Giovani italiani al primo posto tra i Neet: perchè non si danno da fare?

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Bamboccioni, schizzinosi, viziati o addirittura choosy e chi più ne ha più ne metta. Secondo i dati di Eurostat, nel 2017 il 25,7% dei giovani italiani tra i diciotto e i venticinque anni non studia e non lavora, era cioè Neet. Come mai? Si tratta di figli di papà? Viziati? Sfaticati? Impossibilitati? Le domande sono tante ma spesso le risposte sono sempre le più scontate e finiscono a rifarsi ai luoghi comuni.

Lo scontro fra generazioni è un fatto storico che esiste fin dall’antichità e che mai cesserà di esistere, trattandosi un fenomeno scandito da leggi naturali. Come in un circolo vizioso senza via d’uscita, i giovani per natura diranno sempre che se vivono in una situazione precaria è per  colpa della generazione precedente, mentre a loro volta gli adulti incolperanno chi li ha preceduti oppure i ragazzi stessi perché «ai miei tempi andava diversamente». Entrando nell’ottica attuale si capisce come i Millennials stiano vivendo una situazione precaria non solo a livello lavorativo ed economico ma anche su un piano sociale. I figli della X Generation crescono all’insegna del benessere, senza lo spirito del sacrifico perché nella maggior parte dei casi anche i loro genitori non sono stati sottoposti a sforzi estremi.

Molti cinquantenni di oggi sono nati in pieno boom economico e, anche se erano tempi duri, non hanno avuto le difficoltà dei loro genitori e dei loro nonni figli della guerra. Erano i figli del «a letto dopo Carosello» erano quelli che a differenza dei loro genitori frequentavano le scuole e non solo imparavano un mestiere ma diventavano dei professionisti in svariati settori. La società cambiava e cambiava anche il modo di viverla e il diktat più gettonato dei tempi era quello di non dover fare i sacrifici dei propri genitori. I loro figli così per riflesso condizionato sono stati educati  con una situazione di perenne benessere e quella che hanno cresciuto ed educato è una lazy generation: una generazione abituata ad avere tutto e subito senza il minimo sforzo.

Quello che fa riflettere è che l’Italia guida la classifica dei Neet, il che significa che nel Bel Paese il trand negativo è presente. Nel momento in cui il mercato dovesse riprendersi dalla situazione attuale di crisi offrirebbe posti che probabilmente non rispetterebbero i requisiti dei giovani, che nel frattempo non sono riusciti a qualificarsi adeguatamente, con il proseguimento degli studi e il conseguimento della laurea.c’è e continuerà ad esserci.

Il fenomeno dei Neet non deve essere sottovalutato ma combattuto o meglio ancora risolto all’italiana, con un compromesso; i governi dovrebbero tornare ad investire sul lavoro in maniera seria e dignitosa offrendo solide garanzie ai giovani lavoratori. Questi ultimi, dal canto loro, non sarebbero più choosy né svogliati ma forse risulterebbero maggiormente motivati e propensi all’attività professionale. Se poi oltre ad una riforma del lavoro ce ne fosse anche una scolastica e culturale, i Neet potrebbero arrivare a essere solo un ricordo.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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