Schiave, denigrate e abusate: quando la cultura può salvare la donna

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Umiliata in ogni modo possibile dal Cristianesimo (le epistole paoline possono essere definite misogine così come diversi padri della Chiesa, come Tertulliano e Agostino per citarne alcuni), quotidianamente vittima delle più terribili violenze e sfruttata come oggetto sessuale o ludico. No, non è uno scherzo o l’inizio di un pamphlet femminista novecentesco ma una rappresentazione purtroppo realistica del modo in cui la donna viene trattata ancora oggi.

Anche gli uomini hanno deciso di prendere la penna e denunciare la terribile situazione in cui la donna si trova a vivere nel XXI secolo e l’accademico Roberto Finzi (docente di storia economica, storia del pensiero economico e storia sociale a Bologna, Firenze, e Trieste) analizza con attenzione e dovizia di particolari la condizione nel suo poderoso testo Il maschio sgomento. Una postilla sulla questione femminile. Da dove iniziare? Dalla religione e da come i monoteismi hanno costruito la narrazione della donna sottomessa e schiava per affermarsi sulla scena del mondo occidentale: Cristianesimo, Giudaismo e Islam sono religioni declinate al maschile: Dio Padre, profeti e messia maschili, etc. raramente nella storia della religione appare una donna che sia stata in grado di elevarsi e alzare la voce contro il dominio maschile. L’archeologa linguista e femminista lituana-americana, Marija Gimbutas ha documentato la transizione da una società matriarcale e ginocratica a quella maschilista e patriarcale indoeuropea (vedi The Civilization of the Goddess, 1991). La sua ipotesi è nota come kurganica, dai kurgan (“sepolture”) ed è definita dall’autrice così:

The process of Indo-Europeanization was a cultural, not a physical, transformation. It must be understood as a military victory in terms of successfully imposing a new administrative system, language, and religion upon the indigenous groups

Finzi è molto chiaro sulle sue posizioni. L’uomo ha sempre visto con sospetto la posizione di superiorità della donna: ciò gli ha fatto provare un senso di sgomento e lo ha portato a voler tenere sotto controllo. Come scrive Boccaccio «una femina stancherebbe molti, dove molti uomini non possono una femina stancare». Scioccante (per usare un eufemismo) è la posizione di uno dei più importanti filosofi del Settecento in Scozia, Adam Smith, il quale invita a “un’ordinata repressione della legge” nei confronti della sessualità femminile.

Finzi non manca di rilevare come, nella Genesi, fu proprio Eva a dimostrare come la donna avesse una forte sete di conoscenza: il frutto rappresenta quella conoscenza a cui la donna anela e che il Dio biblico punisce bandendo i progenitori dall’Eden. Ancora una volta, l’autore non manca di dimostrare come fosse la donna a voler conoscere e non solo l’uomo.

Marija Gimbutas

Anche il cinema, recentemente, non ha mancato di dimostrare come la donna cerchi sempre di sfuggire a quello che Kant non esita a definire “stato di minorità”. Nel 2015 è uscito il film The Witch, un thriller/horror che si ambienta nel New England puritano. Non c’è bisogno di descrivere  la condizione nelle colonie puritane ma la protagonista, la giovane Thomasin, riesce a emanciparsi dalla struttura patriarcale della società grazie alla stregoneria. La strega è essa stessa uno dei simboli della crudeltà della cultura maschilista europea: quanto di più facile accusare donne anziane o spesso inermi di gettare il malocchio su intere comunità e di perseguitarle in nome di un versetto della Bibbia? (cf. Esodo 22, «Non lascerai che la strega viva»).

Come sta la donna oggi? Finzi rileva come l’ondata di femminicidi in Italia e nel mondo corrispondano al tentativo di ricostruire il rapporto uomo-donna: occorre che il maschio riveda le sue posizioni e che la donna rifletta all’importanza del suo ruolo sociale. La sfida non termina mai ed è giusto non dare delle vittorie per scontate e continuare a ribadire e affermare i proprio diritti. Finzi ha lanciato il dado: adesso è necessario giocare la partita.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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