Luigi Ghirri alla Triennale: il tempo dell’attesa si riempie di poesia

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Marina di Ravenna – Luigi Ghirri

In occasione della Milano Arch Week (23-27 maggio) La Triennale ha visto l’inaugurazione della mostra Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura, a cura di Michele Nastasi, che ha deciso di offrire una presentazione inedita del fotografo emiliano, esplorando lo stretto legame della sua opera con il mondo dell’architettura. L’esposizione, proposta in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea, è articolata in sette sezioni e conta oltre 300 pannelli, tra stampe originali e immagini proiettate, appartenenti all’archivio della rivista Lotus International, della Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e della stessa Triennale. Ad esse si aggiunge una selezione di pubblicazioni e di altri materiali, al fine di sottolineare la stretta connessione dell’artista con il mondo dell’editoria.

Uno scorcio dell’esposizione alla Triennale

Luigi Ghirri nella sua ricerca ha privilegiato senza dubbio l’architettura e il paesaggio; non per niente viene ricordato per aver coinvolto negli anni ’80 altri reporter in imprese collettive da cui nacquero delle pietre miliari della fotografia del paesaggio italiano. Tra queste ha avuto un ruolo fondamentale Viaggio in Italia (1984),  da lui ideato insieme a Gianni Leone ed Enzo Velati, vero e proprio manifesto non ufficiale della scuola di paesaggio italiana sviluppatasi in quegli anni. Si tratta di un libro che raccoglie immagini di molti autori sia italiani che stranieri, come Olivo Barbieri, Gabriele Basilico e Vittore Fossati.

Il suo interesse per i paesaggi architettonici viene alimentato da Aldo Rossi e Vittorio Savi e cresce in maniera esponenziale grazie alla collaborazione con la rivista Lotus international dal 1983. Così Ghirri regala al mondo dell’architettura degli occhi nuovi, un modo innovativo di guardare il mondo, capace di comprendere il progetto in relazione agli aspetti contraddittori tipici dei paesaggi contemporanei. Il tutto con una cifra personale molto netta: i suoi scatti sono riconoscibili per il loro essere sospesi e non realistici, quasi metafisici, spesso mancanti di figure umane ma mai privi dell’intervento umano sul paesaggio circostante.

Piazza Sordello a Mantova – Luigi Ghirri

I colori usati sono sempre delicati e non saturi, orfani di toni accesi e figli della pace che solo una visione amena può donare. I panorami sono semplici, schematici e scarni, quasi vuoti, ma sempre pieni di senso e di attesa, simili ad un quadro di Edward Hopper. Si animano di architetture sognanti e catturano un momento che non tornerà; gli scorci sono volutamente statici, ma sempre pieni di movimento e di vita. Il percorso proposto dalla Triennale racchiude bene questo mondo sospeso e guida lo spettatore grazie a scritte al neon che strizzano l’occhio a Mario Merz e si inseriscono alla perfezione tra le immagini dei monitor e quelle stampate, poste sulla sommità di parallelepipedi che sembrano quasi bianche lapidi innalzate alla memoria di uno dei protagonisti della fotografia contemporanea. Si approda così a delle istantanee fatte di calma e interesse per il particolare, di cura e attenzione per delle creature che prendono vita sulla pellicola dopo essere state concepite dalla raffinata mente del loro autore. La fretta è bandita dal mondo del fotografo, nel nome della pazienza e del saper cogliere il momento giusto che ripaghi dell’aver aspettato.

Su questo punto lo stesso Ghirri scriveva:

Tutto è diventato fotografabile, la gente non guarda più, il tempo del vedere è diventato quello dell’obiettivo fotografico, una pornografia dello sguardo, dove tutto è mostrato, ostentato e abusato.

Lasciamoci quindi il tempo di vedere l’attesa tramutarsi in arte!

Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura
a cura di Michele Nastasi
La Triennale di Milano
Dal 25 maggio al 28 agosto 2018

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

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