@whos____who: l’arte contemporanea in bilico tra citazione e copia

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@whos____who è il profilo Instagram che smaschera copie, citazioni illustri e similitudini nell’arte contemporanea. L’account è nato nel 2016, sulla scia del rinomato @dietprada che domina nel mondo della moda. Il concetto è lo stesso: due o più opere molto simili, una di fianco all’altra, dell’artista nell’hastag. Davanti al presunto plagio, una domanda sorge spontanea: chi ha copiato chi? Il titolare dell’account non svela altro: nessuna data di creazione, nessuna menzione all’originale. Ai numerosi  seguaci è affidato l’arduo compito di giudicare e in un susseguirsi di commenti la sentenza finale investe gli usurpatori.

@whos____who
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Il dibattito e la discussione sulle questioni di appropriazione e furto di idee nell’arte, si presenta sotto ogni post in modo diverso, a seconda delle opere in questione. I confronti spaziano dal primo post, in cui  un ritratto dal volto blu di un uomo dell’artista Tyson Reeder  si contrappone a quello di Nicole Eisenman, al recente confronto di uno dei cocomeri di Josh Smith con un dipinto simile di Mose Tolliver, artista morto nel 2006. Il fortunato post ha portato all’attenzione  @whos____who, nato un po’ in sordina, ma capace di cavalcare l’onda. Infatti, l’ormai chiacchieratissimo post viene pubblicato mentre l’artista newyorchese è in mostra alla Galleria Eva Presenhuber, scatenando appassionati, stampa e critica. L’account diventa virale e la discussione si infiamma sull’ormai inflazionato plagio nell’arte. Ma si può davvero ancora parlare di plagio? Il concetto di copia si può davvero applicare all’arte libera e senza regole del mondo contemporaneo? In un mondo dove le immagini dominano e circolano alla velocità della luce, quale può essere il confine tra copia e citazione?

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@whos____who confronta il lavoro di diversi artisti, molti dei quali non possono essere facilmente distinti l’uno dall’altro, senza mai emettere un giudizio, ma al puro scopo di creare una discussione attiva sulla nuova frontiera dell’arte, dove ormai anche il concetto stesso di originale è stato da tempo sdoganato. Più dell’invenzione dell’opera, dell’appropriazione e del relativo plagio, al proprietario dell’account, interessa capire come le opere siano legate tra loro, e come certe immagini diventino tanto potenti da essere assimilate dalla nostra mente e rielaborate come un concetto nuovo. Non mancano nemmeno le citazioni dichiarate, quelle in cui il genio di una creazione viene colto e reinterpretato consapevolmente. Untitled (2007) di Maurizio Cattelan è la citazione illustre dell’Angel Series di Francesca Woodman. L’attenzione è posta anche su certe tendenze nell’arte, una sorta di moda, che investe gli artisti che appendono accappatoi o creano spazzole con ciocche di cappelli al posto delle setole, creando opere simili in contesti diversi, che hanno un senso se viste in parallelo. La stagione degli oggetti d’uso comune entrati in serie nei musei, è un concetto inaugurato già dai ready made di Duchamp e ormai diventato un’abitudine. I post, per alcuni minatori, più che accuse diventano motivo di discussione, l’occasione per interrogarsi sul modo stesso di fare ed intendere il momento creativo. Il potere evocativo dell’immagine viene usato per porre interrogativi ed accendere riflessioni, in un contesto in cui l’esistenza stessa di copie viene data per assodata. Le copie nella storia dell’arte sono sempre esistite, ed ormai investono numerosi campi, eppure il plagio ancora scandalizza in una società dove di autentico c’è poco. Al di là dell’appropriazione  di creazioni altrui, quella che si vede è un arte che si pone le stesse domande ed arriva forse a medesime soluzioni, senza riuscire ad andare oltre. Un’arte contemporanea piegata alle esigenze delle gallerie e del buon mercato, dove forse conta più quello che è capace di attirare in fatto di pubblico ed incassi che ciò che vuole comunicare. Assistiamo forse anche ad una certa omologazione di contenuti, un gusto generalizzato che ci porta a preferire cose declinate in modo diverso, ma sempre uguali a se stesse, invece di altre che non hanno nulla in comune con il nostro gusto.L’imitazione creativa è, infatti, un imperativo del mercato.

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Nella società del copyright, dove non si è padroni nemmeno delle immagini dei propri profili, e peggio ancora dei propri dati, venduti al miglior offerente, la copia nell’arte scandalizza ancora. Il confine tra plagio e citazione è sempre più precario e forse la cultura moderna ha ridefinito i concetti stessi di quelli che sembrano ora solo paroloni. Il diritto d’autore ha una precaria esistenza da tempo ormai e si potrebbe dire che la fortuna di molte opere è stato il plagio stesso.  @whos____who è un prodotto social ben strutturato , che ha saputo cogliere pienamente i temi contemporanei e i recenti risvolti dell’arte. In fondo, anche l’idea ispiratrice dell’account non è nuova, ma una citazione illustre del riuscito Diet PRADA, del quale si prepara ad imitare il successo.

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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