La torre in frantumi di Frank Gehry nella città di Van Gogh

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Frank Gehry, indiscussa icona dell’architettura contemporanea, realizzatore del Guggenheim di Bilbao, e Maja Hoffman, ereditiera del colosso farmaceutico La Roche, collezionista d’arte per passione e mecenate per missione, sono due personalità fuori dal comune, che hanno dato origine a qualcosa di straordinario.

Frank Gehry

In Camargue, ad Arles, nella città francese celebre per le vestigia romane e per aver ispirato il grande Vincent Van Gogh, che visse qui per più di un anno, ammaliato dalla luce e dai colori della Provenza. È proprio qui che nel 2013 la Hoffman acquisisce i capannoni ferroviari dismessi del Parc des Ateliers e decide di inserirli in un progetto molto più vasto che include, oltre al recupero di 5 edifici industriali, la realizzazione del quartier generale della Fondazione Luma di cui è fondatrice e presidente. Il testimone passa successivamente all’archistar canadese Frank Gehry, al quale si deve l’idea di creare una sorta di Silicon Valley del design, realizzando il masterplan dell’area e progettando la sede della Fondazione. Il nuovo complesso viene battezzato Luma Arles e si caratterizza per uno spazio fluido e dinamico, pensato per promuovere la comunicazione tra gli artisti, stimolare la ricerca e accogliere mostre e festival, che spaziano dalle arti visive alla fotografia, al cinema documentario senza tralasciare il design e l’editoria d’arte.

Il fulcro dell’intero complesso è però l’Arts Resource Center, torre alta 56 metri contraddistinta da undicimila placche metalliche, uniche e numerate, che creano superfici riflettenti sconnesse e frantumate, e che ricordano le cime calcaree di Les Apilles, piccola catena montuosa della valle del Rodano, raffigurata dallo stesso Van Gogh. Ecco che il design della torre, fortemente in stile Frank Gehry, con il suo aspetto a tratti curvo e a tratti spigoloso, cerca di catturare il movimento e i colori del contesto, innestandosi su un tamburo circolare in vetro che ricorda l’anfiteatro romano di Arles, e che fungerà da spazio di transizione tra interno ed esterno aprendo la vista sugli edifici industriali circostanti.

I capannoni ferroviari esistenti, con i loro soffitti alti e caratteristici, hanno rappresentato invece un enorme potenziale di riutilizzo. Gli interventi di Selldorf Architects mirano proprio a conservare il più possibile la struttura originale, sia negli esterni attraverso il restauro della pietra calcarea che negli interventi dove colonne, acciaio e tralicci sono mantenuti e lasciati a vista. Il Campus fungerà anche da parco pubblico, disegnato dall’architetto paesaggista Bas Smets, che connette il Parc des Ateliers con la città. I giardini che stanno crescendo sono realizzati con piante e fiori della regione e sono pensati appositamente per mitigare l’impatto del Maestrale e le temperature estive.

Un progetto enorme per una piccola città di provincia, che rappresenta tuttavia una delle culle dell’arte d’Europa. Arles vanta uno dei festival di fotografia più famosi del mondo, a sua volta conseguenza del movimento di grandi creativi che hanno fatto della località del sud della Francia una delle loro destinazioni preferite, per merito o colpa di Van Gogh che vi ha vissuto la sua ultima, breve ma luminosa stagione.
Anche se può sembrare una scelta azzardata, creare un polo d’arte contemporanea di questo calibro accanto a un piccolo centro, piuttosto periferico rispetto ai circuiti internazionali dell’arte, in realtà rappresenta un grande vantaggio in quanto valorizzare risorse e talenti locali consente di essere più vicini alle questioni universali.

Luma Arles, Parc des Ateliers, 45 chemin des Minimes, Arles

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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