Le “Lezioni americane” di Italo Calvino: le specificità della letteratura

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Lezioni americane
Six memos for the next millenium

È il 6 settembre 1985 e Italo Calvino si trova nella sua casa a Roccamare, in provincia di Grosseto, quando viene colpito da un ictus. Nonostante il tempestivo ricovero e l’operazione, muore tra il 18 e il 19 settembre. La sua morte, improvvisa quanto prematura, lascia sulla sua scrivania scritti e opere che usciranno postumi e nella sua mente, perduti per sempre, testi potenzialmente innovativi e sperimentali quanto i precedenti. Tra le opere rimaste sulla sua scrivania, vi è il dattiloscritto contenente Six memos for the next millenium, ovvero i testi di cinque delle sei conferenze che Italo Calvino era stato invitato a tenere all’Università di Harvard durante l’anno accademico 1985-1986, pubblicate poi col titolo Lezioni americane.

Dal momento che la scelta dei temi da trattare era libera, lo scrittore decise di concentrarsi su quelli che secondo lui erano i valori della letteratura e di analizzarli nell’ottica del nuovo millennio. Calvino individua le qualità della letteratura in leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Queste sono le cinque lezioni da considerarsi concluse, almeno nel contenuto, mentre della sesta, che avrebbe trattato il tema della consistenza, si sa solo il titolo e che si sarebbe concentrata su Bartleby lo scrivano di Herman Melville.

Lezioni americane

Il progetto originario dello scrittore prevedeva però un numero di saggi superiore a quello richiesto dall’Università di Harvard e arrivava a contenere otto scritti. Dell’ottavo, intitolato Sul cominciare e sul finire, sono restati solo degli appunti e nessun testo in forma definitiva.

La prima edizione delle Lezioni americane – titolo deciso dalla figlia di Calvino e che deriva dal modo in cui Pietro Citati era solito chiamare i testi a cui l’amico stava lavorando – esce nel maggio del 1988 per Garzanti con una nota introduttiva di Esther Calvino. Al suo interno sono raccolte le cinque lezioni concluse e gli appunti dell’ottava.

Durante tutta la sua esistenza, Calvino ha sempre riflettuto sul ruolo della letteratura e su ciò che essa è in grado di donare. Nel saggio Il midollo del leone scrive:

Le cose che la letteratura può ricercare e insegnare sono poche ma insostituibili: il modo di guardare il prossimo e se stessi, di porre in relazione fatti personali e fatti generali, di attribuire valore a piccole cose o a grandi, di considerare i propri limiti e vizi e gli altrui, di trovare le proporzioni della vita, e il posto dell’amore in essa, e la sua forza e il suo ritmo, e il posto della morte, e il modo di pensarci o non pensarci: la letteratura può insegnare la durezza, la pietà, la tristezza, l’ironia, l’umorismo, e tante di queste cose necessarie e difficili.

Ma mentre la letteratura ci insegna tutto questo, Calvino nelle Lezioni Americane ci spiega il modo in cui ce lo insegna, ovvero quelle specificità o qualità di cui essa si serve per comunicare con noi.

All’interno di questi saggi egli, partendo dalle specificità precedentemente individuate, riporta esempi provenienti dalle opere proprie e altrui con l’obiettivo di esemplificare ciò che è in apparenza solo teorico. Cerca, in sostanza, di spiegare tramite esempi concreti quelli che sono, secondo lui, i principi su cui basare la letteratura del futuro, dove – e Calvino l’aveva già intuito allora – l’immaginazione sarà sovrastata da una quantità sempre maggiore di immagini, dove non ci sarà il tempo per leggere e ancora meno per scrivere, dove l’esattezza sarà offuscata da un linguaggio sempre più povero e la letteratura farà sempre più fatica a rendere quel molteplice che caratterizza il mondo e l’esistenza umana.

La tomba di Italo Calvino

Calvino ha compreso prima del tempo quali sarebbero stati gli scogli da affrontare per chiunque avesse deciso di intraprendere il mestiere dello scrittore e ha provato, riuscendoci egregiamente, a dare delle soluzioni, a spiegare dove era arrivata la letteratura al suo tempo, che cosa era stato fatto e che cosa ancora restava da fare, affinché gli scrittori futuri potessero avere chiaro fin da subito da dove partire.

Ma lo scrittore è morto poco prima di poterci dire molto di più riguardo questi memos, prima di portare a termine questa breve storia della scrittura e della letteratura mondiale.

Ciò che resta di lui è conservato in una tomba bianca, costituita da una lastra di marmo liscia su cui è inciso il suo nome e sulla quale qualcuno lascia ogni tanto una rosa o dei sassolini come segno del proprio passaggio. Non è una tomba monumentale e scenografica: se non si sa che Calvino è sepolto lì, al cimitero di Castiglione della Pescaia, nemmeno la si nota. Ma per chi la trova e alza lo sguardo dal bianco della tomba e guarda oltre il verde del cespuglio di rosmarino che la circonda, c’è il blu del mare e l’azzurro del cielo e Calvino è lì, seduto a cavalcioni sul muro che osserva, leggero, i suoi visitatori.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. giuliana banco dice

    la cultura è l’aria che si respira nella propria casa e nella propria famiglia dal primo momento di vita. . . . ..tutto il resto
    sono aggiunte , apposizioni conquiste personali che qualcuno riesce a trasferire ad istillare a far rivivere . . . altrimenti
    è solo una parola che spaventa i più.

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