Meryl Streep: il mito non veste Prada

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È mai esistito il cinema senza Meryl  Streep?

Meryl Streep: il mito non veste Prada
Meryl Streep

Pare impossibile, perché il suo profilo asimmetrico e il tono di voce leggermente stridulo hanno scandito una carriera lunga e in evoluzione e, di conseguenza, diversi decenni del mondo cinematografico. Mary Louise Streep, figlia di genitori “melting pot”, nasce a Summit il 22 giugno del 1949 e cresce a Bernardsville, entrambe cittadine del New Jersey. Studia al Vassar College, che le rilascia uno dei Bachelor of Arts  più quotati del paese.

La sua serietà e determinazione traspaiono fin dalle sue prime apparizioni e l’aiutano a non abbattersi dopo il rifiuto di Dino De Laurentis, a cui si era proposta per King Kong.

Si trattava solo di aspettare l’occasione giusta, occasione che arriva nel 1977, quando il regista Michael Cimino la chiama per affiancare Robert De Niro nel film Il cacciatore: il film è un successo e la Streep si guadagna la candidatura agli Oscar come Migliore attrice non protagonista. Dopo soli due anni, arriva il primo ruolo drammatico: quello di Joanna, moglie di Ted (Dustin Hoffman), nel film Kramer contro Kramer. La lotta tra i coniugi per l’affidamento del piccolo Bill rivela i retroscena drammatici di ogni  divorzio e il duro prezzo pagato dai figli. Meryl Streep diventa un nome che significa qualcosa a Hollywood: eppure Katharine Hepburn la stronca, affermando che «non è niente di speciale».
I modelli di donna proposti dalle due attrici sono però molto diversi: la Streep non avrebbe accettato di vivere nell’ombra la storia d’amore con Spencer Tracy, inoltre lei sentimentalmente parlando è pochissimo “chiacchierata”,  mentre la Hepburn sfidò il perbenismo di Hollywod.

Meryl Streep: il mito non veste Prada
Kramer contro Kramer (1979)

Kramer contro Kramer porta il primo Oscar a Meryl (Miglior attrice non protagonista nell’80), che ne vincerà poi altri due (Miglior attrice protagonista nell’83 per La scelta di Sophie e nel 2012 per The Iron Lady), tanto da divenire col tempo la Signora delle Nomination grazie alle diciannove segnalazioni ai Golden Globe, un record a tutt’oggi imbattuto. Dopo questo film, la Streep si concede il privilegio di scegliere sceneggiature con ruoli femminili introspettivi, come nel La donna del tenente francese con Jeremy Irons e La scelta di Sophie di Alan Pakula del 1982. Al personaggio di Sophie presta il pathos giusto per narrare i segreti che la ragazza, una polacca sopravvissuta ai campi di sterminio, nasconde: aver appoggiato il padre, ebreo ma antisemita, e aver salvato dalla morte il figlio, sacrificando la femmina. Un film che affronta le difficili scelte che capita di dover compiere nella vita e le loro conseguenze devastanti.

Ritrova Robert De Niro sul set di Innamorarsi, che le vale un premio italiano, il David di Donatello nel 1984. Gli anni ’80 si chiudono con un film che parla ancora una volta di donne tormentate: Un grido nella notte del 1989, la storia di una madre accusata di aver ucciso la figlia. Diversi anni dopo, Grace Gummer, figlia della Streep e attrice a sua volta, ricorderà come la madre su quel set l’abbracciasse con grande intensità dopo le riprese.

Meryl Streep: il mito non veste Prada
Con Goldie Hawn ne La morte ti fa bella (1992)

Accanto alla recitazione, che con orgoglio chiama  “il mio lavoro”,  Meyl svolge anche l’attività di doppiatrice, lettrice di audio libri e narratrice per biblioteche e centri di cultura, in base al motto “facciamo quello che possiamo per la comunità”.
Convinta assertrice dell’emancipazione femminile, interpreterà Emmeline Pankhurst nel film Suffragette (2015) e promuove iniziative benefiche importanti quale la raccolta fondi che farà nel 2010 per Haiti, colpita da un  terribile sisma.

Proseguendo il viaggio nella carriera della Streep, il decennio ’80-’90 la vede compiere scelte  eclettiche e si possono citare Cartoline dall’Inferno, La morte ti fa bella, ma soprattutto un personaggio romantico, che resta nel cuore: quello di Francesca, detta Frannie, nel film I ponti di Madison County diretto e interpretato da Clint Eastwood. Tratto dall’omonimo libro di Robert James Waller, delinea una donna che vive una passione extraconiugale in modo quasi pulito, affidandone il ricordo alle pagine del diario.

La Streep ora potrebbe rallentare, non è giovanissima e glielo fanno notare, scartandola per il ruolo di Evita Peron, per il quale viene preferita la più giovane Madonna. Invece non si ferma e gira nel 2003 The Manchurian Candidate di Jonathan Demme, thriller fantapolitico e semidistopico in cui impersona una madre castrante.

Meryl Streep: il mito non veste Prada
Con Uma Thurman in Prime (2005)

Che legami ci sono con i musical che girerà in seguito, facendo il verso a certi film hollywoodiani? Nessuno e infatti prima aggiunge un personaggio alla sua galleria indossando i panni della perfida Miranda Priestly, direttrice della rivista di moda Runaway, nel celeberrimo film Il diavolo veste Prada del 2006. La storia indaga un ambiente di lavoro da incubo che affossa qualunque vita privata: potrebbe essere un ottimo film sul precariato, ma non in America. Nel cast brillano Anne Hathaway, un eccezionale Stanley Tucci e la promettente Emily Blunt.

La voglia di musical non può aspettare e gira Mamma mia, storia basata sulle musiche degli Abba: un grande successo di pubblico con la colonna sonora in testa alle classifiche per settimane, ma le critiche sono alquanto negative.

Per niente sconfortata, esplora ancora le vite di donne comuni, ma di talento. Lo fa nel film Julia Child del 2009, su una famosa cuoca americana, ed in seguito prestando volto e voce a Florence, cantante stonata e di successo, il film è del 2015.

Meryl Streep: il mito non veste Prada
The Iron Lady (2011)

Meryl Streep spazia dai ruoli leggeri a quelli impegnativi districandosi con abilità, ma compie pure imprese impossibili. Una in particolare, essendo sempre stata lei di convinzioni liberal e progressiste, è l’interpretazione del primo ministro conservatore Margareth Thatcher nel film The Iron Lady del 2011. Questa pellicola le regala un terzo Oscar e le farà dire successivamente: «Scavando nel personaggio della Thatcher ho scoperto la conservatrice che è in me!».

Forte di una popolarità consolidata, all’ultimo Festival di Cannes ha tenuto una sorta di orazione civile a favore degli immigrati, ma non dimenticando i dettagli. Violando la regola non scritta che impone alle attrici mature vestiti accollati e capelli raccolti, esibisce un vestito scollato a dovere. Non un modello Prada, come avrebbe consigliato Miranda, uno meno appariscente. Intonato al sorriso di chi ha chiaro dove vuole arrivare.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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