge il sole, uscito nel 1956. Film, invece, ispirati fortemente al romanzo sono Brazil di Terry Gilliam e THX 1138, conosciuto come L’uomo che fuggì dal futuro di George Lucas. E ancora V per Vendetta dalla scrittura di Alan Moore e dai disegni di David Lloyd. Anche in ambito musicale non mancano riferimenti ad Orwell. Basti pensare all’album Diamond Dogs di David Bowie pubblicato nel 1974 con le tracce 1984 e Big Brother, o a Testify dei Rage Against The Machine, nell’album The Battle Of Los Angeles del 1999:

Who controls the past now controls the future / Who controls the present now controls the past / Who controls the past now controls the future / Who controls the present now?

Giorgia Zoino per MIfacciodiCultura

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