Giangiacomo Feltrinelli: l’editore borghese innamorato della Revolución

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«Aveva capito che non avrebbe cambiato il mondo con i libri, o l’avrebbe cambiato troppo lentamente». A parlare è Inge Feltrinelli, intervistata per il Corriere della Sera circa un anno fa. Una lunga intervista in cui riemerge prepotente l’ipotesi di delitto politico a proposito della morte del marito, noto imprenditore milanese.  Un’occasione per raccontare Giangiacomo Feltrinelli nelle vesti di uomo, editore e rivoluzionario.

Giangiacomo Feltrinelli

Giangiacomo Feltrinelli (Milano, 19 giugno 1926 – Segrate, 14 marzo 1972), di famiglia alto borghese, era nato in pieno ventennio fascista, all’indomani della svolta autoritaria proclamata dal Duce. Poco incline ad assecondare le prerogative sociali che gli derivavano dalle origini familiari, dopo l’8 settembre Feltrinelli si lasciò affascinare dalle speranze partigiane di creazione di un mondo nuovo decidendo di arruolarsi con le forze americane che stavano risalendo la Penisola, verso la libertà di quel 25 aprile.

L’aver vissuto un pezzo di Resistenza radicò in Giangiacomo, soprannominato affettuosamente “Giangi”, forti ideali rivoluzionari marxisti che avrebbero influenzato l’attività del rampollo milanese fin dall’immediato dopoguerra e che si sarebbero rivelati fatali quella notte di marzo del 1972. La storia del grande editore milanese di sinistra, finanziatore del PCI e amico di Fidel, è un racconto insolito, solo a tratti illuminato, a volte ambiguo, di quell’ambiguità congenita alla storia di un’Italia di piombo.

Una prima conseguenza di quella Resistenza tradita dagli assetti politici e sociali del dopoguerra italiano fu l’attività culturale di Feltrinelli, che a partire dagli anni Cinquanta, decise di impiegare parte delle ricchezze familiari per farsi mecenate intellettuale: nasceva la Giangiacomo Feltrinelli Editore, un progetto imprenditoriale con propositi d’avanguardia. Probabilmente ispirato dalla precedente attività di Einaudi, mosso da spirito giovane e curioso, Giangiacomo riuscì a slegare il suo progetto dai lacci troppo stretti di una linea marcatamente “rossa”, risultando aperto e lungimirante nelle scelte editoriali.

Giangiacomo e Inge Feltrinelli

L’attività culturale risultò fondamentale per il borghese, geniale editore, innamorato della rivoluzione. La sua passione per i libri lo portò a girare il mondo, finché la ricerca di opere da raccogliere e pubblicare si unì alla scoperta di nuovi modelli ideali di rivoluzione. Rimase affascinato dalle lotte boliviane di Ernesto Che Guevara, si innamorò della guerriglia, di Cuba, dell’alternativa comunista rinvigorita dallo spirito latino che sembrava tutt’altra cosa se accostata alla sclerosi sovietica. E fu così che forse con un po’ di ingenuità si convinse della necessità di importare quei modelli anche in Italia, quell’Italia di fine anni Sessanta che nella mente dell’editore si stava preparando ad una rinascita neofascista.

Giangiacomo Feltrinelli, ispirato dai venti del cambiamento sperimentati in sud America, fu in grado di far convergere le tendenze terzomondiste con il personale passato tra i monti della Resistenza. Ad un certo punto non si accontentò più di pubblicare libri, si convinse forse che la sua attività di editore non sarebbe bastata ad arginare neofascisti ed imperialisti. Voleva passare all’azione, voleva farsi militante, attivista, scuotere le coscienze dei comunisti italiani incapaci di farsi interpreti di istanze rivoluzionarie serie. In definitiva si persuase, soprattutto dopo i fatti di Piazza Fontana, che era giunto il momento di resistere alle derive autoritarie e a quella che ribattezzò “strategia della tensione” e che l’unico modo per farlo era lottare, organizzando gruppi armati di resistenza (i GAP, Gruppi di Azione Partigiana) per sventare il ritorno di quel fascismo vinto a prezzo di sangue nel 1945.

G. Feltrinelli e F. Castro

Le utopie rivoluzionarie e l’amore per il popolo portarono Giangiacomo Feltrinelli a sposare la causa armata. L’idea che l’unico modo per liberare l’Italia fosse di resistere armandosi accompagnò l’editore rivoluzionario fino a quella mattina di marzo in cui venne ritrovato folgorato ai piedi di un traliccio dell’alta tensione milanese. Una morte che ancora oggi solleva dubbi e perplessità all’interno di un’opinione pubblica divisa tra l’atto terroristico, l’incidente e l’omicidio politico.

Una vicenda strana, un protagonista bizzarro, un personaggio lungimirante e scomodo. Feltrinelli è stato tutto questo, sia che lo si ricordi come grande e geniale editore, sia che lo si ponga come antesignano del terrorismo italiano degli anni Settanta e Ottanta. Le sorti del milionario milanese innamorato della cultura e del popolo raccontano una storia ancora poco chiara, ingarbugliata, in cui realtà e memoria si confondono. La storia di un’Italia in cui l’ideale della Revolución finì per soccombere sotto l’inquietante peso del piombo.

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

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