Music & Poetry – “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, e per fortuna c’è ancora

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TOO YOUNG TO VOTE

BUT NOT TO DIE;

TOO YOUNG TO LOVE

BUT TOO OLD TO CRY

Basterebbero questi versi (incisi su uno Zippo) a riassumere C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones.

Quando Francesco Migliacci e Mauro Lusini scrissero per lui questa canzone, Gianni Morandi era già un idolo nazionale e icona della musica leggera per eccellenza. Il repertorio era quello classico del melodico tradizionale, fatto di una miriade di ragazze stupende, estati da sogno e cuori infranti che battevano per ripararsi. Qualcosa, però, stava accadendo, da qualche parte nel mondo, più precisamente in uno stato del sud-est asiatico conosciuto col nome di Vietnam. Il Gianni Nazionale colse il messaggio, capì che un artista nella sua posizione non solo poteva, ma anzi aveva l’obbligo morale di dire qualcosa. «Quando sai fare quello che so fare io e non lo fai, se poi succedono cose brutte, succedono per causa tua», dice un certo Peter Parker alias Spiderman.

E se c’è una cosa che Gianni Morandi ha sempre saputo fare, è proprio quella di farsi ascoltare. Così, quando gli si presentò il brano, non ebbe dubbi sul da farsi. Andò contro la casa discografica, andò contro la RAI, la quale suggerì la penosa idea di sostituire Vietnam e Vietcong con Corfù e Cefalù (per non risultare troppo anti-America) e, ovviamente, andò contro la comodità. Perché sì, sarebbe stato comodo continuare a cantare di sottovesti sfiorate e di auto che sfrecciavano verso una bimba. Sarebbe stato comodo, decisamente. Solo che non sempre “comodo”, combacia con “giusto”. Quasi mai, a dire il vero.

C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones

E allora, Morandi cantò questa canzone, che parla di un ragazzo qualunque, un ragazzo come tanti, un ragazzo come te. Amava i Beatles, amava i Rolling Stones. Amava le ragazze e chissà quante altre cose.

C’è sempre qualcosa che si rompe, qualcosa che si porta via ogni piccola cosa che amiamo. Il mondo, il nostro mondo (e non si parla della Terra) non ti lascia niente, che tu abbia la più insanabile sete di potere o  solo il desiderio di avere un piccolo spazio indefinito dove vivere in pace; si porta via la vita a piccole dosi e lo fa con tutti: dai puttanieri della domenica a quelli che aspetterebbero cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese, per la donna di una vita. Siamo tutti al riparo da una tempesta che abbiamo scatenato noi e che continuiamo ad alimentare. Tutti sotto al portico del diavolo, a testa bassa per non incrociare gli sguardi, per non avere le certezza che siamo davvero brutti come ci sentiamo.

Gianni Morandi

E da qualche parte, oltre il suono della musica, oltre Help e Yesterday, c’è ancora quel suono, quel Ta-ta Ta-ta. E non smette. Forse non smetterà mai. Continueranno sempre ad esserci chitarre riposte in soffitta e medaglie appuntate sul petto.

E, forse, un po’ egoisticamente, non puoi fare altro che sperare di non fare la fine di quel ragazzo, quel ragazzo che come te amava i Beatles e i Rolling Stones.


C’era un ragazzo
che come me
amava i Beatles
e i Rolling Stones

girava il mondo,
veniva da
gli Stati Uniti d’America.

Non era bello
ma accanto a sé
aveva mille donne se
cantava “Help” e “Ticket to ride”
o “Lady Jane” o “Yesterday”.

Cantava “Viva la libertà”
ma ricevette una lettera,
la sua chitarra mi regalò
fu richiamato in America.

Stop! coi Rolling Stones!
Stop! coi Beatles. Stop!
Gli han detto vai nel Vietnam
e spara ai Vietcong…

C’era un ragazzo
che come me
amava i Beatles
e i Rolling Stones

girava il mondo,
ma poi finì
a far la guerra nel Vietnam.

Capelli lunghi non porta più,
non suona la chitarra ma
uno strumento che sempre dà
la stessa nota ratatata.

Non ha più amici, non ha più fans,
vede la gente cadere giù:
nel suo paese non tornerà
adesso è morto nel Vietnam.

Stop! coi Rolling Stones!
Stop coi Beatles. Stop!
Nel petto un cuore più non ha
ma due medaglie o tre…

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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