Niccolò Machiavelli: il primo scienziato politico d’Italia

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Cesare Borgia, il Valentino

Niccolò Machiavelli è unanimemente considerato come colui che, per primo, intese la politica come scienza. Egli si pone sullo stesso livello dei suoi contemporanei medici o scienziati che riuscivano a ricavare dall’esperienza e dalla riflessione le chiavi di lettura per interpretare gli eventi e prevederne il loro sviluppo. La sua intuizione lo porta a descrivere in modo più smaliziato i meccanismi politici: c’è distanza tra teoria e azione, tra ideale e reale, e colui che governa deve necessariamente disinteressarsi delle logiche della morale. La sua opera fu assolutamente innovativa, perché era la prima volta che qualcuno scriveva un trattato politico diverso da quelli che prevedeva la tradizione, ossia degli scritti che avevano la funzione di fornire la buona educazione del principe e formare la sua moralità al fine di evitare a tutti i costi la tirannia. La sua opera più importante, Il Principe, suscitò scandalo, ma Machiavelli era chiaramente intenzionato a sollevarlo: voleva dimostrare l’inutilità dei trattati educativi per i politici del tempo. Voleva inoltre dimostrare che la politica è una scienza, in quanto l’analisi storico-politica e l’esperienza viva permettono di riconoscere meccanismi che puntualmente l’uomo tende a ripetere nel corso della storia. Per questo Niccolò Machiavelli fu anche accusato di immoralità, motivata da un giudizio superficiale che non prendeva in considerazione la grandezza ideologica dello scrittore che aveva, dunque, per primo svincolato il discorso di politica da quello di morale.

Palazzo Vecchio

Machiavelli nasce a Firenze il 3 maggio 1469 e costruisce la sua formazione politica dopo aver lavorato per tanti anni come segretario della Repubblica fiorentina. Dopo la morte di Savonarola, lo scrittore entra definitivamente in politica come segretario generale della cancelleria. Subito dopo diventa funzionario di alto livello e occupò per circa quindici anni posizioni molto rilevanti all’interno della Repubblica. Dell’attività svolta in questi anni abbiamo documenti fondamentali: ad esempio, disponiamo dei resoconti della missione di Imola del 1502-03, occasione in cui conobbe il figlio di Alessandro VI Borgia, Cesare duca di Valentinois, detto Il Valentino. In questi anni scrisse  opere molto importanti come Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati o Dell’arte della guerra. Ad ogni modo, l’evento fondamentale che cambiò radicalmente la vita di Niccolò Machiavelli fu il ritorno dei Medici a Firenze nel 1512: lo scrittore-diplomatico viene immediatamente allontanato dal cuore della vita politica, in quanto membro fondamentale della Firenze repubblicana. Sospettato di essere coinvolto in una congiura viene carcerato e torturato. Interdetto da Palazzo Vecchio e inviso ai Medici, si ritira nel suo podere dell’Albergaccio, tra Firenze e San Casciano. Questo periodo, paradossalmente, fu estremamente proficuo per Niccolò Machiavelli, che scrisse qui Il Principe e Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Altro grande equivoco della sua vita: proprio in questa lontananza dalla vita politica, una tragedia per lui, viene esaltata la sua grandezza di scrittore e di osservatore della realtà politica. Intrattiene anche un importante scambio epistolare con Francesco Vettori, dove fornisce bellissime descrizioni sulla sua vita da esule:

Partitomi del bosco, io me ne vo ad una fonte, e di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori, comeTibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni, e quelli loro amori ricordomi de’ mia: godomi un pezzo in questo pensiero. Transferiscomi poi in sulla strada, nell’hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de’ paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d’huomini.

Niccolò Machiavelli

Viene riaccettato a Firenze solo grazie al cardinale Giulio De’ Medici, che gli propone l’incarico di storiografo ufficiale di Firenze, incarico ricoperto in precedenza da Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini. Morirà il 21 giugno 1527.

Alla base del pensiero di Niccolò Machiavelli c’era un forte materialismo che si opponeva alla cultura fiorentina a lui contemporanea. Egli si interessò della questione della lingua, di letteratura e di politica. Fu dunque un intellettuale a tutto campo, su cui però gravò il peso del giudizio affrettato: un rischio che corre solo chi è innovativo e intenzionato a sfidare la sua contemporaneità.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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